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La svolta ecologica della moda ha bisogno di nuove figure

Giulia Crivelli e Giorgio Pogliotti spiegano con fatti e numeri qual è il fabbisogno di competenze del settore italiano della moda in merito alla transizione ecologica. Da qui al 2027 saranno necessarie decine di migliaia di manager e tecnici, con profili che spesso sono difficili da reperire sul mercato.

La domanda di lavoro delle imprese del sistema moda, nel medio periodo, sarà sempre più orientata alla ricerca di competenze professionali specifiche per gestire la transizione ecologica, verso manager e tecnici in grado di orientare le aziende in direzione della sostenibilità: dall’approvvigionamento di materie prime e semi lavorati al controllo del fine vita, con le attività connesse di raccolta dati, rendicontazione e corretta informazione al pubblico.

 

Il fabbisogno

Il sistema Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, stima che il fabbisogno complessivo del sistema moda tra il 2023 e il 2027 sia di 72.900 nuovi occupati. Considerando i soli comparti di tessile, abbigliamento e accessori, la stima più conservativa è di un fabbisogno di 63mila nuovi occupati fino al 2027, che salgono a 94mila nella stima più favorevole. Ma quali sono le professioni con una richiesta emergente? Dall’attività di scouting condotta da Assolavoro e Datalab sui profili professionali più richiesti nei principali portali di raccolta vacancy (Linkedin, Trovit e Indeed) e tra le Agenzie per il lavoro associate, spiccano nuove figure professionali rivolte ad attività legate alla sostenibilità, nell’ambito delle funzioni di pianificazione e controllo (in inglese, Sustainability Specialist-Fashion, Environmental Reporting Coordinator). La domanda delle imprese si rivolge anche ad altre figure professionali che dovranno contribuire a riorientare le competenze verso la gestione dei processi di sostenibilità: nell’area management, controllo, amministrazione spiccano figure come Finance & Controlling Specialist, Finance Governance and Compliance Analyst. Nell’area analisi e monitoraggio la richiesta è per profili come il Digital Analytics Manager e il Business Performance Management Analyst.

 

Le politiche europee

Per industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature quasi la metà delle professioni ricercate è di difficile reperimento. Queste figure rispondono a una dinamica produttiva caratterizzata dalle politiche dell’Unione europea sempre più indirizzate verso la ricerca di una maggiore sostenibilità in un settore considerato tra i più inquinanti e impattanti sull’ambiente. L’obiettivo entro il 2030 è quello di trasformare il sistema produttivo puntando su prodotti tessili più durevoli e riciclabili, con un ampio utilizzo di fibre riciclate e fabbricate senza sostanze pericolose e nel rispetto dell’ambiente. L’introduzione della cosiddetta “Responsabilità estesa del produttore”, poi, impegnerà il settore ad assumere la piena responsabilità del ciclo di vita dei prodotti, compresa la fase di fine vita. Si prevede inoltre l’introduzione del “passaporto digitale” (si veda anche Il Sole 24 Ore del 20 febbraio sul caso Limonta), un’etichetta con dati leggibili digitalmente con le informazioni sul grado di ecosostenibilità del prodotto, la tipologia dei materiali, la riciclabilità. Ma le imprese sono pronte? Secondo l’Istat il 67% delle imprese del sistema moda hanno avviato azioni di tutela ambientale, con processi produttivi che riducono l’impatto delle attività soprattutto nel segmento più impattante, nella concia e nella pelletteria. Si va da interventi di risparmio del materiale utilizzato nei processi produttivi e di raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti, alle azioni di contenimento di prelievi e consumi d’acqua e delle emissioni.

 

Il sistema moda

È una sfida importante per un settore, il sistema moda nel suo complesso, che nel 2023 occupava oltre 600mila addetti, distribuiti su circa 60mila imprese, con un fatturato complessivo di oltre cento miliardi (dati Camera nazionale della moda). Il rapporto di Assolavoro e Datalab evidenzia però una struttura produttiva polverizzata, sul piano numerico predominano le imprese in forma singola o libero professionale o autonoma (54,3%), insieme alle società di persone che rappresentano il 12,4% del totale. Le restanti imprese sono suddivise tra società a responsabilità limitata (31%) e società per azioni (1,6%). Lo stesso quadro viene restituito dalla distribuzione per classi di addetti, con oltre un quarto degli occupati impiegati nelle micro imprese fino a 9 addetti e solo il 15% nelle grandi imprese oltre 250 addetti. Un ulteriore 19,8% è occupato nelle medie imprese da 50 a 249 addetti, ma a prevalere con il 37,6% degli occupati sono le imprese tra 10 e 49 addetti.

 

La presenza sul territorio

Nel confronto con il resto del manifatturiero qui c’è una maggiore presenza di occupati nelle micro imprese (27,7% contro 21,2%). Il costo del personale del sistema moda incide per l’8,4% sul totale del manifatturiero (a fronte di una quota di occupati pari all’11,8%), perché il costo medio per dipendente è inferiore rispetto al totale del manifatturiero, come conseguenza della minore specializzazione e qualifica della forza lavoro del comparto. Il sistema moda, infatti, è caratterizzato da un’alta intensità di manodopera con qualifiche ridotte e basso costo. Rispetto al manifatturiero ci sono più operai: rappresentano il 71,9% nel sistema moda (contro il 65,6%). Sempre nel confronto con il resto del manifatturiero, ci sono più lavoratrici nel sistema moda: la quota di donne sul totale degli occupati è del 55,5%, il doppio rispetto al 27,8% del manifatturiero. A livello territoriale gli occupati sono presenti soprattutto in Lombardia (19,5%), Veneto (15%) e Toscana (23,9%). I singoli comparti sono però radicati anche in altre regioni, il tessile ha una presenza ampia in Piemonte, l’abbigliamento in Emilia-Romagna, per pelletteria e concia una quota rilevante di occupati è in Campania e Toscana, per le calzature nelle Marche e in Puglia.

 

Il progetto Altagamma

Va ricordato che la richiesta del sistema moda non riguarda solo le figure legate alla sostenibilità ambientale. Ci sono carenze o veri e propri mismatch (efficace termine inglese per indicare il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro) anche per tutte le altre figure delle diverse filiere, che nell’accezione allargata del sistema comprendono oreficeria e cosmetica. Proprio per cercare di risolvere il mismatch è nato Adotta una scuola, il progetto Altagamma arrivato alla terza edizione (si veda Il Sole 24 Ore del 24 gennaio). Anche perché nel manifatturiero il disallineamento interessa un’assunzione su due e arriva al 60% per le competenze scientifico-tecnologiche. Adotta una scuola, nato dalla collaborazione di Altagamma con il ministero dell’Istruzione e del merito, è un progetto che intende dare nuovo vigore al dialogo tra scuola e imprese, rafforzando l’alleanza tra il mondo produttivo e in particolare tra le aziende del lusso e gli istituti tecnici e professionali. Secondo le stime di Altagamma e Unioncamere, l’alto di gamma italiano avrà necessità di 346mila profili tecnici e professionali (rispetto ai 236mila stimati nel 2019). Quasi certamente si tratta di previsioni che andranno prossimamente aggiornate, includendo i profili legati al tema della sostenibilità sollevato dallo studio Unioncamere-Anpal.

di Giulia Crivelli e Giorgio Pogliotti | Sole24ore Professionale