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Divide et impera

In Europa l’innalzamento degli standard ambientali è motore involontario dell'illegalità nelle filiere circolari, e in alcuni settori chi delinque riesce a governare il mercato grazie alla frammentazione di regole e controlli. Le cose però stanno cambiando: la riforma delle Dogane UE è alle porte, e il coordinamento europeo OLAF ha dato un giro di vite nello smantellamento dei traffici illeciti. Leggi il commento di Giuliano Maddalena, Direttore di SAFE-Hub delle Economie Circolari.

L’antica formula di potere divide et impera non funziona solo dall’alto al basso (governante vs governati) ma anche dal basso verso l’alto (governati vs legge e controlli). L’ultimo rapporto di UNODC sui crimini ambientali mostra che in Europa le prescrizioni di circolarità sono motore involontario di comportamenti illegali. Nella misura in cui lo standard diventa impegnativo, vincono sul mercato quelli che dello standard se ne infischiano. E in uno spazio comune e senza frontiere come quello europeo, ciò è possibile grazie alla frammentazione di regole, classificazioni e, soprattutto, controlli.

Se spedire all’Africa rifiuti impropriamente dichiarati dal porto di Livorno è diventato un problema mi sposto a quello di Genova, e se anche lì risulta difficile sposto l’impianto vicino al porto di Trieste. L’Agenzia nazionale delle dogane mangia la foglia? Allora trasporto i rifiuti su gomma al porto di Amsterdam, che prospera per i minori controlli, o a quello di Varna dove forse i doganieri sono più amichevoli. È ovvio che così l’Economia Circolare non può funzionare. E non possono funzionare i sistemi all actors, dove ogni Comune o singolo distributore vincolato alla raccolta può scegliere tra le filiere controllate gestite dai consorzi di produttori e filiere autonome che grazie ai minori controlli e in virtù dei loro illeciti risparmi possono avanzare le offerte più allettanti.

Lo schema all actors è la soluzione giusta per far lavorare il libero mercato e sfavorire cartelli o monopoli che danneggerebbero l’interesse collettivo. Ma per non far vincere il selvaggio sul regolamentato, è indispensabile l’enforcement, non solo formale, delle prescrizioni normative.

L’Europa ha compreso perfettamente il problema e sta lavorando attivamente all’armonizzazione dei codici, alla comunicazione di dati e registri tra le autorità di controllo degli stati membri, alla costruzione di piattaforme comuni ed interoperabili e, cosa più importante di tutte, al coordinamento tra forze dell’ordine e dogane di tutta l’Unione. La grande svolta arriverà con la riforma europea delle Dogane, che porterà progressivamente tutti i flussi transfrontalieri alla supervisione di un’unica autorità doganale comunitaria. L’EU Customs Authority, denominata con l’acronimo EUCA, avrà sede a Lille, in Francia, e avrà quasi 300 dipendenti.  Sarà questa autorità a gestire i dati e informazioni del nuovo EU Customs Data Hub, il quale tramite machine learning, AI e intervento umano fornirà una visione a 360 gradi di filiere e movimenti transfrontalieri delle merci (rimpiazzando gli strumenti IT delle dogane nazionali, con un risparmio complessivo di circa due miliardi di euro l’anno in costi operativi). Parlamento e Consiglio UE hanno raggiunto lo scorso 26 marzo un accordo politico sul testo della riforma, quindi l’adozione non dovrebbe tardare.

Uno degli strumenti chiave di cui gli Stati membri già dispongono per non farsi trovare divisi di fronte alla delinquenza ambientale ha il tipico nome di un vichingo: OLAF (acronimo francese di Office européen de Lutte Antifraude, ossia Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode).

E con lo stesso impeto che ci aspetteremmo da un gigante scandinavo di altri tempi, munito di elmo con le corna e ascia a doppio taglio, OLAF interviene in modo sempre più efficace sui flussi transfrontalieri dei rifiuti, con azioni di intelligence indipendenti e stretto coordinamento con le dogane e forze dell’ordine dei paesi coinvolti.  Uno degli ultimi esempi di cronaca del suo operato riguarda proprio l’Italia: lo scorso giugno, grazie all’investigazione coordinata di OLAF, Carabinieri e autorità turche è stato possibile neutralizzare un consolidato traffico di rifiuti tessili procedente dall’Italia alla Turchia (oltre cento spedizioni per un totale di 4.200 tonnellate). I tessili in questione, con alta quota di acrilico, non erano riutilizzabili ma erano esportati come materie secondarie da riciclare (con l’uso di tecnologie che effettivamente esistono sul mercato). Valutando però che i parametri economici fossero anomali, e che il processo di riciclaggio dichiarato fosse troppo oneroso per essere sostenuto, sono scattati i controlli. E, come c’era da aspettarsi, nell’impianto turco di destinazione il riciclaggio non veniva fatto e i tessili venivano smaltiti illegalmente. In un’altra recente azione, alla quale hanno collaborato gli specialisti di ARPAT Toscana, OLAF e le autorità turche hanno colto in flagrante un impianto di selezione a Mersin, nella Turchia meridionale, che stoccava 2.100 tonnellate di rifiuti tessili apprestandosi a smaltirli illegalmente; 768 tonnellate di rifiuti tessili collegati allo stesso schema fraudolento sono state rinvenute nello stoccaggio portuale di Mersin, e provenivano sicuramente dall’Italia.

All’origine di questi interventi un lavoro di “intelligence economica” analogo a quello che SAFE-Hub delle Economie Circolari applica sulle proprie filiere di recupero dei rifiuti grazie al protocollo ECOGUARD®. Il lavoro di SAFE, ovviamente, non si inquadra nell’azione repressiva ma in quella di prevenzione, in netta controtendenza rispetto a chi contrasta l’idea che, per lavorare nelle filiere EPR i gestori di rifiuti debbano essere accuratamente selezionati e monitorati. Grazie al nostro approccio siamo diventati la casa degli operatori onesti. È a questi operatori che appartiene il futuro dell’Economia Circolare. E nella loro sana competizione nessuno sarà in grado di dividerli, perché sono accomunati dagli stessi valori.