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Filiere conosciute, filiere etiche. Le novità dall’UE e dalla società civile

La Direttiva europea sulla Corporate Sustainability Due Diligence è alle porte ed è un passo ulteriore verso la trasparenza delle filiere promossa dalla società civile e dai sistemi EPR.

Lo scorso 14 dicembre I legislatori del Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio in merito alla proposta della Commissione sulla Direttiva riguardante la  Corporate Sustainability Due Diligence (CSDDD), che introduce l’obbligo per le imprese di “identificare”, “analizzare”, “prevenire”, “mitigare”, “orientare” e “rimediare” gli impatti delle loro filiere upstream (produzione) e downstream (distribuzione, recupero dei rifiuti) sulle persone e sul pianeta. Il testo include regole relative a sanzioni e responsabilità civile per le imprese che non rispettano le prescrizioni e stabilisce che le imprese debbano adottare strategie e modelli di business compatibili con l’accordo di Parigi sul cambio climatico, e ci sono anche specifici riferimenti al rispetto dei diritti umani (sociali, culturali, dei gruppi vulnerabili, ecc..). Un ulteriore strumento di pressione perché le imprese garantiscano l’eticità delle filiere arriverà dai requisiti relativi ai pubblici acquisti.

Tutti questi vincoli saranno applicati alle grandi imprese, ossia a quelle che hanno più di 500 dipendenti e un fatturato netto mondiale superiore ai 150 milioni di euro. Nel caso delle imprese extraeuropee, i vincoli saranno applicati a partire dai 150 milioni di euro generati dentro i confini dell’Unione Europea. Il settore finanziario per ora è escluso. Ma le novità arrivano anche dalla società civile.

 

App Equa

L’Osservatorio Diritti, testata online indipendente specializzata nel giornalismo d’inchiesta, ha annunciato lo scorso 8 dicembre che creerà un’applicazione interamente dedicata a fornire ai consumatori informazioni sulle filiere dei prodotti disponibili sul mercato. Equa, così si chiama la nuova App, rilancia in una versione digitale e continuamente aggiornabile strumenti di consumo critico che erano già stati introdotti negli anni ’90, quando il Centro Nuovo Modello Sviluppo (coordinato da Francesco Gesualdi, alunno e figlio adottivo di Don Milani) pubblicava periodicamente la Guida al Consumo Critico con l’Editrice Missionaria Italiana.  Negli ultimi trent’anni su questo fronte sono stati fatti passi da gigante: il voto dei consumatori sulla qualità etica delle filiere è sempre più determinante e orienta le scelte produttive dei brand più importanti. A dimostrarlo sono il boom della Corporate Social Responsibility , dei Bilanci di Sostenibilità,  dei Sustainability Manager e di una quantità di altri strumenti sui quali la newsletter Oltreilgreen24 offre costantemente contenuti e aggiornamenti.

 

Sistema SAFE: filiere etiche

“Il lavoro dell’Osservatorio Diritti, come quello di altre analoghe organizzazioni, si occupa soprattutto dell’upstream, ossia di ciò che accade a monte della distribuzione del prodotto. Noi invece ci occupiamo della fase post-consumo, che è la parte più delicata del cosiddetto downstream”, commenta Marco Ferracin di Safe.

“Anche per noi, come per gli enti della società civile che promuovono il consumo critico, e adesso anche per l’Unione Europea, la chiave di tutto è la trasparenza e tracciabilità delle fililere. Ma il nostro lavoro ovviamente è diverso: la nostra missione principale non è quella di informare i consumatori ma quella di coordinare, monitorare e controllare le filiere che ci vengono affidate nel quadro dei regimi della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), garantendo che siano etiche e legali. I consorzi che aderiscono al Sistema SAFE, in particolare, applicano rigorosi strumenti di monitoraggio, auditing e controllo su tutto il percorso dei rifiuti. Le fasi di raccolta, trasporto, End Of Waste, canali di recupero e smaltimento sono rese sicure grazie ad onerose operazioni di controllo che non sono a carico di una singola impresa, perché ciò sarebbe insostenibile, ma a carico di un organismo collettivo di imprese. Un’economia di scala resa possibile dalla collaborazione tra industrie che nel mercato competono tra di loro, ma che quando si tratta di eticità ed adempimenti ambientali uniscono le forze”.

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari