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Valorizzazione della filiera italiana, tra «Textile Hubs» e «End of Waste»

La transizione ecologica del tessile si evolve rapidamente. Le politiche messe in campo sono numerose: dalle procedure EOW agli incentivi al Made in Italy, dal PNRR e i Textile Hubs fino alla Responsabilità Estesa del Produttore.

Rifiuti tessili

Nel contesto del nuovo Green Deal Europeo, il «Piano d’Azione per l’Economia Circolare per un’Europa più pulita e più competitiva» (Circular Economy Action Plan), adottato dalla Commissione Europea con la Comunicazione 11 marzo 2020, COM(2020) 98, ha previsto un pacchetto di riforme destinato a innovare il modo di produrre e consumare in Europa, verso la decarbonizzazione dell’economia, incentrato sul ciclo di vita dei sette principali prodotti industriali, quali l’elettronica e le telecomunicazioni, le batterie e i veicoli, gli imballaggi, la plastica, i prodotti tessili, le costruzioni e l’edilizia, i prodotti alimentari e l’acqua, partendo dalla progettazione eco-compatibile (cd «Ecodesign for Sustainable Products Regulation» – ESPR), fino alla prevenzione dei rifiuti, incentivando il recupero e il riciclaggio, per assicurare ai cittadini e consumatori europei prodotti sostenibili.

All’interno di tale quadro generale, la Commissione ha adottato la «Strategia dell’Ue per prodotti tessili sostenibili e circolari», con la Comunicazione 30 marzo 2022, COM(2022) 141, finalizzato a garantire entro il 2030 la circolarità dei prodotti tessili immessi sul mercato europeo, che rappresentano in Europa il quarto maggiore impatto negativo sull’ambiente e sui cambiamenti climatici e il terzo per l’uso dell’acqua e del suolo dalla prospettiva globale del ciclo di vita, a causa di tassi ridotti di utilizzo, riutilizzo, riparazione e riciclaggio.

L’obiettivo fissato dalla Commissione prevede che entro il 2030 i prodotti tessili immessi sul mercato dell’Ue siano durevoli e riciclabili, in gran parte costituiti da fibre riciclate, privi di sostanze pericolose e prodotti nel rispetto dei diritti sociali e dell’ambiente, offrendo ai consumatori prodotti tessili di elevata qualità a prezzi accessibili e con un’ampia disponibilità di servizi di riutilizzo e riparazione economicamente vantaggiosi, assicurando che i produttori si assumono la responsabilità dei prodotti tessili lungo l’intera catena del valore e l’intero ciclo di vita, compreso quando diventano rifiuti, favorendo un ecosistema tessile circolare profittevole e basato su capacità sufficienti di riciclaggio innovativo a ciclo chiuso, disincentivando e riducendo al minimo incenerimento e avvio in discarica degli scarti tessili.

 

Textile Hubs

L’Italia ha inserito gli obiettivi fissati dalla Strategia europea all’interno delle politiche e investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in particolare prevedendo tra le misure della Missione 2, dedicata alla «Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica», Componente 1, «Agricoltura sostenibile ed Economia Circolare» (M2C1), di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’Investimento 1.2 a favore dei cd «Progetti faro di Economia Circolare», per un maggiore e migliore riciclo di rifiuti elettronici, carta, cartone, plastica e tessili, e nello specifico la Linea D, dedicata alla «Infrastrutturazione della raccolta delle frazioni di tessili pre-consumo e post consumo, ammodernamento dell’impiantistica e realizzazione di nuovi impianti di riciclo delle frazioni tessili in ottica sistemica» (cd «Textile Hubs»). L’impiantistica incentiva dal Pnrr è finalizzata alla raccolta e cernita operativa degli scarti tessili, al trattamento delle frazioni tessili e alla creazione di una rete capillare ed efficiente per la raccolta e il riutilizzo dei sottoprodotti derivati dal riciclo della frazione tessile.

 

End of Waste

Lo sviluppo di una solida filiera del recupero e riciclo degli scarti tessili si accompagna, parallelamente, all’innovazione e revisione della normativa di riferimento, in particolare attraverso l’anticipato recepimento, con il Dlgs n. 116 del 2020, della Direttiva Ue/2018/851 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, con l’introduzione in Italia a partire dal 1° gennaio 2022 dell’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili post consumo, nonché attraverso la definizione del regime del «End of Waste», con l’adozione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dello «Schema di Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuti tessili (cd EoW Tessili)», previsto anch’esso tra gli obiettivi del Pnrr.

 

Consultazione pubblica

Con la pubblicazione sul proprio portale istituzionale, il Mase ha avviato la prescritta campagna di consultazione pubblica sullo schema di Regolamento, a partire dal 20 dicembre 2023 e per trenta giorni, a favore di tutti i soggetti interessati, che potranno far pervenire, a mezzo Pec alla Direzione Generale e Economia Circolare (Ec) del dicastero ambientale, le proprie osservazioni e proposte di modifica o integrazione attraverso l’apposita scheda, unitamente all’eventuale documentazione di supporto.

La bozza di Regolamento, che individua i criteri specifici ai fini della cessazione della qualifica di rifiuto degli scarti tessili, ai sensi dell’articolo 184-ter del Dlgs n. 152 del 2006, si compone di 8 articoli, corredati da 3 Allegati, e disciplina i flussi di rifiuti interessati costituiti da indumenti, accessori di abbigliamento, scarti e altri manufatti tessili non pericolosi provenienti da cicli di pre-consumo o post-consumo, individuati secondo i Codici EER indicati dall’Allegato 1, nonché i criteri di conformità ai fini della cessazione della qualifica di rifiuto, gli scopi specifici di utilizzabilità, la cui esatta individuazione è ancora aperta alle indicazioni e suggerimenti degli operatori del settore, e, infine, gli obblighi documentali.

 

Responsabilità estesa

Lo schema si basa sulla responsabilità del produttore del rifiuto destinato alla produzione di fibre tessili recuperate e materiale tessile fibroso recuperato, ai fini della corretta attribuzione dei Codici dei rifiuti e delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti, nonché della compilazione del Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR), dettando le modalità di registrazione e campionamento dei materiali, secondo la norma UNI 10802.

Come già previsto per le altre filiere di recupero e riciclo, è prevista l’adozione di un sistema di gestione per la dimostrazione del rispetto dei criteri End of Waste, compreso il controllo di qualità e l’automonitoraggio, anche in vista del monitoraggio da parte del Mase, entro 24 mesi dall’entrata in vigore delle regole, circa il funzionamento, l’efficacia e l’eventuale necessità di revisione dei criteri specifici. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore del Regolamento definitivo, i produttori dovranno provvedere all’aggiornamento delle rispettive comunicazioni o Autorizzazioni ambientali precedenti.

 

Allegati

Come evidenziato, l’Allegato 1 individua i rifiuti tessili ammissibili, le verifiche sugli scarti in ingresso per l’avvio alla produzione di fibre tessili recuperate, oltre ai processi di trattamento e recupero consentiti, che prevedono trattamento come la cernita, la selezione per composizione fibrosa, struttura e colore e la sfilacciatura, nonché l’igienizzazione finale, se necessaria, che consentano il rispetto dei criteri specifici previsti, oltre a una fase di verifica di conformità delle fibre tessili recuperate e del materiale tessile fibroso recuperato, fissando appositi requisiti di qualità, caratteristiche e proprietà delle fibre, pre e post consumo, compreso il rispetto delle normative europee sugli inquinanti persistenti (POP) e le sostanze chimiche (REACH).

L’Allegato 2, ancora non definito, dovrà individuare gli scopi specifici per i quali saranno utilizzabili le fibre e i materiali fibrosi recuperati, mentre l’Allegato 3 prevede il modello di Dichiarazione di Conformità (DDC) prevista a carico dei produttori delle fibre tessili recuperate e del materiali fibrosi recuperati.

 

Incentivi Made in Italy

Sempre nell’ottica della promozione e valorizzazione della filiera tessile italiana, sulla Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 2023, n. 300 è stata, inoltre, pubblicata la Legge 27 dicembre 2023, n. 206, recante «Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy», che adotta specifici meccanismi di incentivazione e sostegno degli investimenti produttivi relativi alle fibre tessili naturali e riciclate e per la transizione verde del distretto industriale della moda italiana.

In particolare, l’articolo 10 è dedicato alla «Valorizzazione della filiera delle fibre tessili naturali e provenienti da processi da riciclo», prevedendo l’adozione da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) di un meccanismo di incentivazione degli investimenti nazionali, specie in ricerca, sperimentazione, certificazione e innovazione dei processi produttivi della filiera della trasformazione di fibre tessili di origine naturale e da riciclo dei rifiuti tessili o della concia della pelle, con particolare attenzione alla certificazione della sostenibilità per l’intero ciclo di vita dei prodotti, a favore di riciclo, riutilizzo, produzione biologia e ridotto impatto ambientale. Per l’anno 2024 la misura prevede lo stanziamento di risorse pari a 15 milioni di euro, demandando al Mimit l’individuazione delle modalità di selezione delle imprese beneficiare, le modalità di attuazione e la scelta del soggetto attuatore.

Il successivo articolo 11 prevede «Misure per la transizione verde e digitale nella moda» con incentivi pari a 5 milioni per l’anno 2023 e altri 10 milioni per l’anno 2024 a favore degli investimenti nazionali nel settore del tessile, della moda e degli accessori, tenendo conto degli obiettivi fissati dalla Strategia Europea sui prodotti tessili sostenibili e circolari, basata sulla responsabilità estesa del produttore (EPR), per favorire la transizione energetica ed ecologica della filiera produttiva. La misura affida ancora una volta al Mimit, con apposito decreto, il compito di individuare le imprese beneficiare e le modalità di attuazione, sempre nel rispetto della normativa sugli aiuti di stato.

di Mauro Calabrese | Sole24ore Professionale