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Il Litio è pericoloso? Alcuni insegnamenti dal caso SEVAL

Le notizie di incendi provocati dalle batterie al litio si moltiplicano e c’è chi inizia a dubitare che si tratti della via giusta per superare i combustibili fossili. Per evitare massimalismi SAFE ha intervistato Colapinto di Ecopower, Cornaggia di Seval e l’esperto Ottaviani. Il problema esiste, ma è ben diverso da quello che in molti si immaginano.

Le uscite mediatiche sugli incendi causati dalle batterie al litio si moltiplicano esponenzialmente e c’è chi inizia a dubitare che si tratti della tecnologia giusta per liberare il mondo dai combustibili fossili. Le notizie non parlano solo degli incendi delle vetture elettriche, che negli obiettivi di Unione Europea e Stati Uniti dovranno sostituire gradualmente quelle a benzina, ma anche piccoli apparati di uso domestico come i cellulari e le sigarette elettroniche.
In che misura esiste un autentico pericolo e in che misura si tratta di un’esagerazione mediatica? Secondo i dati forniti dal National Transportation Safety Board e dal Bureau of Transportation Statistics le auto con meno probabilità di incendio sono proprio quelle elettriche. Negli Stati Uniti, di fatti, ogni 100.000 veicoli hanno preso fuoco 1530 modelli a benzina, 3474 ibridi e solamente 25 elettrici. In Norvegia, dove i veicoli elettrici sono molto diffusi, la protezione civile ha diffuso i dati relativi agli incendi delle automobili mostrando che quelli riguardanti le auto tradizionali con motore a combustione sono stati 20 volte superiori a quelli delle auto elettriche.

Allora dov’è il problema? Importanti spunti di ragionamento possono arrivarci dal caso di SEVAL, azienda leader nel trattamento dei rifiuti che da molti anni collabora con i consorzi Ecoped, Ridomus ed Ecopower.

L’impianto di trattamento rifiuti gestito da Seval a Colico, in provincia di Lecco, ha subito di recente due importanti incendi causati dalle batterie al litio (il primo il 10 novembre e il secondo il 10 dicembre). “Quando accadono questi disastri” spiega Leonardo Colapinto di Ecopower “la prima cosa da fare è capire se tutte le procedure sono state seguite in modo rigoroso. Nel caso delle batterie al litio tutti i nostri fornitori sono tenuti a rispettare le disposizioni di legge e regolatorie non ultime le indicazioni che si trovano all’interno della nostra guida LITEX. Noi abbiamo analizzato i fatti e, nonostante le indagini siano in corso e il Sindaco di Colico abbia ordinato un sequestro probatorio per fare le perizie, siamo ragionevolmente confidenti sulla diligenza di Seval nell’aver rispettato le procedure. Il primo incendio è avvenuto in un’area di stoccaggio ripresa da una telecamera a ciclo continuo. I recipienti ricevuti e stoccati nel sito, all’apparenza regolarmente confezionati, hanno preso fuoco da soli, di domenica, ed erano fermi lì da diversi giorni. La combustione non è quindi scaturita durante una movimentazione, ossia in un momento di stress meccanico. Per ridurre il livello di infiammabilità era stata applicata la vermiculite. Nel secondo incendio, avvenuto una domenica notte, l’addetto alla vigilanza era passato nell’area del focolaio appena 8 minuti prima e la termocamera che rileva gli eccessi di calore aveva registrato una situazione assolutamente normale. Dunque, scartando ogni ipotesi di negligenza da parte di Seval, il campo di osservazione è rimasto sgombro per esaminare gli altri eventuali problemi di processo”.

Marco Ottaviani, consulente di Ecopower, è uno dei principali esperti italiani di procedure di sicurezza per il trasporto delle batterie al litio. “Ho avuto modo di analizzare la dinamica del primo incendio di Seval ed è lampante che il problema è avvenuto a monte della filiera, ossia nelle fasi di raccolta e presentazione al trasporto, perché il rifiuto stoccato non era ancora stato trattato dall’azienda”. E allora cosa può fare un operatore della filiera del rifiuti per evitare di subire, in modo disastroso, le eventuali negligenze di altri attori di filiera? “Nella norma c’è tutto” ci risponde Ottaviani. “Questo significa che seguendo le specifiche procedure di imballaggio e fatti i dovuti controlli, il rischio si minimizza. Ma fino a che punto un player di filiera ha il titolo per controllare che l’altro player si sia comportato bene, al di là delle dovute dichiarazioni? Un player di filiera deve poter contare sulla professionalità di chi lo precede. La tentazione del reato è sempre presente, perché il rispetto delle procedure implica maggiori costi e maggiore sforzo, ma l’ignoranza non è ammessa ed è obbligatorio formare tutto il personale che, a vario titolo, si occupa della preparazione della spedizione di merce pericolosa, incluse le batterie al litio. Evidentemente c’è bisogno di un pieno enforcement delle regole, e questo dipende in buona misura dall’autorità pubblica, anche perché le conseguenze delle trasgressioni non colpiscono solo gli attori di filiera ma, potenzialmente, tutta la collettività. Ad esempio, un camion che trasporta batterie al litio senza aver seguito le procedure potrebbe prendere fuoco mentre è incolonnato in mezzo al traffico, e ad andarci di mezzo sarebbero gli automobilisti che stanno andando a lavoro o portando i figli a scuola. Io lo ripeto sempre: le procedure non sono un fatto burocratico, si tratta di sicurezza!”

“Per scongiurare il pericolo di nuovi incendi abbiamo deciso di riorganizzare le aree di stoccaggio e di aumentare la rotazione del magazzino”, riferisce il responsabile dell’impianto di Seval Francesco Cornaggia. “Mantenendo le nostre giacenze significativamente al di sotto di quanto ci permette l’autorizzazione dell’impianto, possiamo ridurre l’effetto domino”.

Ma qual era l’origine dei materiali che hanno preso fuoco?

“Il primo incendio è nato in un’area di stoccaggio dove giacevano, dopo essere stati selezionati e riconfezionati a norma ADR, accumulatori al Litio. Nel secondo caso l’incendio è partito direttamente in un’area di stoccaggio che conteneva Raee urbani raccolti nelle piazzole ecologiche Comunali”, ci dice Cornaggia.

Ed è a partire da questo punto che è opportuno ragionare. “il rifiuto urbano differenziato non ha mai una purezza del 100%, e questo complica tremendamente le cose” spiega Colapinto di Ecopower. “Nelle piazzole comunali i RAEE vengono accumulati alla rinfusa, non c’è una separazione tra quelli che contengono batterie e quelli che ne sono privi. Il contenuto degli scarrabili ormai è diventato imprevedibile, perché a essere cambiati sono i consumi. Le batterie al litio sono ovunque: nelle bambole, negli spazzolini elettrici, nei frullatori e nelle sigarette elettroniche, e da ognuno di questi oggetti, potenzialmente, può nascere un incendio. Nelle batterie al litio il cosiddetto triangolo del fuoco, composto da combustibile, comburente e innesco, si soddisfa all’interno della cella: il combustibile è il polimero, il comburente è l’ossigeno sprigionato dagli elettroliti e l’innesco è il corto circuito, che avviene quando, con il tempo, i cristalli di litio sviluppano delle protuberanze chiamate dentriti, che tendono a forare la barriera che separa il polo positivo della batteria con quello negativo, e l’eccessiva vicinanza tra i due poli genera surriscaldamento. Le batterie delle automobili e dei macchinari industriali, così come quelle dei marchi che propongono apparati domestici high quality, non sono il vero problema: hanno infatti alti standard di qualità e sono sottoposte a rigorosi test e controlli in fase di produzione. Il rischio riguarda soprattutto le batterie più piccole e di uso domestico, che ormai riempiono i flussi del RAEE differenziato, fabbricate da una moltitudine di produttori; questi ultimi spesso sono extraeuropei e sfuggono al controllo degli standard di sicurezza. Alla luce di questa situazione, è evidente la necessità di agire in due direzioni: innanzitutto le regole dell’intercettazione dei RAEE domestici vanno aggiornate e i cittadini vanno sensibilizzati sui rischi di uno scorretto conferimento. Dopodiché, è urgente ed opportuno rivedere le regole di produzione e importazione degli apparati elettrici ed elettronici low cost, elevando gli standard di sicurezza”.

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