Skip to main content

RAEE nel mondo: il riciclo non va al passo con la produzione

I dati dell’ultimo rapporto Global E-Waste Monitor 2024 sono allarmanti: nel 2022 a livello planetario è stata raggiunto il record di 62 milioni di tonnellate di rifiuti da apparecchi elettrici ed elettronici (RAEE). Dal 2010 al 2022 la quantità di rifiuti gestiti impropriamente è passata da 26 milioni di tonnellate a 48 milioni di tonnellate.

Dati del Global E-Waste Monitor 2024

I dati dell’ultimo rapporto Global E-Waste Monitor 2024, pubblicato lo scorso marzo, sono a dir poco allarmanti: nel 2022 a livello planetario è stata raggiunto il record di 62 milioni di tonnellate di rifiuti da apparecchi elettrici ed elettronici (RAEE), pari a 7,8 kg annui ad abitante. Nel 2010 il volume dei RAEE era di 34 milioni di tonnellate, quindi in soli 12 anni il flusso è quasi raddoppiato.  Nello stesso periodo sono cresciuti anche i volumi raccolti formalmente e poi avviati a riciclo: nel 2010 ammontavano a 8 milioni di tonnellate (23,5% del totale) e nel 2022 a 13,8 milioni di tonnellate (22,3%). Negli anni la quota di riciclo rispetto al totale è leggermente diminuita, ma dato l’aumento esponenziale dei RAEE prodotti non è di certo questo l’indice più significativo. Il dato veramente grave è che la quantità di rifiuti gestiti impropriamente è passata da 26 milioni di tonnellate a 48 milioni di tonnellate nel 2022.

 

“Elettronificazione”

Un disastro ambientale che aumenta la sua portata di anno in anno e che secondo gli autori del Global E-Waste Monitor è dovuto a una forte tendenza all’“elettronificazione” che investe sia il mondo produttivo che gli stili di consumo; tale tendenza è in parte agganciata alla progressiva digitalizzazione di tutti gli ambiti della vita delle imprese e delle persone. L’ ”internet delle cose”, in particolare, estende all’ambito degli “apparecchi elettronici” un gran numero di beni che prima non lo erano. Se la tendenza non cambia, nel 2030 il volume di RAEE salirà a 82 milioni di tonnellate.

Fonte: Global E-waste monitor 2024

 

Categorie che generano più rifiuti

La categoria che genera più rifiuti, con oltre 20 milioni di tonnellate annue è quella dei piccoli apparecchi, come videocamere, giocattoli, forni a micro-onde e sigarette elettroniche. La seconda categoria è quella degli apparecchi di grandi dimensioni, come ad esempio le lavatrici, con  quasi 16 milioni di tonnellate. Ci sono poi gli apparecchi di scambio termico, come frigoriferi e condizionatori, che totalizzano circa 13 milioni di tonnellate, e la categoria dei monitor e degli schermi con quasi 6 milioni di tonnellate. I piccoli IT e apparecchi di telecomunicazione, come i cellulari, contribuiscono con 5 milioni di tonnellate. Chiudono la lista le lampadine, con quasi due milioni di tonnellate, e i pannelli fotovoltaici con 600.000 tonnellate (ma dati i trend di consumo, la quantità dei rifiuti da pannelli fotovoltaici potrebbe addirittura quadruplicare da qui al 2030).

 

Impatto ambientale dei RAEE

L’impatto ambientale della gestione impropria dei RAEE è devastante, e spazia dal rilascio nell’ambiente di mercurio alla contaminazione da plastiche contenenti ritardanti di fiamma bromurati. Senza contare l’inquinamento derivato dai roghi a cielo aperto e i problemi sanitari procurati dall’inalazione di metalli pesanti come piombo, cadmio, cromo e rame.  I paesi che dispongono di un quadro normativo per la gestione dei RAEE sono solo 81 su un totale di circa 200 nazioni.

 

La produzione dei RAEE non è uguale in tutto il mondo

I maggiori produttori siamo noi europei, con una media di 17,6 kg annui ad abitante, seguiti dagli abitanti dell’Oceania (16,1% kg abitante) e da quelli delle Americhe (14,1 kg ad abitante, con gli USA che alzano radicalmente la media). Gli asiatici contribuiscono con 6,4 kg ad abitante e gli africani con solo 2,5 kg. L’alto tasso di riciclo di noi europei (42,8%) non cambia la nostra condizione di maggiori inquinatori del mondo, dato che la quantità procapite dei nostri RAEE gestiti impropriamente raddoppia quella degli asiatici ed è il quintuplo di quella degli africani.

Fonte: Global E-waste monitor 2024

 

Esportazioni E-waste

Nei paesi ad alto e medio reddito, come quelli europei, si stima che almeno 14 milioni di tonnellate annue di RAEE vengano conferite impropriamente nei contenitori del rifiuto indifferenziato. C’è poi l’emorragia incontrollata verso i paesi più poveri, che ammonta ad almeno 3,3 milioni di tonnellate annue, ossia il 65% del volume totale delle esportazioni di E-waste. Il rapporto stima che tra il 33% e il 70% delle esportazioni di elettrodomestici usati sia in realtà composta da RAEE, ossia da apparecchi non realmente riutilizzabili.

Fonte: Global E-waste monitor 2024

I RAEE in Italia

E in Italia cosa succede? I dati 2023 forniti dal Centro di Coordinamento RAEE (CDC RAEE) mostrano che la raccolta proveniente dai nuclei domestici ammonta a quasi 350.000 tonnellate, pari a circa 6 kg ad abitante: un tasso di raccolta pari al 34% dei RAEE prodotti nel paese. Il Green Book 2024, pubblicato da Utlitalia e Utilitatis, fa il punto sulla gestione dei rifiuti in Italia, e in merito ai RAEE evidenzia che “i livelli di raccol­ta sono ancora lontani dagli obiettivi stabiliti dall’Europa (12 kg per abitante) e non sono in grado di incidere sull’economicità del recupero di materie prime critiche”. “Visto il loro valore strategico e le difficoltà nell’approvvigionamento di tali materiali” commentano gli autori del libro “appare indispensabile potenziare la raccolta che sembra essere il vero volano di sviluppo della filiera (…)”.

Non tutte le aziende che dichiarano i quantitativi di RAEE gestiti annualmente al Centro di Coordinamento RAEE svolgono attività di trattamento nel senso più comune del termine“, sottolineano gli autori del Green Book. “Molte, infatti, si occupano solo attività di mo­vimentazione o stoccaggio dei RAEE, senza intervenire con operazioni di messa in sicurezza, recupero e riciclag­gio delle apparecchiature a fine vita. Tra le aziende che svolgono le attività di trattamento, poi, vi è un sottoinsieme di imprese che, oltre ad essere au­torizzate dagli enti preposti, sono anche accreditate per il trattamento presso il Centro di Coordinamento RAEE. Si tratta di impianti che hanno ottenuto una particolare certificazione a seguito del superamento di un audit condotto da verificatori terzi, qualificati dallo stesso Centro di Coordinamento RAEE, durante il quale hanno dimostrato di possedere i requisiti indicati nelle Specifiche Tecniche previste dall’Accordo sul trattamento RAEE, il documento redatto ai sensi dell’art. 33 comma 5 lettera g) del Decreto Legislativo 14 marzo 2014, n. 49 e siglato dal Centro di Coordinamento RAEE e dalle associazioni di rappresentanza delle aziende del trattamento (Asso­raee, Assorecuperi e Assofermet). L’obiettivo dell’Accordo è quello di assicurare adeguati e omogenei livelli di qualificazione delle aziende che gesti­scono i RAEE, sulla base di requisiti tecnici e organizzativi ulteriori rispetto a quanto già previsto dalla normativa di settore”.

“L’obiettivo principale è ricondurre la maggioranza del flusso a filiere di recupero legali e controllate” commenta il Presidente del CDC Raee Giuliano Maddalena. “Il vero problema è che le filiere più torbide, dato che sostengono meno costi, sono in grado di avanzare ai detentori del rifiuto RAEE proposte che dal punto di vista meramente economico sono più vantaggiose. Il CDC RAEE sta investendo sul potenziamento del sistema di raccolta, e i primi risultati di questo sforzono sono già visibili, ma per risolvere il problema alla radice è necessario che a tutti i player, e non solo a quelli delle filiere controllate dai produttori e riconducibili al CDC RAEE, venga imposto il rispetto di alti standard ambientali e di tracciabilità; a quel punto la competizione tra operatori e filiere diventerebbe sana, perché si sposterebbe sul terreno della trasparenza e della qualità”.

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari