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Ecoped e Ridomus: all’infrazione europea sui RAEE va risposto con azioni decisive

L’Europa ha avviato un procedimento di infrazione contro l’Italia per il mancato raggiungimento degli obiettivi di recupero dei RAEE. Come mai il sistema non ha portato i risultati sperati? Quali soluzioni possono essere applicate? Parla Vladimiro Carminati, Presidente dei consorzi RAEE Ecoped e Ridomus.

Cosa succede al sistema RAEE?

Lo scorso 30 agosto il Centro di Coordinamento RAEE (CDC RAEE) ha fornito al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica un quadro esaustivo dei problemi che hanno impedito il raggiungimento degli obiettivi indicati dalla direttiva 2012/19/UE in merito ai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Difatti la Direttiva stabilisce che gli Stati membri debbano garantire la raccolta di almeno il 65% delle AEE (apparecchiature elettriche ed elettroniche) immesse sul loro mercato nazionale o, in alternativa, l’85% dei RAEE prodotti nel loro paese. Ma l’Italia negli ultimi anni si è assestata attorno al 34% di raccolta dell’immesso sul mercato, equivalente a poco meno di 350.000 tonnellate annue di rifiuti: per questo motivo il 2 luglio la Commissione Europea ha notificato all’Italia la procedura d’infrazione n. 2024/2142.

Ragioni del mancato raggiungimento degli obiettivi

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha trattenuto per un mese la lettera europea che illustra i motivi e le osservazioni relativi all’infrazione, e il 22 agosto l’ha condivisa con tutte le parti coinvolte chiedendo loro di spiegare, entro otto giorni, le ragioni del mancato raggiungimento degli obiettivi. Alla luce di queste spiegazioni, il Ministero fornirà all’Europa chiarimenti e adotterà i provvedimenti necessari a conformarsi agli obiettivi comunitari. A ricevere la richiesta dal Ministero sono stati:

a) il CDC RAEE, che coordina gli organismi collettivi di produttori che finanziano ed organizzano le filiere del recupero nel quadro del regime di responsabilità estesa del produttore;

b) l’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), dato che i Comuni sono responsabili dei sistemi di raccolta urbana;

c) le Associazioni di categoria dei produttori, dei distributori e delle aziende che si dedicano alla raccolta e al recupero.

Criticità e possibili soluzioni

Nel rapporto inviato il 30 agosto al Ministero, il CDC RAEE ha fornito una lista di criticità e possibili soluzioni per ognuno dei 5 raggruppamenti di RAEE (R1, R2, R3, R4 e R5). Al di là delle loro specificità, tutti e 5 i gruppi patiscono gli stessi problemi di base: da un lato le raccolte carenti, e dall’altro gli ingenti flussi che, pur venendo intercettati dai sistemi di raccolta, poi “spariscono” in quanto codificati in modo scorretto e avviati a filiere che sfuggono al conteggio del recupero dei RAEE. Le soluzioni chiave proposte per tutti e 5 i gruppi sono tre: 1) comunicare a cittadini e consumatori le modalità di raccolta; 2) trattare tutti i RAEE ricevuti nella maniera corretta; 3) richiedere interventi agli organi di controllo.

È poi reputato fondamentale che il Ministero, così come richiestogli dall’art. 18 del Dlgs. 49/2014, emani un Decreto che determini con maggiore specificità i criteri, le modalità tecniche e le modalità di verifica del trattamento dei RAEE, per renderli conformi alle norme minime di qualità europee. Secondo il CDC RAEE questo decreto dovrebbe includere indicazioni sulla corretta gestione, sui presidi ambientali, e sulle dotazioni minime e requisiti tecnici che gli impianti dovrebbero possedere, a garanzia del trattamento adeguato dei RAEE. Un trattamento adeguato posto in essere da tutti gli impianti di trattamento garantirebbe anche una competizione economica corretta tra questi soggetti.

Carenze del sistema di intercettazione e raccolta

“È arrivato il momento di risolvere il problema alla radice, afferma il Presidente dei consorzi Ecoped e Ridomus Vladimiro Carminati. “All’infrazione europea va risposto con azioni decisive”. I due consorzi di produttori presieduti da Carminati operano nel sistema RAEE avvalendosi del servizio di coordinamento delle filiere di recupero offerto da SAFE – Hub delle economie circolari (che oltre alle filiere RAEE dei due consorzi menzionati, coordina anche filiere di consorzi di produttori di pneumatici, batterie e tessili).

“Il mancato raggiungimento degli obiettivi non è dovuto alle filiere di recupero organizzate dai produttori, ma alle carenze del sistema di intercettazione e raccolta”, ha dichiarato il Presidente.

Secondo gli ultimi dati del CDC RAEE, il 79% dei RAEE viene intercettato nei Centri di Raccolta Comunali, mentre il rimanente 21% fa capo ai Luoghi di Raggruppamento organizzati dai Consorzi di Produttori per accogliere i flussi intercettati presso i distributori retail (che sono tenuti a ricevere i RAEE dai cittadini/consumatori in base ai meccanismi dell’“uno contro uno” e dell’“uno contro zero”) o dagli installatori (ai quali frequentemente i cittadini/consumatori affidano le apparecchiature da sostituire).

“Le filiere di riciclo dei RAEE messe in piedi da noi e dagli altri organismi dei produttori non hanno alcun problema nell’assorbire i flussi raccolti, e potrebbero gestire senza sforzo flussi maggiori di quelli attuali. I sistemi di ritiro dei produttori coprono tutta Italia incluse le piccole isole e i Comuni in alta montagna, e il 97% dei ritiri avviene on time. Occorre quindi chiedersi cosa accade a monte: come mai il flusso destinato alle filiere di recupero dei produttori, che è il flusso contabilizzato per gli obiettivi europei, continua ad essere insufficiente? Cosa sta succedendo al livello della raccolta e dell’intercettazione? Come mai le richieste di ritiro che arrivano al CDC RAEE sono così poche?”.

“In merito all’intercettazione, va preso atto che molti piccoli RAEE rimangono nei cassetti, a casa dei cittadini, e perché escano dai cassetti bisogna far sì che l’accesso ai punti di raccolta sia facilitato e promosso. A volte i Centri di Raccolta comunali sono fuori mano, lontani dalle abitazioni e dai percorsi abituali dei cittadini, oppure hanno regole d’accesso limitanti; i Retailer, dal canto loro, che per legge sono obbligati a ricevere i RAEE dai cittadini/consumatori, spesso non promuovono questa possibilità con i loro clienti; dei circa 200.000 retailer che avrebbero l’obbligo di intercettare i RAEE, solo 10.000 hanno dichiarato di averlo fatto.  Ma questa è solo una parte del problema. Noi stimiamo che i RAEE conferiti dai cittadini presso i Centri di Raccolta comunali e i punti Retail siano almeno il doppio di quelli che vengono affidati al Centro di Coordinamento RAEE. Ciò vuole dire che, se l’intera raccolta emergesse saremmo molto vicini al raggiungimento dell’obiettivo europeo”.

“L’Europa” dice Carminati” non dovrebbe sanzionarci per la mancata raccolta, perché senza alcun dubbio i RAEE vengono raccolti. Il fatto è che non si sa dove vanno a finire! La sanzione dovrebbe riguardare piuttosto le centinaia di migliaia di tonnellate di RAEE che non vengono tracciate e che sono fuori controllo. L’attuale sistema all actors permette al detentore di consegnare il rifiuto raccolto al miglior offerente, e spesso chi offre le condizioni economicamente più vantaggiose riesce a farlo perché non opera in piena legalità, non classifica correttamente i rifiuti, e li avvia a destinazioni inadeguate. Al momento di rivolgersi ai Comuni, purtroppo, le aziende che operano al di fuori dei sistemi di produttori riescono a essere più competitive. Molte di queste aziende sono interessate solo al ferro, classificano impropriamente i RAEE con i codici del ferro, e quindi se ne perde la traccia”.

Trasparenza e legalità delle filiere

“Il tempo delle soluzioni non può più essere rimandato”, prosegue Carminati. I produttori, nonostante la legge non glielo chieda, stanno facendo di tutto per incrementare i livelli di intercettazione e raccolta e alimentare le loro filiere tracciate e regolari. Negli ultimi 15 anni i Consorzi hanno consegnato ai sistemi di raccolta oltre 200 milioni di euro di premi di efficienza, fatto bandi per 25 milioni di euro perché migliorassero le strutture di raccolta, e speso 5 milioni di euro in azioni di comunicazione. Oltre a questo, i consorzi che aderiscono a SAFE sono direttamente impegnati in azioni di sensibilizzazione con i giovani, perché consegnino i vecchi cellulari e le altre apparecchiature che si trovano nei cassetti di casa, e stanno realizzando percorsi di coinvolgimento e sensibilizzazione degli installatori delle caldaie perché consegnino il rottamato in modo corretto. Questi sforzi hanno dato frutto, ma finché l’iniziativa per l’incremento delle raccolte tracciate non sarà assunta con decisione anche a livello normativo e istituzionale, raggiungere gli obiettivi europei sarà impossibile “.

Secondo il Presidente di SAFE “non c’è bisogno di mettere in discussione il sistema all actors perché quest’ultimo garantisce il libero mercato, e il libero mercato è la chiave dell’efficienza. Ma se le uniche filiere soggette a controlli rigorosi sono quelle dei produttori, non ci si può aspettare che il libero mercato operi in maniera funzionale. Occorre quindi moltiplicare i controlli su tutte le filiere, e adottare norme che impongano gli stessi standard di qualità e vincoli di tracciabilità anche alle aziende che operano al di fuori dei sistemi dei produttori. Limitarsi a chiedere ai detentori di RAEE di garantire che i rifiuti urbani siano destinati ad “adeguato trattamento” evidentemente non è sufficiente. Ma perché essi comincino ad operare efficacemente in favore della trasparenza e legalità delle filiere, sono necessarie semplificazioni procedurali e misure per la riduzione dei loro oneri. Perché il livello di intercettazione delle raccolte comunali aumenti, bisogna andare al di là delle piazzole comunali, organizzando rotte di raccolta stradale e domiciliare”.

“Le regole andrebbero cambiate per i distributori retail. Uno dei motivi per cui i dettaglianti non sono entusiasti di fare il loro lavoro di intercettazione è la responsabilità penale legata ad eventuali errori nei registri dei rifiuti; ogni singolo errore rischia di avere conseguenze penali, e non trattandosi di operatori specializzati nella gestione dei rifiuti è comprensibile che vivano questa situazione con preoccupazione e stress. Sarebbe giusto alleviare la loro condizione sollevandoli dalla responsabilità di gestione dei depositi preliminari ubicati nei punti retail; se questi depositi fossero invece gestiti dal Centro di Coordinamento i RAEE i produttori avrebbero la possibilità di svolgere una funzione di garanzia, mettendo in campo le competenze e le capacità adeguate”.

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari