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Raccolta RAEE cresce, ma senza controlli sulle filiere gli obiettivi europei restano lontani

Nel 2025 l'Italia ha raccolto 367.000 tonnellate di RAEE su 800.000 dovute: meno della metà dell'obiettivo europeo. La crescita c'è (+2,4%), ma il nodo strutturale rimane irrisolto: le filiere non tracciate competono al ribasso perché non classificano correttamente i rifiuti, non li avviano alle destinazioni previste, e lo smaltimento illegale può costare il 200-300% in meno di quello legale. Finché tutte le filiere non saranno soggette agli stessi controlli, il libero mercato non potrà funzionare in modo virtuoso.

Delle 800.000 tonnellate di RAEE che l’Italia avrebbe dovuto raccogliere nel 2025 per raggiungere l’obiettivo europeo del 65% di raccolta differenziata rispetto all’immesso sul mercato, ne sono state raccolte solo 367.000. Meno della metà dell’obiettivo. C’è stato però un piccolo passo in avanti: un 2,4% in più di raccolta rispetto al 2024, e un secondo anno consecutivo di crescita dopo un periodo in cui la performance era in contrazione.

Nella lettera introduttiva all’ultimo rapporto del Centro di Coordinamento RAEE, pubblicato a marzo, il Presidente Giuliano Maddalena (sostituito ad aprile da Bruno Rebolini per scadenza del mandato)  ha commentato i dati affermando che essi dimostrano chiaramente “l’esistenza di un sistema di raccolta e riciclo consolidato organizzato dai produttori, ma mettono anche in evidenza forti differenze territoriali che incidono sul risultato complessivo e lasciano l’Italia lontana dagli obiettivi europei di intercettazione”.

Il computo è chiaro: a fronte di 9 regioni dove la crescita ha superato il +5% (svetta il Molise, con un +17%), ce ne sono altre che si attestano attorno alla media di crescita nazionale, e 5 dove la raccolta è in contrazione. Il maggiore impatto negativo sulla performance nazionale è determinato dalle popolatissime Campania e Sicilia, che insieme totalizzano oltre 10 milioni di abitanti e che hanno registrato rispettivamente un -2,4% e un -8,3%. Secondo Maddalena occorre “superare quei limiti normativi che oggi non consentono l’attivazione della raccolta presso strutture capillari e fortemente frequentate, che invece potrebbero diventare punti di raccolta sui tragitti abituali delle persone”.

L’obbligo normativo per i punti vendita di comunicare al CdC RAEE i luoghi di deposito dei rifiuti elettronici raccolti (sopravvenuto a fine 2024, ndr), insieme alla decisione di garantire loro condizioni più favorevoli per l’accesso al servizio di ritiro gratuito da parte dei Sistemi Collettivi, contribuirà a migliorare la trasparenza e la tracciabilità dei rifiuti elettronici nel sistema”.

Trasparenza e tracciabilità sono il vero cuore della soluzione, ed è su questo terreno che le filiere organizzate dai produttori giocano la loro sfida contro le filiere più torbide. Le stesse filiere che, purtroppo, continuano ad avere un alto grado di competitività commerciale a causa dei loro costi minori”, ha aggiunto Giuliano Maddalena a maggio, nella sua veste di direttore dei consorzi di produttori ECOPED e Ridomus.

Il vero punto della questione

Il punto della questione era già stato focalizzato nel 2024 dal Presidente di Ecoped Vladimiro Carminati, sulle pagine di Oltre il Green 24, all’indomani dell’avvio del procedimento d’infrazione europeo contro l’Italia per il mancato raggiungimento degli obiettivi. “Noi stimiamo che i RAEE conferiti dai cittadini presso i Centri di Raccolta comunali e i punti Retail siano almeno il doppio di quelli che vengono affidati al Centro di Coordinamento RAEE”, riferiva Carminati nel 2024. “Ciò vuole dire che se l’intera raccolta emergesse saremmo molto vicini al raggiungimento dell’obiettivo europeo”.

“L’Europa non dovrebbe sanzionarci per la mancata raccolta, perché senza alcun dubbio i RAEE vengono raccolti. Il fatto è che non si sa dove vanno a finire! La sanzione dovrebbe riguardare piuttosto le centinaia di migliaia di tonnellate di RAEE che non vengono tracciate e che sono fuori controllo. L’attuale sistema all actors permette al detentore di consegnare il rifiuto raccolto al miglior offerente, e spesso chi offre le condizioni economicamente più vantaggiose riesce a farlo perché non opera in piena legalità, non classifica correttamente i rifiuti, e li avvia a destinazioni inadeguate. Al momento di rivolgersi ai Comuni, purtroppo, le aziende che operano al di fuori dei sistemi di produttori riescono a essere più competitive. Molte di queste aziende sono interessate solo al ferro, classificano impropriamente i RAEE con i codici del ferro, e quindi se ne perde la traccia”.

La chiave di lettura di Carminati è stata confermata al 100% dall’UNODC nel suo rapporto 2026 sui crimini ambientali.  Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine “nel settore dei rifiuti, si è scoperto che è facile prevalere sui competitor che operano nella legalità offrendo opzioni di smaltimento che sono più economiche per la loro natura fraudolenta. Quando le attività illegali sottraggono profitti ai concorrenti legali, ciò può influenzare l’intero mercato dei rifiuti, compresi gli impianti di riciclaggio legittimi. Alcune stime affermano che lo smaltimento illegale dei rifiuti può comportare un risparmio sui costi del 200-300% per il produttore di rifiuti rispetto ai metodi di smaltimento corretti”.

I nuovi strumenti normativi

Giuliano Maddalena ripercorre gli aggiornamenti normativi subentrati nell’ultimo anno e mezzo. “Dopo l’infrazione europea il governo ha preso l’iniziativa con una serie di interventi normativi mirati soprattutto a rafforzare l’intercettazione dei RAEE presso i punti vendita retail, che nonostante gli obblighi di ritiro imposti oltre dieci anni fa dal D.lgs 49/2014, aderivano scarsamente al sistema”.

“Da un lato si semplificano gli oneri burocratici dei retailer, eliminando l’iscrizione dei retailer all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, l’obbligo di compilazione dei FIR e la tenuta dei registri di carico e scarico”.

“Dall’altro lato, si mantiene il loro obbligo di vigilanza sulla destinazione dei rifiuti e si impone loro l’iscrizione e rendicontazione del raccolto al CDC RAEE, in un quadro normativo generale dove, con il decreto Terra dei Fuochi dell’anno scorso, le pene per chi gestisce irregolarmente i rifiuti si sono inasprite sensibilmente”.

“Nel 2025 è subentrata anche la facoltà di ritiro uno contro zero di tutti i RAEE, senza limiti di dimensioni e anche per le vendite a distanza. E più recentemente, grazie al Dl 19/2026, i distributori di AEE professionali sono stati ricondotti agli stessi obblighi e facoltà di ritiro di quelli che vendono gli AEE domestici”.

L’iniziativa dei produttori

Nel 2025, per attrarre flussi alle filiere da loro organizzate, i consorzi dei produttori hanno erogato ai gestori delle raccolte RAEE ben 30 milioni di euro di “premi di efficienza”, assegnati a fronte del raggiungimento di specifici risultati quantitativi e qualitativi nelle operazioni di ritiro. E per il periodo 2026-2027 il CDC RAEE ha siglato un nuovo accordo di programma con le associazioni dei retailer, al fine di rafforzare la sinergia alla luce del nuovo panorama normativo.

“Oggi la raccolta presso i distributori retail garantisce circa un quarto del risultato complessivo dell’intercettazione di RAEE spendibile per gli obiettivi europei, ma ci sono ampi margini per il miglioramento”, sottolinea Giuliano Maddalena. “In altri paesi europei la raccolta retail raggiunge l’80% del volume complessivo”.

Cosa stanno facendo nello specifico Ecoped e Ridomus? “Abbiamo assunto la sfida dell’incremento della raccolta molto sul serio, e per centrare l’obiettivo stiamo andando oltre quello che la legge ci impone di fare. Con il servizio Easyraee, offriamo ai retailer filiere controllate, tracciate, e un totale e sicuro adempimento degli obblighi ambientali e di vigilanza, per far sì che l’onere di ritiro sia vissuto in piena tranquillità. Il livello di controllo sulle filiere del recupero dei RAEE è garantito dal disciplinare Ecoguard®, che prevede controlli su ogni singolo ritiro, visite di campo, audit e altro ancora. Con l’App Myraee adempiamo ai nostri obblighi di comunicazione verso i cittadini, introdotti dal legislatore dopo l’avvio della procedura d’infrazione, non con spirito burocratico ma puntando alla massima efficacia possibile. L’App è scaricabile gratuitamente e segnala ai cittadini, con strumenti facili e intuitivi, dove conferire i RAEE che giacciono nei loro cassetti, cantine e sgabuzzini”.

Il tassello mancante

Tutto questo sarà sufficiente per superare il raddoppio delle quantità tracciate, così come richiesto dall’Europa? “La somma tra innovazioni normative e sforzo dei produttori sta già producendo risultati di miglioramento. Il gap tra le performance di crescita locali va interpretato caso per caso, ci sono ad esempio situazioni come Matera e Caserta, dove la riduzione delle performance è avvenuta a fronte di risultati di partenza che, su alcune frazioni, erano significativamente più alte della media nazionale. È però evidente che per colmare il gap delle 430.000 tonnellate che ancora non rispondono all’appello, c’è bisogno di qualcosa di più.  Noi non siamo contro il sistema all actors, perché quest’ultimo garantisce il libero mercato e il libero mercato è la chiave dell’efficienza. Ma se le uniche filiere soggette a controlli rigorosi sono quelle dei produttori, non ci si può aspettare che il libero mercato operi in maniera funzionale. Occorre quindi moltiplicare i controlli su tutte le filiere, e adottare norme che impongano gli stessi standard di qualità e vincoli di tracciabilità anche alle aziende che operano al di fuori dei sistemi dei produttori”.