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La sicurezza dell’Ue? Passa dal piano per le materie strategiche

Con l’adozione del piano RESourceEU alla fine del 2025, la Commissione Europea ha messo nero su bianco il cambio di paradigma: l’accesso a minerali e materiali strategici non è più soltanto un problema industriale o ambientale, ma un elemento centrale della politica economica e geopolitica dell’Unione. Leggi l’articolo di Raffaele Lupoli.

di Raffaele Lupoli

Stretta nella morsa Usa-Cina, la fragile Europa prova faticosamente a ritrovare su alcuni temi una dimensione unitaria e a spingere nella direzione dell’indipendenza strategica.  E l’approvvigionamento delle materie prime critiche è uno dei principali banchi di prova della sicurezza economica europea. Con l’adozione del piano RESourceEU alla fine del 2025, la Commissione ha messo nero su bianco il cambio di paradigma: l’accesso a minerali e materiali strategici non è più soltanto un problema industriale o ambientale, ma un elemento centrale della politica economica e geopolitica dell’Unione. Questo cambiamento riflette una realtà ormai consolidata: la transizione verde, la digitalizzazione e il rafforzamento delle capacità di difesa europee dipendono da catene di fornitura globali altamente concentrate e politicamente fragili, materie prime strategiche di cui l’Europa dispone in quantità limitata e che vengono in larga parte trasformate fuori dai suoi confini.

Dalla dipendenza alla gestione del rischio

Il RESourceEU Action Plan nasce come estensione e rafforzamento del Critical Raw Materials Act, di cui riconosce implicitamente i limiti temporali e industriali: fissare obiettivi al 2030 non basta se nel frattempo il contesto geopolitico accelera e la competizione globale per le risorse si intensifica. Per anni, gran parte dell’industria europea ha beneficiato di un accesso relativamente stabile e a basso costo alle materie prime critiche, senza che la concentrazione geografica delle filiere venisse percepita come un problema strategico. Oggi questa percezione è cambiata radicalmente. Il nodo non è tanto l’estrazione in sé, quanto le fasi intermedie della catena del valore – raffinazione, separazione chimica, produzione di materiali attivi – dove si concentra il vero potere industriale.

Nel settore automotive e delle batterie, questa realtà si traduce in una vulnerabilità che incide direttamente sulle strategie industriali. La crescente elettrificazione dei trasporti aumenta la domanda di litio, nichel, cobalto e grafite lavorata, mentre la capacità europea di trasformazione resta limitata. Il risultato è che anche produttori altamente tecnologici dipendono da input che arrivano da poche giurisdizioni, con implicazioni dirette su costi, pianificazione e sicurezza degli investimenti. RESourceEU prende atto di questa asimmetria e introduce strumenti pensati per ridurre il rischio sistemico, pur riconoscendo che ciò comporterà un aumento dei costi di breve periodo per le imprese.

Una dinamica analoga si osserva nel settore delle energie rinnovabili. L’eolico, in particolare, dipende fortemente dai magneti permanenti che contengono terre rare, un segmento in cui l’Europa è quasi totalmente importatrice. Qui il piano europeo non promette un’immediata autosufficienza, ma punta a creare le condizioni per una diversificazione graduale, sostenuta da investimenti in riciclo, innovazione tecnologica e maggiore coordinamento della domanda industriale. L’elemento chiave è la consapevolezza che la sicurezza energetica non può essere separata dalla sicurezza delle filiere materiali che la rendono possibile.

Nel campo dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali, il discorso si fa ancora più sensibile. Materiali come gallio e germanio, citati nel perimetro delle materie prime strategiche, sono sempre più associati a tecnologie a uso duale. Questo rafforza la tendenza alla securitizzazione delle catene di fornitura, rendendo l’industria europea più esposta a decisioni politiche e restrizioni commerciali improvvise.

Filiere come strumento di potere

Per comprendere queste trasformazioni industriali bisogna guardare al contesto geopolitico globale, dominato dalla Cina non solo perché dispone di risorse, ma perché controlla da anni le fasi più complesse, impattanti e capital-intensive della lavorazione. Questo le conferisce un potere strutturale che va ben oltre il commercio e che può essere, in determinate circostanze, utilizzato come leva geopolitica. Gli Stati Uniti hanno risposto a questa realtà adottando un approccio sempre più orientato alla sicurezza nazionale, fondato su sussidi, controlli all’export e ricostruzione di filiere “tra alleati”. Fino alla politica apertamente conflittuale e basata su dazi e azioni ostili che sta caratterizzando questa nuova presidenza Trump. Questa strategia, pur rafforzando la resilienza statunitense, contribuisce a una frammentazione del mercato globale e crea tensioni anche con partner storici, inclusa l’Europa, alla quale non resta che tentare di evitare di rimanere schiacciata tra i due giganti. ReSourceEU riflette la volontà di ridurre le dipendenze più critiche senza rinunciare completamente a un ordine commerciale aperto. Tuttavia, la sua architettura mostra chiaramente che Bruxelles considera ormai le materie prime come un asset strategico, da gestire con strumenti tipici della politica industriale e della sicurezza economica.

Strategie unitarie e de-risking

Il contributo più innovativo dell’Action Plan, come emerge dal documento ufficiale della Commissione, è la creazione di una infrastruttura di governance europea delle materie prime critiche. L’istituzione del European Critical Raw Materials Centre, prevista per quest’anno, risponde all’esigenza di superare la frammentazione nazionale e di dotare l’UE di una capacità permanente di analisi, coordinamento e intervento.

Il Centro non è concepito come un semplice osservatorio, ma come un attore operativo in grado di monitorare i mercati, individuare colli di bottiglia, facilitare l’aggregazione della domanda industriale e coordinare acquisti congiunti e stoccaggi strategici. Questa impostazione riflette una lezione appresa durante le crisi recenti: senza una visione d’insieme e strumenti comuni, il mercato unico rischia di trasformarsi in un insieme di risposte nazionali scoordinate.

Un altro pilastro del piano è il de-risking degli investimenti. La Commissione riconosce che molte fasi della catena del valore delle materie prime critiche sono percepite come troppo rischiose dal capitale privato, soprattutto in Europa. Per questo RESourceEU prevede una combinazione di strumenti finanziari e di coordinamento pubblico-privato finalizzati a rendere bancabili progetti di estrazione, lavorazione e riciclo, accelerando al contempo le procedure autorizzative.

Il ruolo dell’economia circolare

Particolare attenzione è riservata all’economia circolare. Il piano insiste sul fatto che il riciclo e il recupero dei materiali non sono una soluzione marginale, ma una componente strutturale della sicurezza delle forniture.

Il documento riconosce esplicitamente che, nel medio periodo, l’Unione europea non potrà colmare le proprie dipendenze critiche facendo leva esclusivamente sull’estrazione primaria e che l’unica leva realmente scalabile e compatibile con i vincoli ambientali europei è l’integrazione sistematica delle materie prime seconde nel mercato unico. In quest’ottica, RESourceEU prevede azioni mirate per sviluppare capacità industriali avanzate di raccolta, separazione e trattamento dei flussi di rifiuti ad alto contenuto strategico – in particolare batterie a fine vita, magneti permanenti, rifiuti elettronici e rottami metallici complessi – sottolineando come l’attuale sottoutilizzo di questi flussi rappresenti una perdita economica e strategica. Il piano insiste inoltre sulla necessità di superare frammentazioni normative e barriere di mercato che oggi limitano la circolazione delle materie prime riciclate tra Stati membri, indicando il rafforzamento del coordinamento europeo e il ruolo futuro dell’European Critical Raw Materials Centre anche nella mappatura dei flussi secondari e nell’allineamento tra offerta e domanda industriale. In questa prospettiva, la circolarità viene concepita non solo come strumento ambientale, ma come meccanismo di de-risking geopolitico, capace di ridurre l’esposizione dell’industria europea a shock esterni e a concentrazioni di mercato, trasformando rifiuti e prodotti a fine vita in una risorsa strategica interna e relativamente stabile.

Una strategia necessaria, ma non priva di rischi

Nel suo insieme, RESourceEU rappresenta un tentativo ambizioso di trasformare una debolezza strutturale in una strategia industriale di lungo periodo. Tuttavia, il piano solleva anche interrogativi politici ed economici. La crescente securitizzazione delle materie prime rischia di accentuare conflitti sociali e ambientali, sia all’interno dell’UE sia nei paesi partner, e di creare nuove dipendenze “amiche” al posto di quelle attuali. La sfida per l’Europa sarà quindi duplice: da un lato, costruire catene di approvvigionamento più resilienti e meno concentrate; dall’altro, evitare che la risposta alla vulnerabilità esterna si traduca in una chiusura eccessiva o in una corsa globale alle risorse che l’UE, per struttura e valori, faticherebbe a sostenere. Il successo di RESourceEU non dipenderà solo dal numero di progetti finanziati o dalla quantità di materie prime assicurate, ma dalla capacità dell’Unione di integrare politica industriale, sostenibilità e geopolitica in una visione coerente. È su questo terreno che si giocherà una parte decisiva della competitività europea nel prossimo decennio.