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Riciclo dei pneumatici: i produttori cercano alternative

Il principale sbocco del riciclo di pneumatici, che è il polverino usato nei campi sportivi, è entrato in phase out. Pneulife non è rimasta con le mani in mano e sta già cercando altre soluzioni.

Dopo un dibattito durato anni, l’Europa ha preso una decisione definitiva: non sarà più possibile utilizzare il polverino di gomma ottenuto dal recupero dei pneumatici come materiale da intaso o riempitivo per i campi da calcio in erba sintetica (per i dettagli vedere l’articolo pubblicato nell’edizione n° 5 di Oltreilgreen24). Nei mesi immediatamente precedenti al provvedimento gli stakeholder avevano raggiunto toni molto accesi. EURIC (European Recycling Industries’ Confederation) ed ETRMA (European Tyre & Rubber Manufacturers’ Association), in particolare, avevano accusato la Commissione Europea di remare contro la sua stessa agenda di Economia Circolare, evidenziando i maggiori costi economici che dovranno sostenere i gestori di strutture sportive e il fatto che l’incenerimento e/o le esportazioni extraeuropee hanno un impatto ambientale maggiore rispetto al recupero nei capi sportivi. Lo scorso maggio, subito dopo il voto a favore della moratoria degli Stati membri, ETRA (European Tyre Recycling Association) è arrivata ad accusare la Commissione di accanirsi contro i campi sportivi “per sviare l’attenzione da microplastiche più pericolose”; l’associazione di categoria ha ripetutamente messo in discussione le stime di ECHA (European Chemical Agency) relative al rilascio nell’ambiente di microplastiche causato dai campi sportivi.

Nel frattempo il mondo delle ONG e dell’Ecologismo spingeva nella direzione diametralmente opposta, ossia in favore della moratoria totale. Seas at Risk e Rethink Plastic Alliance, tra le organizzazioni più radicali nel promuovere divieti onnicomprensivi, hanno reiteratamente espresso il loro dissenso verso ogni proposta orientata a messa in sicurezza o misure di mitigazione, argomentando che l’utilizzo di sostanze pericolose nei campi sportivi è sostanzialmente incontrollabile.

Ma ora i giochi sono fatti. Il phase out è iniziato ed è stata anche fissata la data del bando totale: 17 ottobre 2031.

 

Come faranno i Produttori di pneumatici per massimizzare il recupero dei PFU?

Lo abbiamo chiesto ad Andrea Minuti, responsabile delle operazioni di raccolta per il consorzio di produttori PNEULIFE. “Nonostante gli sforzi dei consorzi di produttori di destinare il massimo volume possibile al recupero di materia, oggi a livello nazionale circa il 60% del volume degli pneumatici fuori uso è avviato a recupero energetico, ossia a cementifici che lo usano come combustibile sfruttando l’alto potere calorifico della fibra tessile ottenuta grazie alle operazioni di trattamento. Al Riciclo, che per la gerarchia dei rifiuti è prioritario, viene destinato il rimanente 40%; quest’ultimo è diviso tra il polverino utilizzato come riempitivo per le strutture sportive e una quota minoritaria di acciacio armonico mandato alle fonderie”. Secondo Minuti “le nuove disposizioni normative rischiano di far crollare la quota di Riciclo degli pneumatici. Per questo motivo Pneulife ha deciso di prendere la situazione di petto investendo in attività di ricerca”.

A ottobre, senza attendere la formalizzazione definitiva di una prescrizione europea che già era scontata, il consorzio ha dato il via a un ambizioso progetto che coinvolge il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica del Politecnico di Milano, il quale metterà a disposizione il suo Laboratorio di Ingegneria dei Polimeri (PolyEngLab) per analizzare, innanzitutto, le proprietà della gomma riciclata da destinarsi a nuovo impiego. Saranno quindi definite le caratteristiche chimico-fisiche della gomma ottenuta dagli PFU e successivamente trattata per la fabbricazione di nuovi prodotti, stabilendo in particolare il grado di omogeneità e purezza del materiale da riciclare e la sua processabilità tal e quale o in miscele con materiale vergine.

“Alla luce di queste informazioni” spiega Minuti “sarà possibile valutare alternative di riciclo applicabili su scala industriale. Alla valutazione tecnica dovrà necessariamente seguire un’accurata valutazione di impatto sulla sostenibilità globale dei nuovi processi industriali”.

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari