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Plastica monouso, procedura d’infrazione per l’Italia

Come previsto, la Commissione Europea ha avviato la procedura di infrazione contro l’Italia per il non corretto e l'incompleto recepimento Direttiva UE/2019/904 sulla plastica monouso. L’Italia ha violato anche gli obblighi di trasparenza del mercato interno in relazione alle bioplastiche. Ce ne parla Mauro Calabrese.

Procedura d’infrazione

La Commissione Europea, nella consueta comunicazione periodica del 23 maggio 2024 relativa al pacchetto di infrazioni adottate, ha reso noto di aver avviato procedura di infrazione INFR(2024)2053 contro l’Italia per il non corretto e non completo recepimento della Direttiva sulla plastica monouso Direttiva UE/2019/904, cd «Single Use Plastic» (SUP), contestando al tempo stesso l’inadempimento degli obblighi derivanti dalla Direttiva UE/2015/1535 sulla trasparenza del mercato unico.

La Commissione ha inviato la lettera di costituzione in mora che dà inizio alla procedura, invitando l’Italia a conformarsi alla Direttiva sulla plastica monouso e alle norme procedurali dell’UE sulla trasparenza del mercato interno, assegnano il termine di due mesi per rispondere alle carenze segnalate dall’esecutivo europeo, decorsi quali, in mancanza di risposta soddisfacente, potrà decidere di inviare un parere motivato.

Plastica biodegradabile

La Commissione ha sottolineato come la cd «Direttiva SUP», recepita in Italia dal Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 196, recante «Attuazione della Direttiva (UE) 2019/904, del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente», costituisca un elemento essenziale della strategia europea per la plastica circolare e del Piano d’Azione per l’economia della Commissione, fondato sulla prevenzione e riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente e sulla salute umana, nonché diretta a promuovere la transizione verso un’Economia Circolare.

Come già emerso nel corso delle interlocuzioni tra la Commissione e il Governo italiano e più volte segnalato da numerosi commentatori, la normativa di recepimento nell’ordinamento interno non ha tenuto pienamente conto dei principi posti dalla Direttiva, in particolare con riguardo ai requisiti tecnici per l’utilizzo delle bioplastiche e la commercializzazione dei prodotti monouso qualificati come «biodegradabili», come le stoviglie compostabili e gli imballaggi, così da incidere sull’ambito di applicazione di diverse norme della Direttiva europea e, di conseguenza, sulla sua corretta attuazione.

Standstill

La seconda contestazione mossa all’Italia, circa le modalità di recepimento della normativa sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, riguarda la violazione delle norme procedurali previste dalla Direttiva UE/2015/1535 sulla trasparenza del mercato unico, finalizzata a prevenire la creazione di ostacoli nel mercato interno, che prevede l’obbligo per gli Stati Membri di notificare preventivamente alla Commissione tutti i progetti di regolamentazioni tecniche relative ai prodotti prima di adottarli nel diritto nazionale.

Secondo il meccanismo cd di «standstill» previsto dalla normativa europea, gli Stati Membri sono tenuti a rispettare un termine di differimento di tre mesi tra la notifica del progetto di regolamentazione tecnica e la sua adozione, mentre l’Italia ha violato le norme procedurali stabilite adottando la legislazione di recepimento della Direttiva sulla plastica monouso durante il termine di differimento, mentre erano ancora in corso colloqui con la Commissione, in particolare prevedendo una serie di requisiti e condizioni, secondo molti commentatori non in linea con le previsioni europee, per l’utilizzo delle bioplastiche nei prodotti di consumo.

di Mauro Calabrese | Sole24ore Professionale