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Waste shipments

L-Avv. Daniela Della Rosa ricostruisce percorso, quadro giuridico internazionale, filosofia e prospettive delle nuove norme europee sul waste shipment. Una lettura chiave per tutte le aziende che si dedicano all'esportazione dei rifiuti.

Regolamento 1013/2006 sulle spedizioni di rifiuti

L’inasprimento delle leggi ambientali adottate negli anni ’70 dai paesi sviluppati ha portato ad un notevole aumento dei costi di smaltimento dei rifiuti pericolosi, favorendo la pratica di spedire gli stessi all’estero, in paesi con una minore tutela per l’ambiente. Un ruolo determinante è stato giocato anche dall’arrembante sviluppo del trasporto marittimo, che ha reso più accessibile il movimento transfrontaliero di merci (e di rifiuti). Molti paesi in via di sviluppo, alla ricerca di finanziamenti esteri, si offrirono come porti di scarico ed il commercio di rifiuti pericolosi verso queste località cresce esponenzialmente.

A seguito dei disastri ambientali che si susseguirono a cavallo degli anni ’70 e ’80, nel 1989, fu adottata la Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento (“Convenzione di Basilea”)[1]. L’obiettivo dichiarato della Convenzione di Basilea era affrontare i gravi problemi legati all’esportazione di rifiuti tossici nei paesi in via di sviluppo. Nel 1992, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (“OCSE”) adottò una decisione, giuridicamente vincolante per gli Stati membri, che forniva un quadro di riferimento per controllare i movimenti transfrontalieri dei rifiuti riciclabili all’interno dell’area OCSE in modo ecologico ed economicamente efficiente[2].

È proprio questo contesto storico che funge da presupposto per l’adozione, da parte della Comunità Europea, del Regolamento 1013/2006 del 14 giugno 2006 relativo alla spedizione dei rifiuti[3].

Il Regolamento 1013/2006 recepisce nel diritto dell’UE le disposizioni della Convenzione di Basilea e della decisione dell’OCSE, imponendo agli Stati membri di assicurare che le spedizioni e le operazioni di trattamento dei rifiuti siano gestite in modo da proteggere l’ambiente e la salute umana dagli eventuali effetti negativi prodotti da tali rifiuti. Inoltre, il Regolamento 1013/2006, si propone di favorire il recupero di parte di questi rifiuti, promuovendone il riciclo di determinate categorie all’interno dell’UE e in paesi terzi.

Il Regolamento 1013/2006, rinvia alla Direttiva 2006/12/CE[4] e alla Direttiva 2008/98/CE[5] che attuano una distinzione tra tipologie di rifiuti, andando ad enucleare la categoria dei “rifiuti pericolosi”. Più nel dettaglio, dopo aver definito i rifiuti come “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi”, definiscono i “rifiuti pericolosi” come quei rifiuti che presentano una o più delle caratteristiche pericolose elencate all’allegato III della Direttiva 2008/98/CE (a titolo esemplificativo, un rifiuto è definito come pericoloso se qualificato come esplosivo, infiammabile, irritante, tossico, cancerogeno, etc.). Una distinzione che, a pari modo, è stata successivamente recepita anche dal legislatore italiano con il “Testo Unico Ambientale[6].

La differenza tra rifiuti e rifiuti pericolosi costituisce il nucleo centrale del Regolamento 1013/2006, le cui previsioni più rilevanti sono:

  • obblighi generali di informazione: le esportazioni di rifiuti devono essere accompagnate da una documentazione specifica, che fornisce informazioni sulle caratteristiche dei rifiuti, sulla loro destinazione e sulle modalità di smaltimento o riutilizzo;
  • obblighi di autorizzazione: le esportazioni di rifiuti finalizzate allo smaltimento, sia pericolosi che non pericolosi, devono essere autorizzate dalle autorità competenti sia del paese di origine che del paese di destinazione, mentre per le spedizioni di rifiuti finalizzate al riutilizzo è sufficiente rispettare gli obblighi generali di informazione;
  • divieti di esportazione: è vietata l’importazione e l’esportazione, da e verso paesi non comunitari e non aderenti alla Convenzione di Basilea, di rifiuti destinati allo smaltimento. È permessa, per i rifiuti destinati al riutilizzo, l’importazione e l’esportazione da e verso paesi aderenti alla Convenzione di Basilea e facenti parte dell’OCSE.

 

Il nuovo Regolamento (UE) 2024/1157 relativo alla spedizione di rifiuti

Dall’entrata in vigore del Regolamento 1013/2006, tuttavia, le esportazioni di rifiuti – compresi i rifiuti provenienti dal settore tessile – dall’UE verso paesi terzi sono notevolmente aumentate, in particolare verso paesi che non sono membri dell’OCSE, come Cina e India. Inoltre, la mancanza di disposizioni dettagliate volte a garantire la gestione sostenibile dei rifiuti nei paesi di destinazione ha indebolito l’azione di contrasto e ha causato problemi ambientali e di salute pubblica in tali paesi.

Per questi motivi, il 17 novembre 2021 la Commissione, su invito del Parlamento e del Consiglio[7], ha adottato la proposta[8] per un nuovo regolamento relativo alla spedizione di rifiuti. Il Consiglio e il Parlamento europeo, dopo aver negoziato i termini della Proposta, hanno raggiunto un accordo provvisorio il 17 novembre 2023. Il Parlamento ha adottato la sua posizione in prima lettura durante la seduta plenaria del 27 febbraio 2024, approvando così la proposta. L’iter legislativo di approvazione è giunto a termine il 25 marzo 2024, con l’adozione in prima lettura da parte del Consiglio.

L’obiettivo generale del Regolamento 2024/1157 è quello di aumentare il livello di tutela dell’ambiente e della sanità pubblica, limitando gli impatti delle spedizioni transfrontaliere di rifiuti. Il Regolamento 2024/1157 risponde altresì alla richiesta del Green Deal europeo[9] e del piano d’azione per l’economia circolare[10] di rivedere il regime normativo precedente con l’obiettivo di:

  • facilitare le spedizioni di rifiuti per il riutilizzo e il riciclaggio nell’UE, promuovendo e sviluppando l’economia circolare;
  • limitare l’esportazione in paesi terzi dei rifiuti;
  • affrontare le spedizioni illegali di rifiuti.

Le norme del Regolamento 2024/1157 migliorano le procedure in modo da promuovere una gestione più sostenibile dei rifiuti e un aumento dei tassi di riciclaggio delle materie prime.

Sono state approvate inoltre norme per aumentare i tassi di riciclaggio delle materie prime tra cui:

  • il divieto di esportazione di tutti i rifiuti destinati allo smaltimento all’interno dell’UE, tranne se permessi e autorizzati nel rispetto delle rigide condizioni previste dalla procedura di notifica e autorizzazione preventive scritte e in casi debitamente giustificati;
  • procedure meno rigide per le spedizioni di rifiuti destinati a operazioni di recupero;
  • la digitalizzazione e la velocizzazione delle procedure di notifica e autorizzazione preventive scritte che dovranno essere presentate e scambiate attraverso un sistema elettronico centrale gestito dalla Commissione e dovranno rispettare termini e scadenze specifici in modo da garantire che non si verifichino più ritardi sproporzionati nel corso di queste procedure.

Il Regolamento 2024/1157 mantiene il divieto per gli Stati membri di esportare rifiuti destinati allo smaltimento verso paesi terzi e di esportare rifiuti pericolosi destinati al recupero verso paesi non appartenenti all’OCSE. Per le esportazioni al di fuori degli Stati membri, il Consiglio e il Parlamento hanno convenuto che gli impianti di gestione dei rifiuti nel paese di destinazione devono essere sottoposti ad audit condotti da soggetti indipendenti. Solo in caso di audit che dimostrino che gli impianti trattano i rifiuti in modo corretto, gli operatori saranno autorizzati a esportare rifiuti verso tali impianti. L’obiettivo del Regolamento 2024/1157 è quello di fare in modo che le esportazioni di rifiuti dall’UE verso paesi terzi avvengano solo se è garantito che il paese destinatario dispone di pratiche di gestione ecologicamente corrette ed è in grado di trattare i rifiuti in modo sostenibile.

Il Regolamento 2024/1157 introduce inoltre norme più rigorose per quanto riguarda l’esportazione di rifiuti di plastica verso paesi terzi. In particolare vi è il divieto di esportazione di rifiuti di plastica non pericolosi verso paesi non appartenenti all’OCSE, mentre le esportazioni di rifiuti di plastica verso i paesi OCSE continuerebbero ad essere consentite, anche se seguirebbero una procedura più rigida.

Infine, per contrastare il commercio illegale di rifiuti, le nuove norme mirano a sostenere le indagini transnazionali sul traffico di rifiuti, creando un gruppo di garanzia a livello di UE per aumentare il coordinamento anche con i partner internazionali, invitando al contempo gli Stati membri a stabilire sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive nell’ipotesi di violazione delle disposizioni stabilite nella Proposta.

 

Periodo di transizione per il recepimento del Regolamento 2024/1157

Al fine di garantire un passaggio più graduale tra il vecchio e il nuovo regolamento, è prevista l’applicazione delle norme del Regolamento 1013/2006 fino al 21 maggio 2026 ad eccezione di alcuni casi per cui è prevista una scadenza diversa, tra i quali:

  • le disposizioni concernenti la possibilità per gli Stati Membri di stringere accordi bilaterali (art. 30 “Accordi per le zone di confine”) applicabili fino al 20 maggio 2024;
  • le disposizioni relative alle “Procedure di esportazione dei rifiuti elencati nell’allegato III o III A” (come definite nell’articolo 37 del Regolamento 1013/2006) rimarranno in vigore fino al 21 maggio 2027;
  • le disposizioni riguardanti le “Relazioni degli Stati membri” (come specificato nell’articolo 51 del Regolamento 1013/2006) rimarranno in vigore fino al 31 dicembre 2025;
  • il recupero o lo smaltimento dei rifiuti delle spedizioni per le quali le autorità competenti hanno rilasciato autorizzazioni conformemente al Regolamento 1013/2006 dovrà essere completato entro il 21 maggio 2026;
  • le spedizioni dirette agli impianti di recupero che dispongono di autorizzazione preventiva, per le quali le autorità competenti interessate hanno rilasciato le necessarie autorizzazioni, dovranno essere completate entro il 21 maggio 2026.

Di conseguenza si avrà l’applicazione del Regolamento 2024/1157 a decorrere dal 21 aprile 2026 ad eccezione di alcune disposizioni che avranno un’applicazione anticipata, tra le quali varie disposizioni di conferimento di poteri e doveri alla Commissione funzionali al recepimento e integrazione del Regolamento 2024/1157.

[1] Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione, Basilea, 22 marzo 1989.

[2] Decisione sul controllo dei movimenti transfrontalieri dei rifiuti destinati ad operazioni di recupero, OCSE, 30 marzo 1992.

[3] Regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo alle spedizioni di rifiuti, Bruxelles, 14 giugno 2006.

[4] Direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti, Bruxelles, 5 aprile 2006.

[5] Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, Bruxelles, 19 novembre 2008.

[6] Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

[7] Cfr. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2021-0040_IT.html e https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-13852-2020-INIT/it/pdf.

[8] Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo alle spedizioni di rifiuti e che modifica i regolamenti (UE) n. 1257/2013 e (UE) 2020/1056, Bruxelles, 17 novembre 2021.

[9] Il Green Deal Europeo, COM/2019/640, Bruxelles, 11 dicembre 2019.

[10] Un nuovo piano d’azione per l’economia circolare per un’Europa più pulita e più competitiva, COM/2020/98 Bruxelles, 11 marzo 2020.

di Avv. Daniela Della Rosa, Partner Lusso, Moda e Cosmetica di Curtis, Mallet-Prevost, Colt & Mosle LLP | Sole24ore Professionale