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Circolarità tessile, l’Europa fa il punto della situazione

Il nuovo report sul recupero tessile dell’Agenzia Europea dell’Ambiente mostra con chiarezza lo stato dell’arte del settore, ossia il punto di partenza dal quale vanno costruiti gli scenari strategici di circolarità. Nel 2020 l’Europa ha generato quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Il 72,5% di questo enorme volume è finito tra i rifiuti indifferenziati.

Il report sul recupero tessile pubblicato a maggio dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) arriva in un momento delicato: tra sei mesi, il primo gennaio del 2025, la raccolta differenziata dei rifiuti tessili sarà obbligatoria in tutti gli Stati Membri, e nel frattempo il nuovo Parlamento Europeo discuterà i dettagli dell’introduzione obbligatoria della Responsabilità Estesa del Produttore del tessile. Parallelamente entra in vigore il regolamento Ecodesign, che chiede ai produttori tessili di includere un contenuto minimo riciclato nei loro prodotti.  Ma dove si trova esattamente l’Europa in questo momento? Da quale punto di partenza va costruito questo ambizioso scenario di circolarità?

 

La dominanza dell’indifferenziato

I numeri forniti dall’EEA sono impattanti: nel 2020 l’Europa ha generato quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, che equivalgono a circa 16 kg ad abitante. Il 72,5% di questo enorme volume è finito tra i rifiuti indifferenziati, per poi essere avviato a smaltimento nelle discariche e negli inceneritori. Ad essere raccolto in modo differenziato è stato solo il 27,5% del totale, ossia 4,4 kg ad abitante.

Del totale dei rifiuti tessili prodotti, si stima che l’82% siano abiti e prodotti tessili post-consumo, generati dalle utenze domestiche, mentre il resto è stato prodotto da industrie ed imprese.

 

Figura 1. Produzione di rifiuti tessili nel 202 (kg/abitante)

Fonte: EEA, 2024

 

L’EEA invita però a leggere questi dati con cautela, perché alcuni paesi europei non hanno inviato report puntuali (è il caso di Irlanda e Norvegia) e perché ci sono alcune discrepanze metodologiche nei numeri inviati dai singoli paesi: ad esempio l’Italia, diversamente da altri Stati, ha incluso tra i rifiuti industriali anche gli scarti della pelle; altri paesi, invece, hanno scelto di includere nel conteggio dei rifiuti anche abiti usati destinati al riutilizzo che non sono mai stati presi in carico dal sistema di raccolta dei rifiuti.

I rifiuti tessili indifferenziati sfiorano il 4% dell’indifferenziato totale in Francia e Germania, si assestano sul 5% in Spagna ed Austria e superano il 7% in Italia. Anche in questo caso, ammette l’EEA, l’eterogeneità dei dati potrebbe essere in parte causata da discrepanze metodologiche.

Figura 2. Quota di tessili e scarpe nei rifiuti indifferenziati

Fonte: EEA, 2024

 

L’efficacia dei sistemi di raccolta

L’EEA compara efficacia ed efficienza dei diversi sistemi di raccolta differenziata del tessile. Le raccolte in-door, applicate da un numero crescente di punti retail dell’abbigliamento,  garantiscono rifiuti più puliti e facilmente recuperabili: ma la loro accessibilità è limitata perché è legata agli orari di apertura dei negozi; inoltre, i punti di raccolta non sono molto numerosi. Le raccolte door-to-door garantiscono alti tassi di intercettazione ma sono costose e presentano problemi di esposizione ai furti e alle intemperie. Le raccolte per mezzo di contenitori stradali, nonostante il grado di purezza non sia altissimo, offrono il miglior equilibrio costi-benefici e per questo motivo rappresentano l’opzione di raccolta più diffusa in Europa.

L’EEA sottolinea però che i tassi di intercettazione sono ancora molto bassi rispetto al volume globale dei rifiuti tessili prodotti, e prevede che l’aumento del volume intercettato corrisponderà a minori quote di riutilizzabilità e riciclabilità; difatti, le raccolte attuali sono focalizzate nell’attrarre soprattutto gli abiti riutilizzabili (risultato ovvio e naturale di un sistema dove i raccoglitori non sono vincolati ad obiettivi quantitativi, non sono pagati per il servizio di raccolta, e vivono della vendita degli abiti riutilizzabili, ndr).

I tassi di intercettazione del rifiuto tessile variano molto dipendendo dal paese (vedere la figura 3); il Benelux supera abbondamente il 30% di intercettazione, mentre Svezia e Norvegia sono sotto il 5%. La Germania è al 18% e la Francia al 24%. L’Italia si assesta quasi al 15%.

Figura 3. Tasso di intercettazione di rifiuti tessili e scarpe nei paesi europei (dati 2020)

Fonte: EEA, 2024

 

Selezione e recupero

Nel 2020 gli impianti di selezione europei hanno trattato 1,4 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, a fronte di una capacità operativa di circa 1,5 milioni di tonnellate; ma la quantità di rifiuti tessili raccolta in modo differenziato è stata di 1,95 milioni di tonnellate: ciò vuol dire che oltre 500.000 tonnellate di rifiuti tessili sono state inviate a impianti di trattamento extraeuropei. I maggiori selezionatori d’Europa sono la Polonia (capacità di selezione pari a 300.000 tonnellate/anno), l’Olanda (oltre 200.000 tonnellate/anno), la Francia e la Germania (quasi 200.000 tonnellate/anno ciascuna). Ma a quanto sembra ad avere il maggior peso, anche in prospettiva, è la Bulgaria, che tra capacità esistente e capacità pianificata raggiunge la mirabolante quantità di 500.000 tonnellate annue.

Nel rapporto dell’EEA i dati relativi alla capacità di selezione dell’Italia non sono stati presentati.

In merito alla capacità di riciclo, l’EEA si basa su fonti di letteratura tecnica per affermare che in Europa opererebbero 17 imprese del riciclo tessile, le quali sommerebbero una capacità riciclo annuale di circa 1,25 milioni di tonnellate, delle quali 1 milione di riciclo meccanico e 250.000 di riciclo chimico. L’EEA ammette però che il suo censimento è carente, e che nel settore del riciclo meccanico il numero di imprese è molto maggiore. Un numero significativo di imprese è in fase pilota.

 

Responsabilità Estesa del Produttore

La Commissione Europea, nel quadro di una revisione più ampia della Direttiva Quadro sui Rifiuti, propone l’implementazione di regole armonizzate sulla Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) del tessile. L’EPR avrà l’obiettivo di sostenere la raccolta, la selezione, il riutilizzo e il riciclo del tessile, nel quadro di un sistema che stimolerà il design circolare dei prodotti. L’EEA riporta che finora ad applicare regimi obbligatori di EPR tessile sono solo Francia, Ungheria e Olanda; la regione delle Fiandre in Belgio applica un regime volontario, mentre la Croazia obbliga i produttori a facilitare la raccolta differenziata del tipo di prodotto che immettono sul mercato. L’EEA sottolinea che la massiccia esportazione di abiti usati dai paesi in cui vengono raccolti limita in modo sostanziale l’efficacia dei regimi EPR, dato che i corrispettivi EPR concessi alle filiere tendono a rimanere nei paesi esportatori. Questo fa sì che i paesi dove il recupero effettivamente avviene, come quelli africani ed asiatici, non ricevano il supporto finanziario di cui hanno bisogno per gestire adeguatamente il fine vita dei prodotti; per superare questa situazione l’EEA indica come opzione possibile l’applicazione della cosiddetta “Ultimate Producer Responsibility” (UPR), che si basa sulla tracciabilità integrale del percorso dei rifiuti tessili e degli abiti usati, estendendo il principio di responsabilità fino ai paesi dove avviene effettivamente il recupero.

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