Skip to main content

Da Ecomondo a Bruxelles, il Tessile è al centro dell’attenzione

A novembre il settore moda-abbigliamento era al centro dell’attenzione sia nella Fiera Ecomondo di Rimini che nella sede di Euric a Bruxelles. Non è un caso: l’EPR tessile è alle porte e bisogna definire in fretta regole e politiche, trovando sintesi efficaci tra i punti di vista dei diversi stakeholder. Ecco il resoconto di SAFE su entrambi gli eventi.

Nella Venice Fashion Week di quest’anno, tenutasi a ottobre, l’ambiente era al centro. Un mese dopo nei templi sacri del settore ambientale europeo, la fiera Ecomondo Rimini e la sede di Euric a Bruxelles, a essere al centro dell’attenzione era il settore moda-abbigliamento.  

Non è un caso: la sostenibilità ambientale del tessile è al centro dell’agenda europea, e l’imminente introduzione della responsabilità estesa del produttore chiama direttamente in causa le industrie e fabbriche della filiera moda-abbigliamento. Quest’anno l’Italian Exhibition Group, l’ente organizzatore di Ecomondo, ha identificato il tessile come una “catena di valore chiave” e gli ha dedicato l’intera sezione di un padiglione. Il Textile District di Ecomondo, ha spiegato l’Italian Exhibition Group in una nota, ha “dato ampio risalto a tutta la filiera interessata: dalla produzione al post consumo”, mediante  “un´area di dibattito ed espositiva con tutti gli stakeholder: produttori del rifiuto, gestori, consorzi e associazioni, istituti di ricerca e sviluppo, impianti di trattamento e valorizzazione dei tessuti, senza dimenticare la rappresentanza del second hand”. Quello che si prepara è infatti cambio paradigmatico che riguarderà non solo il mero recupero  dei rifiuti tessili, ma l’intero schema di produzione, marketing e comunicazione al consumatore. Lo hanno sottolineato il Presidente di Sistema Moda Italia Sergio Tamborini e il Presidente di Camera Nazionale della Moda Carlo Capasa nel convegno Accelerate the Circular Transformation in textile industry“, tenutosi la mattina dell’8 novembre nell’Arena dell’Innovazione, grande spazio che si trova di fronte all’ingresso principale della Fiera. Di fronte alla sala strapiena i due leader del settore moda-abbigliamento hanno spiegato che l’utilizzo di materiali riciclati, il lavoro sulla durabilità, la riparabilità e la riciclabilità a fine vita sono sfide che potrebbero rinnovare il Sistema di Eccellenza italiano creando valore. Tamborini ha sottolineato che il tessile, con i suoi 3.000 miliardi di euro di fatturato è il primo settore al mondo, e sicuramente quello che offre il più alto numero di posti di lavoro. “La sostenibilità mia non può far perdere il posto di lavoro tuo”, ha dichiarato il Presidente di SMI enfatizzando la necessità di puntare a una circolarità che sia sostenibile a tutti i livelli, ossia che riesca a dare la massima priorità all’ambiente pur preservando i posti di lavoro europei ed extraeuropei. Il Presidente della Camera Nazionale della Moda Capasa, riportando dati di recenti ricerche, ha spiegato che il renting del mercato della seconda mano è destinato a  passare dai 7 miliardi di dollari del 2020 a 36 miliardi di dollari nel 2025, e ciò apre le porte a nuovi modelli commerciali e di marketing dove uno stesso prodotto sarà proposto più volte al consumatore. Sia Tamborini che Capasa hanno chiesto al Governo di sbrigarsi: i produttori stanno già lavorando sulla circolarità ma hanno bisogno che un regime di responsabilità estesa venga introdotto al più presto. “Sul fronte dell’Economia Circolare i produttori si sono già attivati” ha riferito Tamborini “ma hanno potuto farlo solo a partire dai flussi preconsumo dato che sui flussi postconsumo le nuove regole ancora non sono arrivate”. 

La necessità di accelerare il processo di trasformazione circolare del settore tessile-moda è stata ribadita all’unisono il 9 novembre dagli esponenti dei primi quattro consorzi che i produttori tessili hanno costituito per gestire la Responsabilità Estesa del Produttore. Mauro Chezzi di  Retex.green (spin-off di Sistema Moda Italia) di Sistema Moda Italia ha descritto lo stato dell’arte del percorso normativo: a febbraio 2023 il Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica aveva avviato ufficialmente un confronto con tutti i principali stakeholder, poi confluito a primavera in una seconda bozza che i produttori reputavano soddisfacente. Dopodiché il percorso si è bloccato e lo scorso 5 luglio è arrivata una proposta di schema EPR da parte della Commissione Europea. “C’è chi dice che l’Italia prima di fare il proprio Decreto dovrebbe aspettare il testo definitivo approvato dall’Europa, ma ciò è paradossale perché in questo momento è l’Europa che per procedere sta aspettando la posizione dell’Italia”. Infatti, ha rimarcato Chezzi “siamo il primo player tessile del contintente, e sul fronte della responsabilità estesa del produttore non possiamo permetterci di perdere la leadership: sarebbe un enorme danno sia sul piano ambientale che su quello industriale. Noi siamo pronti a partire, e chiediamo al Ministero di accelerare i tempi e di emanare il Decreto il prima possibile. Se poi il testo finale europeo presentasse delle incompabilità, non sarà difficile apporre gli opportuni aggiustamenti”. Tognoli di Recrea (spin-off di Camera Nazionale della Moda) ha ribadito l’urgenza di emanare il Decreto: “le imprese del settore reputano strategico partire in tempi brevissimi con progetti che consentano il raggiungimento di obiettivi di economia circolare dettati dalle proposte di aggiornamento della direttiva UE”. “Il Consorzio Recrea”, ha riferito Tognoli, “si sta già attrezzando per costruite filiere di recupero etiche, trasparenti e completamente tracciate”.  Gli ha fatto eco Giancarlo Dezio di Ecotessili (fondato da Federdistribuzione): “I nostri consorziati ci chiedono di avviare il sistema il prima possibile. Non solo i produttori, ma anche tutta la grande distribuzione, è pronta a fare la sua parte. Non possiamo più attendere l’avvio della fase operativa necessaria per una gestione sostenibile dei prodotti tessili e per dare seguito ai diversi progetti aziendali”. Sulla stessa linea anche Michele Zilla di Cobat Tessile (del gruppo Haiki Cobat):stiamo perdendo un treno, ed è un vero peccato perché le realtà consortili, pur con le loro differenze, sono già pronte a fare sistema. Il fatto che siamo qui tutti assieme nel medesimo convegno lo dimostra. Le aziende e associazioni che rappresentiamo ci chiedono risposte, perché hanno la necessità di organizzare la propria vita produttiva intorno alla nuova normativa”.  

Luca Campadello, del recentemente costituito Erion Textile (che fa parte di Erion) “il sistema dell’EPR italiano sta dimostrando innegabilmente esperienza e capacità di leadership”.  

 

Il 21 novembre per la prima volta il Blue Point di Bruxelles, la sede dell’associazione europea di recuperatori EURIC, ha ospitato un convegno interamente dedicato al tessile circolare. Euric Textile, il ramo dell’associazione che rappresenta i recuperatori tessili, ha invitato a confrontarsi esponenti della Commissione Europea, operatori dei centri di trattamento e selezione, aziende innovatrici nel campo del riciclo, produttori ed accademici. Tra le 130 persone in sala anche il Comitato di Redazione di Oltreilgreen24 era presente.  Ad aprire le danze è stato Aurel Cioranu-Dordea, il Direttore del dipartimento Economia Circolare della Commissione Europea, che ha illustrato l’andamento dei percorsi normativi che maggiormente influiranno sul futuro del tessile: la modifica alla direttiva quadro sui rifiuti, (che introdurrà regimi di responsabilità estesa del produttore obbligatori per tutti i membri), la direttiva sull’ecodesign dei prodotti (che dovranno essere progettati in un’ottica di durevolezza, riutilizzabilità, riparabilità e riciclabilità, e che se non fossero venduti non potranno essere distrutti), le nuove regole sull’esportazione dei rifiuti (che potrebbero recare forti limitazioni alle filiere extraeuropee), la definizione di un nuovo “punto di end of waste” (che rispetto a quanto accade oggi potrebbe essere posizionato più avanti nella filiera), le misure contro il Green Washing (verranno introdotti parametri per verificare i “green claims” delle aziende), l’introduzione della raccolta differenziata del tessile obbligatoria in tutti gli Stati membri a partire dal 2025 (in Italia è già obbligatoria dal 2022).  Ciobanu ha rimarcato che i criteri per la circolarità del tessile avranno un alto grado di intercambiabilità con quelli applicati sulla plastica, e che il principale focus della Commissione è il contrasto dello smaltimento illecito. Di fronte a tale “tsunami regolatorio” la Presidente di Euric Textile Mariska Boer ha chiesto di dare all’economia del riuso, che è già esistente e consolidata, il giusto livello di protezione e riconoscimento; sull’economia del riciclo, secondo la leader dei recuperatori, la priorità è invece innovare e investire. Il tutto senza abbassare la guardia sugli standard e sui livelli di controllo che sono garantiti dallo status di rifiuto; nessuno, neanche l’economia sociale, dovrebbe avere la possibilità di gestire i tessili postconsumo al di fuori dello status di rifiuto 

Jerome Pero, segretario generale dell’associazione di categoria FESI-Sport ha ricordato ai presenti al convegno che dei 24 miliardi di paia di scarpe immessi annualmente nel mercato mondiale solo il 5% viene riciclato; perché la situazione cambi in modo radicale bisogna innanzitutto intervenire sull’ecodesign, ma tenendo conto delle difficoltà tecniche della riconversione. Ad esempio, utilizzare un alto tasso di materiali riciclati nelle scarpe non è compatibile con l’obiettivo di aumentarne la durevolezza. Mauro Scalia di Euratex, l’associazione di categoria dei produttori tessili europei, ha sottolineato che siamo di fronte a “un cambiamento enorme e monumentale”. L’industria si sta preparando a puntare sulla gerarchia costituita da durevolezza, riusabilità e riciclabilità, ma perché la transizione sia realmente fattibile deve essere affrontata “passo passo”. Nel descrivere i processi, ha chiesto Scalia, le regole non dovrebbero essere troppo rigide: l’evoluzione tecnologica della transizione recherà novità di mese in mese e ovviamente il processo normativo non potrà seguirne il passo. E’ necessario che il legislatore applichi una neutralità tecnologica nello stabilire cosa è riciclabile e come deve essere riciclato.

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari