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L’era della competizione e i rischi globali già divenuti realtà

Una fase di instabilità sistemica, in cui rischi geopolitici, economici, climatici e tecnologici non solo convivono, ma si potenziano a vicenda generando un panorama sempre più difficile da governare. Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum definisce così questo complicato e per certi versi sorprendente momento storico. Leggi l’articolo di Raffaele Lupoli.

di Raffaele Lupoli

Una fase di instabilità sistemica, in cui rischi geopolitici, economici, climatici e tecnologici non solo convivono, ma si potenziano a vicenda generando un panorama sempre più difficile da governare. Lo definisce così, il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum, questo complicato e per certi versi sorprendente momento storico. Nell’anno iniziato con il blitz ordinato da Trump in Venezuela, la sua pretesa di annettere la Groenlandia e la reazione di buona parte dei leader europei che annunciano il “bazooka” come risposta, sembra una facile profezia l’analisi frutto dell’ascolto di 1.300 esperte ed esperti provenienti dal mondo accademico, aziendale, governativo, delle organizzazioni internazionali e della società civile. Le interviste sono state realizzate tra agosto e settembre 2025 e il quadro di incertezza che ne emerge disegna uno scenario fosco per l’umanità nel breve sia nel lungo periodo: il 50% degli intervistati prevede infatti prospettive turbolente o tempestose nei prossimi due anni, con un peggioramento, stando all’opinione del 57% degli intervistati, nei prossimi 10 anni.

Guerre commerciali e rischi sistemici

Nel breve termine, la competizione geo-economica emerge come principale minaccia globale, in gran parte legata all’uso di dazi, barriere commerciali e sanzioni come strumenti di pressione tra grandi potenze. Non a caso la “geoeconomic confrontation” è balzata ai primi posti nelle previsioni biennali rispetto alle edizioni precedenti del report. E gli esperti segnalano che dazi e restrizioni all’accesso alle tecnologie critiche rischiamo di trasformarsi in ordigni di instabilità per catene di approvvigionamento già fragili. Sono sempre di più gli eventi che già oggi confermano la fondatezza di questo allarme: il “nazionalismo delle risorse”, ad esempio, quest’anno potrebbe spingere l’oro a 5.000 dollari e l’argento, designato dal governo USA come materia prima critica, fino a 100 dollari. Negli ultimi giorni del 2025 la Cina ha infatti limitato l’export dell’argento per garantire la sicurezza della catena di approvvigionamento delle industrie nazionali, determinando un’impennata delle quotazione e grandi preoccupazioni nei settori industriali degli altro Paesi – hi-tech in primis. D’altro canto, com’è noto,  gli Stati Uniti hanno accelerato misure protezionistiche e tariffarie su una serie di beni tecnologici e strategici per contenere l’influenza cinese su materiali come le terre rare, essenziali per semiconduttori e batterie. I ministri delle finanze del G7 si sono riuniti di recente per discutere la diversificazione delle forniture, sottolineando che le catene globali sono “highly concentrated and vulnerable to disruption”, una conferma diretta del legame tra guerre commerciali e rischi sistemici percepiti.

Il nuovo mosaico delle crisi globali

Nel quadro geopolitico, i conflitti armati regionali restano un fattore di rischio significativo nel breve periodo, con guerre e tensioni aperte che vanno oltre il tradizionale scacchiere ucraino. I confronti armati tra Stati rimangono tra i rischi immediati più citati dagli esperti intervistati. E anche in questo caso la profezia appare facile. In Medio Oriente, la situazione in Iran e a Gaza continua a creare pressioni regionali che spesso si amplificano per via di conflitti per procura tra potenze esterne. In America Latina, la crisi venezuelana ha assunto nuove dimensioni dopo la cattura del presidente Maduro su ordine di Donald Trump, contribuendo a una maggiore volatilità nella regione. Nel Nord Atlantico e nell’Artico, la Groenlandia catalizza l’attenzione strategica attorno alle risorse minerarie e alle rotte marittime emergenti, con implicazioni non solo climatiche ma anche geopolitiche e commerciali, viste le potenzialità ancora inespresse di quella regione. Queste tensioni non si manifestano in isolamento, ma come nodi di una rete di rischi interconnessi: un fenomeno che il report sottolinea come caratteristica della crisi moderna.

Effetti avversi dell’intelligenza artificiale

Il Global Risks Report 2026 dedica particolare attenzione anche ai rischi associati all’intelligenza artificiale generativa, collocandoli non solo come sfida tecnologica ma come fattore di instabilità sociale, economica e geopolitica. Nel breve periodo, le preoccupazioni non riguardano solo l’uso malevolo dell’IA nella disinformazione e nelle manipolazioni elettorali, che gli intervistati vedono come uno dei principali rischi sociali e politici, ma anche l’aumento delle disuguaglianze e delle fratture nel mercato del lavoro causate dall’automazione rapida e non regolata.

Nel lungo periodo, tuttavia, l’IA si configura come un elemento strutturale di potere e vulnerabilità. Ricercatori nel campo della tecnologia e della geopolitica sottolineano che strumenti come l’intelligenza artificiale generativa stanno rapidamente diventando asset nazionali di sovranità tecnologica, con impatti che spaziano dalla competizione industriale globale alla ridefinizione degli equilibri di potere nell’era dell’Industria 5.0. Questa dinamica potrebbe intensificare le barriere all’accesso alla tecnologia, con Paesi e blocchi economici in competizione per stabilire regole e standard globali di IA, aggravando la frammentazione internazionale.

Un altro fronte critico legato all’IA riguarda i suoi impatti indiretti sull’ambiente e sui sistemi socio-ecologici, evidenziati da recenti studi accademici che mostrano come l’integrazione dell’IA nei sistemi economici e infrastrutturali possa generare rischi ambientali sistemici oltre ai benefici attesi nella ricerca climatica, nella gestione delle risorse e nelle previsioni meteorologiche.

Rischi ecologici mai così alti

Il rapporto del WEF sottolinea che, nel lungo periodo, il cambiamento critico dei sistemi terrestri e la perdita di biodiversità sono visti come i rischi con il maggiore impatto potenziale, superando persino le preoccupazioni geopolitiche in una prospettiva decennale. I dati recenti di Copernicus, il servizio di monitoraggio del clima dell’Unione Europea, aggiungono un’ulteriore dimensione di urgenza alle proiezioni del Global Risks Report: il 2024 è stato segnalato come uno degli anni più caldi di sempre, con temperature medie globali che hanno superato costantemente la soglia di 1,5 °C rispetto all’era pre-industriale – una soglia che, secondo gli scienziati, è ormai destinata ad essere superata stabilmente entro il 2030 se le attuali traiettorie di emissioni non cambiano drasticamente. Questo contesto climatico porta con sé una serie di effetti sistemici: dalle ondate di calore più frequenti e intense alle perdite di ghiaccio su scala globale. Il ritiro dei ghiacci nella Groenlandia – non a caso oggetto di contesa e minacce non troppo velate da parte di Trump – e nell’Antartide non è solo un indicatore del riscaldamento globale, ma un fattore che contribuisce all’innalzamento dei livelli del mare e all’accelerazione di cambiamenti nei sistemi terrestri. Secondo osservazioni recenti, la rapida perdita di ghiaccio è associata anche a fenomeni come terremoti legati allo scaricamento di masse glaciali, dimostrando come il clima stia influenzando processi geofisici su scala planetaria.

Come la pensano le nuove generazioni

Un elemento significativo dell’indagine del WEF riguarda le differenze di percezione tra generazioni e tra categorie di stakeholder. I leader senior — specialmente nei settori economico e politico — tendono a considerare il quadro attuale come una “fase di competizione” da gestire con strumenti tradizionali di diplomazia e mercato. Al contrario, giovani leader, attivisti climatici e alcuni scienziati e scenziate descrivono la crisi climatica e tecnologica come l’autentico rischio strutturale che ridefinirà il contesto globale nei prossimi decenni: «instabilità non come deviazione dalla norma, ma come nuova normalità». Questa divergenza non è solo semantica, ma riflette differenti priorità operative e richieste di governance globale.

Un quadro destinato a peggiorare?

“L’insieme di condizioni e parametri sottostanti che influenzano il panorama dei rischi globali, definiti in questo rapporto come forze strutturali, è destinato a continuare a convergere e accelerare” si legge nelle pagine del report. La previsione è che forze strutturali quali accelerazione tecnologica, cambiamenti geostrategici, crisi climatica e biforcazione demografica amplificheranno tendenze disordinate nel prossimo decennio. Sebbene tutte e quattro le forze abbiano ramificazioni globali, alcune, come il cambiamento climatico, presentano uno sviluppo più multidirezionale, il che potrebbe aprire la strada a diversi possibili scenari futuri. Analogamente, sebbene tutte rappresentino cambiamenti a lungo termine nel panorama strutturale, alcune potrebbero manifestarsi più rapidamente a causa di variabili sottostanti. I cambiamenti geostrategici si riferiscono all’evoluzione delle fonti e alla concentrazione del potere geopolitico. Le alleanze geopolitiche di lunga data vengono rimodellate, mentre le regole e le norme globali sono sempre più contestate. L’accelerazione tecnologica riguarda i percorsi di sviluppo delle tecnologie emergenti e i cambiamenti significativi e accelerati previsti nei prossimi 10 anni. Gli sviluppi tecnologici stanno guidando trasformazioni positive in molti settori, ma stanno emergendo anche nuovi rischi. Il cambiamento climatico comprende la gamma di possibili traiettorie del riscaldamento globale e le sue conseguenze sui sistemi terrestri. La biforcazione demografica si riferisce ai cambiamenti nelle dimensioni, nella crescita e nella struttura delle popolazioni in tutto il mondo. I divari demografici si stanno ampliando e ciò avrà implicazioni materiali per i sistemi socioeconomici e politici correlati.

I rischi maggiori e la possibile evoluzione

In questo contesto di trasformazioni strutturali, il rapporto di quest’anno esamina in modo approfondito sei serie di rischi e la loro possibile evoluzione negli anni a venire. Multipolarità senza multilateralismo: con il multilateralismo che si trova ad affrontare venti contrari sempre più forti e con crescenti prove del declino dell’ordine internazionale basato sulle regole, aumenta il rischio di conflitti economici e militari transfrontalieri e di inazione di fronte alle sfide globali. Valori in guerra: con l’approfondirsi della polarizzazione sociale e politica e la crescente integrazione della tecnologia nella vita quotidiana, mentre persistono tensioni geopolitiche, questa sezione valuta il significato dei conflitti di valori per l’inclusione sociale e l’azione per il clima all’interno e tra i paesi. Un bilancio economico: questa sezione esplora alcuni dei principali rischi che l’economia globale dovrà affrontare nei prossimi anni, alle prese con elevate esigenze di rifinanziamento del debito, possibili prezzi delle attività e/o bolle industriali e rischi di inflazione boomerang.

Infrastrutture in pericolo: questa sezione esamina come il fallimento delle infrastrutture obsolete stia esacerbando i rischi, soprattutto perché eventi meteorologici estremi più frequenti e intensi potrebbero sopraffarle. La sezione esplora anche come le infrastrutture potrebbero diventare un nuovo fronte di guerra, contribuendo alle crisi sociali ed economiche.

Salti quantici: questa sezione analizza come questo settore sia destinato ad accelerare nel prossimo decennio e potenzialmente a trasformare i rischi per la crittografia, oltre a portare le rivalità geoeconomiche e gli squilibri economici e commerciali a nuovi livelli. L’intelligenza artificiale in generale: questa sezione esplora il panorama dei rischi a lungo termine che potrebbe potenzialmente delinearsi con lo sviluppo e l’impiego dell’intelligenza artificiale in nuovi modi, nei mercati del lavoro e nelle società, nonché nelle applicazioni militari.

Per ciascuna sfida si ipotizzano delle soluzioni, ma resta sullo sfondo la consapevolezza che un quadro generale così disarticolato e messo a rischio dall’ulteriore pericolo della disinformazione sarà difficile da ricomporre.