Skip to main content

Export di Raee triturati solo se elettronici e non elettrici

La giurista Paola Ficco commenta una recente decisione del Consiglio di Stato, che conferma la legittimità di un provvedimento dell’Agenzia delle Dogane. La decisione ha effetti vincolanti su tutti gli operatori che esportano RAEE.

Procedura di esportazione dei Raee triturati

I Raee triturati possono essere esportati con procedura semplificata per il recupero solo se rifiuti elettronici. Escluso il miscuglio con gli elettrici. Il rifiuto rappresentato dai Raee triturati non può essere esportato verso i Paesi Ocse con la sola procedura di informazione preventiva se, insieme ai rifiuti elettronici, contiene anche quelli elettrici. Se questa fosse una prassi comune sarebbe illecita.

Decisione del Consiglio di Stato

La decisione è del Consiglio di Stato che, con sentenza n. 4549/2024 ha respinto il ricorso di un’azienda lombarda contro Tar Liguria 177/2022 che confermava gli atti dell’agenzia delle Dogane di Genova i quali, negando l’export dei rifiuti da triturazione dei Raee verso il Giappone, invitavano l’azienda a riprenderli.

Alla base un problema di codici, di elenchi e di differenza tra rifiuti elettrici ed elettronici che ha investito tre container nel porto di Genova. Infatti, solo i rifiuti del cosiddetto «elenco verde» possono essere esportati per il recupero in Paesi Ocse con la procedura di informazione; purché non contaminati. Diversamente, va attivata la procedura di notifica.

Documentazione e codici Ocse

Nei documenti figuravano schede elettroniche e rifiuti di metalli preziosi, corrispondenti ai codici Ocse GC010 e GC020 (sostitutivi del precedente codice B1110). L’agenzia delle Dogane, appurato che si trattava di rifiuti triturati misti invitava l’azienda alla ripresa dei rifiuti. I rifiuti venivano così ritenuti non esportabili e classificabili con il Codice Eer 191212 per il quale «non esiste una voce specifica» nell’elenco verde che consenta di esportarli senza notifica e con la semplice procedura di informazione.

Differenze tra rifiuti elettrici ed elettronici

I rifiuti erano «costituiti da un triturato di Raee, e quindi da rifiuti sia elettrici sia elettronici». La differenza non è solo terminologica, poiché «esiste una differenza tecnica di composizione», in particolare ai fini del riciclaggio, «per fatto notorio nel settore specifico, i dispositivi elettrici utilizzano fili di rame e alluminio per il flusso di corrente elettrica mentre i dispositivi elettronici utilizzano materiale semiconduttore».

Due categorie individuate dalle norme Ue (direttiva 2012/19) e nazionali (Dlgs 49/2014) che, però, nel regolamento Ue 1013/2016 sull’import-export di rifiuti scompaiono. Infatti, nel Codice GC020 (che ha sostituito il B1110), compaiono solo le apparecchiature «elettroniche». Quindi, il provvedimento di diniego delle Dogane è legittimo, perché il carico, contenendo rifiuti sia elettrici sia elettronici, non poteva essere esportato con la procedura semplificata.

Richiamo alla Corte di giustizia Ue

Il Consiglio di Stato ricorda la Corte di giustizia Ue 21 giugno 2007 (C-259/05) Omni Metal Service, che indica il codice GC020 come comprensivo solo dei rifiuti da apparecchiature elettroniche, e non elettriche e che esclude che ai rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroni si possa applicare la procedura semplificata come miscela di rifiuti, poiché il regolamento 1013/2006 esclude dalla «lista verde» le miscele di tali rifiuti. Alle argomentazioni della ricorrente che i rifiuti erano oggetto di spedizioni transfrontaliere da ogni parte dell’Italia e dell’Europa con la procedura semplificata, i giudici ricordano che la prassi, se effettivamente corrispondente al vero, sarebbe illecita.

di Paola Ficco | Sole24ore Professionale