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Innovazione dei modelli di business, applicando i principi dell’economia circolare

I tre esperti Stefano Giani, Irene Pasqualotto e Chiara Catgiu offrono un esauriente approfondimento che riepiloga le strategie, i modelli, gli strumenti normativi e gli strumenti gestionali che le imprese hanno a disposizione per riscrivere i propri schemi di business in ottica circolare.

L’attuale contesto economico, ambientale e sociale, in continua evoluzione, presenta sfide globali sempre più complesse da affrontare, che richiedono flessibilità, creatività, capacità di adattamento e dinamismo per poter perseguire lo sviluppo sostenibile nel lungo periodo. 

In quest’ottica, è fondamentale per le imprese innovare, sia le proprie soluzioni offerte, sia come queste vengono gestite e processate, cambiando prospettive e modelli di business e riscoprendo al contempo tradizioni del passato. L’economia circolare e l’applicazione dei suoi principi fondamentali nella gestione delle aziende rappresentano una prospettiva decisamente innovativa, uno strumento potente basato sulla riduzione, il riutilizzo e il ricircolo delle risorse, offrendo una serie di vantaggi economici, ambientali e sociali, che contribuiscono alla generazione di un valore dal significato più ampio rispetto a quello solamente economico. 

 

Definizione dell’economia circolare e il suo contrasto con il modello lineare 

L’economia circolare è un concetto che si contrappone al tradizionale modello economico lineare, secondo il quale le risorse sono estratte, trasformate, usate e smaltite, senza considerare la disponibilità limitata di materie prime e risorse naturali.  

Attualmente, le principali cause di insostenibilità del modello economico lineare sono (si veda UN (2017), World Bank (2018), Schandl et al. (2016), Bringezu et al. (2017)): 

  1. crescita della popolazione: la popolazione mondiale è più che raddoppiata tra il 1960 (3 Mld) e il 2017 (7,5 Mld), e si stima che raggiungerà i 10 Mld nel 2050; 
  1. incremento della ricchezza globale: nel medesimo periodo, la ricchezza globale è aumentata di circa dieci volte. Ciò ha comportato un sostanziale incremento nell’utilizzo pro capite di risorse, per cui si stima che l’utilizzo di risorse raddoppierà tra il 2015 e il 2050; 41Newsletter di aggiornamento 
  1. esaurimento delle risorse naturali non rinnovabili: le riserve di risorse naturali non rinnovabili sono costantemente diminuite a seguito di un consumo sempre accelerato dalla rivoluzione industriale. 

 

Il modello lineare ha generato un inasprimento dello stress sugli ecosistemi naturali e una diffusa scarsità di risorse. Allo stesso tempo, l’estrazione di risorse è in continua crescita, aumentando drammaticamente da 6 miliardi di tonnellate nel 1900 a 84 miliardi di tonnellate nel 2015 e si stima che raggiungerà 184 miliardi di tonnellate nel 2050 (The European Commission (EC) Joint Research Centre (JRC) data elaborated by the World Bank). L’elevata domanda implica ulteriore scarsità di risorse, con conseguente incremento e volatilità dei prezzi (World Bank (2017), analysis KPMG (2018)), generando un rischio significativo per le imprese in termini di incremento nei costi di approvvigionamento di materie prime, rischi di fornitura che possono compromettere la continuità della produzione aziendale e incremento delle fluttuazioni dei ricavi. 

In un’economia circolare, l’obiettivo è quello di mantenere i prodotti, i materiali e le risorse in circolazione il più a lungo possibile attraverso il design circolare, il riutilizzo, il riciclo e la rigenerazione. L’economia circolare rappresenta quindi un modello di produzione e consumo che può contribuire a rendere sostenibile l’economia, grazie alla promozione della condivisione, del riuso, della riparazione, del ricondizionamento e del riciclo dei materiali e prodotti esistenti. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre gli sprechi al minimo e generando ulteriore valore anche attraverso nuovi modelli di business. 

 

Il modello di economia circolare si basa su tre principi fondamentali, come definiti dalla Ellen MacArthur Foundation, tutti guidati dal design: 

  • eliminare i rifiuti e l’inquinamento; 
  • far circolare prodotti e materiali; 
  • rigenerare i sistemi naturali. 

L’applicazione dei principi dell’economia circolare porta a cogliere opportunità inesplorate o non valorizzate e spinge verso l’innovazione. Un concetto fondamentale è quello del “System thinking”, ovvero di un’osservazione completa e olistica dei sistemi economici, degli ecosistemi naturali e delle dinamiche sociali, che consente di individuare le interrelazioni e le reti complesse e i loro meccanismi adattivi dall’inizio alla fine. Oltre all’analisi, serve avere la possibilità e l’abilità di realizzare le innovazioni, sfruttando fattori abilitanti quali le normative, gli incentivi e gli investimenti dedicati. 

 

Quadro normativo sull’economia circolare 

Negli ultimi anni, sono state introdotte numerose normative a livello globale ed europeo per promuovere l’economia circolare. Queste includono il Economy Action Plan della Commissione Europea, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), l’EU Taxonomy, e le norme ISO 59000 (ancora in bozza) e UNI 11820. Questi strumenti normativi forniscono indirizzi e standard per incoraggiare la transizione verso un’economia circolare. 

 

European Green Deal 

Nel dicembre 2019, la Commissione Europea ha presentato l’European Green Deal, una roadmap che ha l’obiettivo di cogliere le sfide poste dai cambiamenti climatici per assicurare la transizione ecologica dell’UE in una società equa, con un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e senza emissioni nette di gas a effetto serra al 2050. La transizione ecologica sarà supportata dal Piano di investimenti per il Green Deal, che punta a mobilitare almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti, tra risorse pubbliche e private entro il prossimo decennio. Attraverso il «Just Transition Mechanism» la CE ha deciso di investire circa 65-76 miliardi di euro a favore dei Paesi, settori e lavoratori che saranno maggiormente impattati dalla transizione verso un’economia green. 

 

Circular Economy Action Plan 

All’interno del Green Deal europeo, nel marzo 2020 è stato presentato il nuovo piano d’azione per l’economia circolare (Circular Economy Action Plan), con focus sull’intero ciclo di vita dei prodotti. La Commissione Europea ha, per la prima volta, assunto una posizione di chiaro supporto a un modello economico circolare inteso in senso ampio, allargando lo spettro di misure trattate che, nelle precedenti iniziative comunitarie, si erano focalizzate essenzialmente su obiettivi di riciclo e altre forme di recupero dei materiali a fine vita. L’Italia si è adeguata negli anni alle richieste europee, sviluppando tra il 2021 ed il 2022 la “Strategia Nazionale per l’economia circolare”, al fine di supportare le imprese pubbliche e private italiane nella transizione verso modelli di business circolari. 

Nel corso del 2023, la Commissione Europea ha intrapreso diverse iniziative nell’ambito del piano d’azione per l’economia circolare, tra cui l’adozione dei nuovi standard europei per la rendicontazione della sostenibilità (ESRS) previsti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e l’aggiunta di nuovi criteri nell’ambito del Regolamento sulla Tassonomia europea. 

 

CSRD 

Lo standard di rendicontazione ESRS E5 della CSRD prevede tre aree di rendicontazione 

sull’economia circolare (General disclosures Gestione degli impatti, dei rischi e delle opportunità Metriche e obiettivi) che richiedono rispettivamente di rispondere ai seguenti requisiti: 

Requisito informativo E5-1 – Politiche relative all’uso delle risorse e all’economia circolare 

Requisito informativo E5-2 – Azioni e risorse relative all’utilizzo delle risorse e all’economia circolare 

Requisito informativo E5-3 – Obiettivi relativi all’uso delle risorse e all’economia circolare 

Requisito informativo E5-4 – Risorse in entrata 

Requisito informativo E5-5 – Risorse in uscita 

Requisito informativo E5-6 – Effetti finanziari previsti derivanti dall’uso delle risorse e impatti, rischi e opportunità legati all’economia circolare. 

 

Tassonomia europea 

Nell’ambito della Tassonomia europea, nel giugno del 2023 la Commissione ha introdotto delle nuove categorie di obiettivi ambientali per la definizione di un’attività economica come “eco- sostenibile”. A fianco degli obiettivi di mitigazione e di adattamento dei cambiamenti climatici, la Commissione ha infatti inserito nella Tassonomia ambientale gli obiettivi di: uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, transizione verso un’economia circolare, prevenzione e riduzione dell’inquinamento e protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. 

La Tassonomia europea è così diventata un’importante leva normativa per la transizione circolare, in particolar modo per quanto riguarda le attività manifatturiere, di gestione dell’acqua e dei rifiuti, le attività del settore construction e immobiliare, della comunicazione e dei servizi, intesi come modelli di business circolari quali riuso, riparazione, rivendita e riciclo, anche attraverso marketplace dedicati. 

 

ISO 59000 

Nel contesto internazionale, la transizione verso un’economia circolare è promossa dall’International Organization for Standardization (ISO) che, a partire dal 2018, ha avviato un processo formale di regolamentazione per l’economia circolare, prevedendo degli standard attualmente in corso di elaborazione della serie ISO 59000. 

 

La norma tecnica UNI/TC 11820 

Sul piano normativo nazionale, nel 2022, a seguito di un lavoro durato oltre due anni, l’Ente italiano di normazione UNI è giunto all’adozione della norma UNI/TC 11820. Si tratta di una specifica tecnica che permette alle imprese e ad altre organizzazioni di misurare il proprio tasso di circolarità, adottando dei 

criteri condivisi. La norma è rivolta a qualsiasi organizzazione che fornisce prodotti e/o erogaservizi e attualmente include 71 indicatori di circolarità, alcuni dei quali facoltativi, suddivisi in sei categorie: risorse materiche e componenti, risorse energetiche e idriche, rifiuti ed emissioni, logistica, prodotti/servizi, risorse umane, asset, policy e sostenibilità. Queste ultime novità, legate in particolare alla rendicontazione, vogliono supportare le imprese nel capire e misurare innanzitutto l’attuale livello di circolarità di un’organizzazione, al fine di poter individuare i principali punti di miglioramento e cogliere le opportunità ed i benefici derivanti dall’economia circolare. 

 

Introduzione ai diversi modelli di business circolari (design, uso, fine vita) 

I modelli di business circolari sono applicabili a tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto, tramite una visione sistemica che interconnette un ecosistema di realtà con diverse esigenze. Nel caso dell’economia circolare, è fondamentale partire dal design del prodotto o servizio, per poter facilitare le fasi successive di utilizzo e recupero. Non esiste un modello aziendale circolare al 100% che tutte le organizzazioni possano adottare, ma ci sono diverse opzioni e combinazioni possibili per ottenere vantaggi di tipo circolare. 

I modelli di business circolari offrono numerosi vantaggi. Dal punto di vista economico, promuovono l’efficienza delle risorse e la riduzione dei costi. Dalpunto di vista ambientale, contribuiscono a ridurre i rifiuti e le emissioni di carbonio, preservando le risorse naturali. Dal punto di vista sociale, possono creare nuove opportunità di lavoro e migliorare la qualità della vita. 

In particolare, possiamo identificare tre modelli applicabili all’economia circolare (Master circular business with the value hill, Circle Economy, et al. (2016)): modelli in ingresso, modelli di utilizzo e modelli di uscita (vedi lo schema a pagina successiva). 

 

Modelli di ingresso

I Modelli di ingresso circolare si focalizzano sul lato in ingresso della produzione, in particolare sulle fasi di progettazione e produzione dei prodotti. La Commissione Europea ha sviluppato in merito la “Sustainable Products Initiative”, ovvero un insieme di requisiti per l’ecodesign dei prodotti, come: durabilità e affidabilità, presenza di sostanze pericolose, utilizzo di materiali riciclati, ri-usabilità, possibilità di riparare o migliorare il prodotto, manutenzione e ri– adattamento, generazione attesa di rifiuti, efficienza energetica e di risorse e attività di riciclaggio. 

 

 

Modelli di utilizzo 

I Modelli di utilizzo circolare si focalizzano sulla fase di utilizzo del prodotto, promuovendone un utilizzo ottimale e garantendo la conservazione del valore aggiunto. 

MODELLI IN INGRESSO

MODELLI DI UTILIZZO

 

Modelli di uscita 

I Modelli di uscita circolare si focalizzano sulla fine della vita dei prodotti e sul mantenimento del valore aggiunto di un bene dopo la fase di utilizzo. I fattori abilitanti per l’innovazione circolare 

Per rendere l’economia circolare una realtà, sono necessari fattori abilitanti come la tecnologia, tra cui l’Internet delle Cose (IoT) e la blockchain per tracciare le diverse informazioni sui prodotti, la presenza di infrastrutture a supporto dei modelli circolari (per esempio, reverse logistics, sistemi di raccolta differenziata avanzati), le politiche fiscali che incentivano la ricerca e lo sviluppo (per esempio, credito di imposta) e i finanziamenti da parte di istituti finanziari. 

 

MODELLI DI USCITA

 

Digital Product Passport 

Uno strumento molto potente che si sta cercando di implementare è il “passaporto digitale di prodotto” (Digital Product Passport – DPP), legato alla tracciabilità e alla trasparenza dei prodotti nell’era digitale. Si tratta di una registrazione digitale del prodotto fisico che contiene informazioni dettagliate sul suo ciclo di vita, sulla composizione dei materiali e sul suo impatto ambientale, al fine di fornire ai consumatori e alle parti interessate informazioni complete, consentendo loro di fare scelte più informate. Alcuni elementi chiave del Passaporto Digitale di prodotto sono: 

Informazioni sul ciclo di vita e trasparenza: I DPP includono tipicamente dati sull’intero ciclo di vita di un prodotto, dall’estrazione delle materie prime alla produzione, al trasporto, all’uso e allo smaltimento. Queste informazioni possono inoltre aiutare ad aumentare la trasparenza nelle catene di approvvigionamento, a identificare le inefficienze, a ridurre gli sprechi e a migliorare gli sforzi complessivi per la sostenibilità delle catene del valore, sfruttando l’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati e delle informazioni raccolte. 

Impatto ambientale e sociale: Uno degli obiettivi principali dei DPP è quello di comunicare l’impatto ambientale di un prodotto (per esempio, impronta di carbonio, utilizzo dell’acqua, sostanze pericolose, …) e altri parametri sociali (per esempio, rispetto dei diritti dei lavoratori, diritti umani, …). Questi dati permettono ai consumatori di fare scelte più responsabili, fornendo loro le conoscenze necessarie per valutare l’impatto ambientale e sociale dei prodotti. 

Formato digitale: Le DPP sono in genere archiviate in formato digitale, accessibili ai consumatori tramite codici QR o altri mezzi digitali, in modo rapido e semplice utilizzando gli smartphone o altri dispositivi digitali. La digitalizzazione può garantire l’accuratezza delle informazioni contenute nei DPP, creando fiducia tra i consumatori e gli stakeholder. Si stanno studiando tecnologie come la blockchain per fornire registrazioni a prova di manomissione. Sebbene il concetto di Passaporto Digitale di Prodotto abbia un potenziale significativo per promuovere la sostenibilità e la trasparenza, la sua adozione e implementazione su larga scala sono ancora in fase iniziale. 

 

Il Framework CTI 

Le aziende, per comprendere il loro livello di circolarità e poter definire obiettivi monitorabili da indicatori di performance (KPI) affidabili, hanno bisogno di un sistema di metriche che possa guidare il loro processo decisionale nell’integrazione della circolarità nella loro strategia e nei loro modelli di business. Per questo motivo, il World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), in collaborazione con KPMG e 30 aziende appartenenti a 16 settori diversi, ha sviluppato il Circular Transition Indicators (CTI) Framework, un framework oggettivo e quantitativo che supporta le aziende nel misurare le loro performance circolari e nel comprendere i rischi e le opportunità ad esse associati. 

 

 

Il CTI Framework fornisce a qualsiasi azienda interessata, indipendentemente dalle sue dimensioni, dal settore o dalla posizione nella catena del valore in cui essa si trova, una serie di indicatori, alcuni opzionali e alcuni obbligatori, che permettono di misurare: la circolarità dei materiali, dell’acqua e la percentuale di energia rinnovabile usati all’interno del perimetro aziendale (Close the Loop); la percentuale di materiali critici, la potenziale estensione del ciclo di vita, la tipologia di recupero e la percentuale di acqua che viene fatta ricircolare nel sito (Optimize the Loop); la produttività dei materiali circolari e il fatturato legato alla circolarità dei materiali (Value the Loop); le emissioni GHG risparmiate e l’impatto evitato sulla natura e biodiversità dallo sviluppo di strategie circolari (Impact of the Loop). 

Se effettuato in maniera regolare dall’azienda, il processo di valutazione della performance circolare delineato dal Framework CTI permette inoltre alle aziende di monitorare i progressi nella propria transizione circolare e di individuare rischi e opportunità da integrare all’interno del loro modello di business. 

 

La collaborazione come chiave per l’innovazione circolare 

La collaborazione tra aziende, istituzioni e la società civile è essenziale per promuovere l’innovazione circolare. Questi partner possono condividere conoscenze, risorse e idee per affrontare sfide comuni e accelerare l’innovazione e la transizione verso un’economia circolare. Soltanto avendo una visione di insieme e cercando soluzioni condivise di cui possono beneficiare i diversi attori è possibile realizzare effettivamente il modello di economia circolare, che si basa di per sé sull’interrelazione tra gli elementi. 

L’economia circolare, rappresentando un cambiamento di paradigma, apre quindi nuove strade per l’innovazione sostenibile ed un’evoluzione continua, che non ha né inizio né fine, come il cerchio. «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma» (Antoine-Laurent de Lavoisier). 

di Stefano Giani, Irene Pasqualotto, Chiara Catgiu | Sole24ore Professionale