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Nuova Direttiva “ecodesign”: la parola al sistema moda

Sergio Tamborini e Mauro Chezzi di Sistema Moda Italia hanno spiegato alla redazione di SAFE la visione strategica del settore tessile-abbigliamento made in italy di fronte alla sfida globale della progettazione ecocompatibile del prodotto. “L’Ecodesign è il cuore della circolarità, la valvola che integra e redistribuisce tutti gli aspetti della sostenibilità”.

“Il Made in Italy tradizionalmente si distingue per l’eccellenza qualitativa, un connotato integrato oggi a quello di sostenibilità. La progettazione ecocompatibile dei prodotti, nel settore tessile-abbigliamento è una rotta concreta e tangibile, sulla quale molte imprese stanno investendo importanti risorse e non è più un concetto di nicchia”, riferisce il Presidente di Sistema Moda Italia Sergio Tamborini. “L’Ecodesign è il cuore della circolarità, la valvola che integra e redistribuisce tutti gli aspetti della sostenibilità, dal risparmio delle risorse all’efficienza ambientale dei processi, fino ad arrivare al recupero delle materie secondarie e alla durevolezza dei prodotti”.

A brevissimo l’Ecodesign diventerà un percorso obbligato per tutti. Di fatti il testo della nuova direttiva europea Ecodesign for Sustainable Product Regulation (ESPR), più semplicemente definita “direttiva Ecodesign” è stata approvato dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ed è in procinto di essere votato in adunanza plenaria. A differenza della direttiva sull’ecodesign del 2009, che si concentrava soprattutto sui criteri di concessione dei marchi CE sulle etichette dei prodotti, questa volta le prescrizioni sono stringenti e includono elementi vincolanti in merito alla progettazione e gestione dei prodotti. “E’ arrivato il tempo di abolire il modello prendi-fai-smaltisci, così dannoso per  I’ambiente, per la nostra salute e per l’economia” ha dichiarato l’eurodeputata vicentina Alessandra Moretti, che è stata nominata relatrice del percorso assieme alla svedese Jessica Polfjard. “Questa legge” assicura l’On. Moretti “garantirà che i nuovi prodotti siano progettati in modo da beneficiare tutti quanti, rispettando i limiti del nostro pianeta e proteggendo l’ambiente. I prodotti sostenibili diventeranno la norma e permetteranno ai consumatori di risparmiare energia, riparare facilmente e fare scelte ecologicamente smart quando fanno la spesa, risparmiando soldi sul lungo termine”.

 

Assi sui quali poggia la direttiva

I principali assi sui quali poggia la direttiva sono:

  • Passaporto Digitale del Prodotto (DPP). Il livello di tracciabilità ed efficienza delle filiere sarà incrementato per mezzo de “la registrazione, il trattamento e la condivisione elettronici delle informazioni relative ai prodotti tra le imprese della catena di fornitura, le autorità e i consumatori” (nel capitolo 8.4 sono fornite maggiori informazioni).
  • Divieto di distruzione dell’invenduto. Le imprese dovranno comunicare annualmente le quantità del loro invenduto, spiegare le motivazioni dell’esubero e offrire informazioni su come verrà gestito (riutilizzo, riciclo, eccetera). La distruzione di beni invenduti sarà fortemente limitata e in molti casi, come per l’abbigliamento, gli accessori di abbigliamento e le calzature, sarà sostanzialmente proibita. La proibizione sarà applicata in via immediata sulle grandi imprese ed entrerà in vigore 6 anni dopo per le medie imprese; ne sono invece esenti le piccole imprese e le microimprese (che però verranno monitorate perché non vengano rifornite di prodotti da distruggere al fine di aggirare la norma). In generale, per qualsiasi tipo di prodotto, le imprese dovranno dichiarare pubblicamente il volume delle loro giacenze invendute o scartate e il modo in cui esse vengono gestite (con quali quote di riutilizzo, riciclo, smaltimento, ecc..). Per diminuire la quantità degli stock non venduti, e coerentemente con l’obiettivo strategico di digitalizzare i processi economici e produttivi, saranno promossi strumenti che velocizzino i feedback procedenti dal mercato finale facilitando le produzioni on demand.
  • Progettazione ecocompatibile dei prodotti. Quest’ultimo punto, vero asse portante della direttiva, prevede l’adozione di requisiti tecnici che punteranno a migliorare i seguenti aspetti del prodotto:

 

L’Ecodesign nel settore tessile-abbigliamento

“Ora tutto si gioca sugli atti delegati che la Commissione Europea dovrà redigere perché le linee generali della direttiva siano concretamente applicate” spiega Mauro Chezzi, vicedirettore di Sistema Moda Italia referente associativo per il consorzio Retex.Green, incaricato di sviluppare e gestire le filiere della circolarità tessile. “Questi atti dovranno specificare nel dettaglio gli obblighi e le procedure che le industrie, distributori, importatori e marketplace dovranno applicare in merito alle singole categorie di prodotto industriale. Gli atti delegati, così come stabilisce la giurisprudenza europea, possono essere adottati previa consultazione dei gruppi di esperti, composti da rappresentanti di tutti i paesi dell’UE, che si riuniscono su base periodica oppure occasionale e successivamente a round di consultazione aperti a tutti  cittadini. Una volta che la Commissione ha adottato l’atto, il Parlamento e il Consiglio hanno un paio di mesi di tempo per formulare obiezioni. Se non lo fanno, l’atto delegato entra in vigore.  Nell’elaborazione degli atti delegati sui requisiti di prodotto, per il periodo 2024-2027 la Commissione darà priorità ai prodotti tessili e in particolare a indumenti e calzature”.

“Il settore Made in Italy già da anni, per propria iniziativa, segue delle linee guida finalizzate a migliorare la sostenibilità dei prodotti. Nel 2016 Camera Nazionale della Moda Italiana e Associazione Tessile e Salute, in collaborazione con Sistema Moda Italia, hanno elaborato esaurienti Linee Guida sui requisiti eco-tossicologici per gli articoli di abbigliamento, pelletteria, calzature e accessori. Sempre nel 2016, Sistema Moda Italia ha predisposto una Guida per aiutare gli associati ad assolvere gli adempimenti della normativa REACH sulle sostanze chimiche tossiche e pericolose. Nel 2018 abbiamo nuovamente collaborato con Camera Nazionale della Moda Italiana nell’elaborazione di Linee Guida sui requisiti eco-tossicologici per le miscele chimiche e gli scarichi industriali delle aziende manifatturiere”.

“Nel dialogo con la Commissione relativo all’atto delegato sull’Ecodesign nel settore tessile-abbigliamento, puntiamo a ottenere requisiti che reggano il livello di sofisticazione della nostra industria. Dal punto di vista burocratico, ovviamente, la via più semplice sarebbe quella di innalzare al massimo tutti i parametri dell’ecosostenibilità, senza tener conto dei processi produttivi e delle proposte di valore. Ma in un mercato globale del tessile, in cui l’Italia rappresenta la nicchia della creatività con la “C” maiuscola ci siamo specializzati nel fine tuning con il consumatore.  La durevolezza dei capi, che per l’Unione Europea è il punto di partenza della progettazione ecocompatibile, non si misura infatti solamente in base al grado di resistenza fisica del prodotto, ma anche in termini di ingaggio emotivo con il consumatore. È ovvio che una camicetta in chiffon di seta ha caratteristiche di delicatezza che non consentirebbero un uso continuo, ma sarebbe assurdo considerarla un prodotto anti-ecologico: si tratta di abiti di alto valore che nella vita vengono usati molto poco, solo in occasioni speciali, e che rimangono sempre nell’armadio perché hanno un carattere iconico; a volte vengono tramandati per generazioni passando di madre in figlia”.

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari