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Preparazione per il riutilizzo: le procedure sono sostenibili?

Il Decreto 10 luglio 2023 n° 119 del MASE reca un regolamento per l’esercizio delle preparazioni per il riutilizzo in forma semplificata. Marco Ferracin di SAFE, l’esperto Loris Cicero, e Alessandro Danesi di SEVAL entrano nel merito operativo delle prescrizioni ministeriali commentandone la fattibilità e segnalando alcuni rischi.

Il Decreto 10 luglio 2023 n° 119 del MASE reca un regolamento per l’esercizio delle preparazioni per il riutilizzo in forma semplificata. “Il riutilizzo”, spiega Marco Ferracin dell’hub SAFE, “e’ al secondo posto nella scala gerarchica della gestione dei rifiuti, dopo la prevenzione e prima ancora del riciclaggio e molti dei nostri consorziati hanno già attivato o si stanno organizzando per attivare filiere per la preparazione per il riutilizzo di prodotti del proprio brand. I prodotti su cui stanno concentrando maggiormente i loro sforzi sono i resi in garanzia o i prodotti rientrati per diritto di recesso o per campagne marketing di sostituzione con nuovi prodotti”. 

Limiti del nuovo decreto

“Per la prima volta questo tipo di attività viene regolamentata, e questo è un fatto positivo”, commenta Loris Cicero dello società Pegaso Ambiente. “Dall’altro lato, però, va preso atto che questo decreto presenta enormi limiti. Le quantità massime consentite per accedere al percorso autorizzativo semplificato sono bassissime, incompatibili con un’attività imprenditoriale. E inoltre, questa bassissima economia di scala è associata a prescrizioni tecniche eccessive: i vincoli imposti sono maggiori di quelli di una normale procedura ordinaria. Perché ci dovrebbe essere bisogno di un diplomato per smontare un passeggino? L’uso di schedari appositi che sono diversi dai normali registri e formulari degli impianti dei rifiuti complica ulteriormente la situazione, alcuni elementi sono oggettivamente difficili da compilare. Ci sono poi procedure di testing complesse e prescrizioni in merito alle garanzie e alle etichettature che sono molto sofisticate e richiederebbero l’assunzione di personale tecnico dedicato, cosa impossibile per un’attività obbligata a lavorare a una scala così ridotta”.  

 

“Una situazione che prefigura possibili scenari di iperfrazionamento nei quali gli imprenditori, per ottenere le autorizzazioni semplificate, potrebbero essere indotti a collezionare sedi produttive in siti diversi per poi mettere in scala l’attività”, segnala Loris Cicero. “Ma questo tipo di schemi non garantisce qualità, il rischio è che a essere favorite siano le attività border line”. 

 

“Tra i requisiti del personale sono concesse eccezioni per i soggetti svantaggiati, un accenno che sembra aprire la porta alla partecipazione di cooperative sociali. Effettivamente le cooperative sociali, in virtù delle loro agevolazioni fiscali, dei loro bassi costi di manodopera  e della possibilità di operare senza ottenere profitti, potrebbero tentare di mettere in piedi attività di preparazione per il riutilizzo a così bassa scala, ma ciò dovrebbe comunque avvenire contestualmente a progetti sociali finanziati, ossia in presenza di fonti di ingresso economico aggiuntive: perché nessuno, ma proprio nessuno, può pensare di mettere in piedi un’attività produttiva economicamente autonoma a partire dalle soglie e procedure indicati nel Decreto. Da questo tipo di progetti, che potrebbero essere positivi dal punto di vista sociale, non dobbiamo però aspettarci risultati ambientali di rilievo”.  

 

“Comunque vada” riflette Cicero “bisognerà porre particolare attenzione al rischio di traffici internazionali. Le attività border line di piccola scala potrebbero infatti diventare il primo anello di attività di accaparramento ed esportazione dei beni riutilizzabili. Storicamente gli impianti con autorizzazioni semplificate raramente vengono controllati, e questo potrebbe risvegliare gli appetiti di soggetti senza scrupoli”.  

 

La preparazione per il riutilizzo RAEE

Secondo Alessandro Danesi, responsabile commerciale di SEVAL, “il fatto che le soglie quantitative per ottenere un’autorizzazione semplificata siano molto basse e le procedure siano stringenti è una cosa positiva, perché le imprese che puntano su questo tipo di attività dovrebbero farlo con autorizzazioni ordinarie, ossia in un quadro controllato dove sia più difficile eludere le norme dei rifiuti”.   

 

SEVAL è un’impresa leader nel trattamento  dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. “Fino a oggi” spiega Danesi “la preparazione per il riutilizzo ha avuto un ruolo piccolissimo e marginale nel nostro lavoro. Ciò è connaturato al contesto e al tipo di attività. Nei nostri impianti raramente arrivano apparecchiature in buono stato, sia a causa della cannibalizzazione a monte che delle modalità di raccolta. I RAEE vengono ammucchiati uno sull’altro, si ammaccano e si sporcano. Ci sono poi questioni legate a costi operativi e mercato. I luoghi di produzione del nuovo sono ormai concentrati in paesi dove il costo della manodopera è molto basso, e questo permette di offrire il prodotto nuovo a costi contenuti. La preparazione per il riutilizzo, che implica attività labor intensive di smontaggio e ricondizionamento, avviene invece in patria dove il costo del lavoro è più alto. Nella preparazione per il riutilizzo gli apparecchi vanno gestiti uno per uno e sempre più spesso per ripristinare la funzionalità occorre ordinare RAM e reinstallare software”.  

 

“La situazione ovviamente potrebbe cambiare se invece di dover gestire pezzi singoli o partite piccole ci arrivassero flussi monoprodotto,  raccolti con cura e gestiti in modo ordinato, magari a valle di reverse logistic dedicate. Abbiamo già implementato un modello di preparazione per il riutilizzo su larga scala, e funziona molto bene: si tratta di un flusso di circa 300.000 modem all’anno, che riceviamo in virtù di una convenzione con un grande operatore di telefonia e servizi internet; il nostro lavoro è testare, ripulire, riconfezionare e rispedire; la dimensione di scala ci ha consentito di automatizzare il processo, gran parte del lavoro viene fatto da un robot che abbiamo progettato appositamente”.    

 

Hub SAFE

“Costruire una filiera per la preparazione per il riutilizzo”, spiega Ferracin di SAFE “e’ un processo molto complesso e delicato e noi dell’ hub Safe stiamo affiancando con i nostri specialisti, alcuni nostri consorziati nel creare e perfezionare queste filiere ponendo particolare attenzione a tutti gli aspetti di conformità ambientale, legale e fiscale. E’ di grande stimolo per noi collaborare a questi progetti di Economia Circolare in primis perché e’ il cardine della nostra mission ed inoltre ci permette di arricchire le nostre esperienze e conoscenze da mettere a disposizione e beneficio dei nostri consorziati”. 

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari