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Circolarità tessile: l’Europa e il made in Italy accelerano. Ma in Italia l’iter normativo stagna

EPR, Ecodesign, gestione dell’invenduto, Trasparenza e Tracciabilità delle filiere. Unione Europea e industria tessile-abbigliamento made in Italy stanno procedendo a ritmo serrato verso l’economia circolare. Ma se il MASE non fa la sua parte, il tessile-abbigliamento made in Italy rischia di perdere il suo ruolo di leader della transizione.

Sul fronte della Circolarità Tessile Unione Europea e moda Made in Italy procedono a un ritmo incalzante, e ciò avviene in risposta a un megatrend che riguarda sia le intenzioni di voto che quelle di consumo. Le principali linee strategiche di questo percorso sono state sancite dalla Strategia europea per i prodotti tessili sostenibili e circolari:

  1. Responsabilità Estesa del Produttore;
  2. Progettazione circolare e sostenibile dei prodotti (Ecodesign);
  3. Trasparenza, tracciabilità e verificabilità dei prodotti tessili e delle loro filiere, con misure specifiche contro il greenwashing e in merito all’esportazione di rifiuti;
  4. Gestione sostenibile delle rimanenze invendute.

La rivoluzione sarà circolare e anche digitale, facendo leva su tutto il potenziale offerto dalle nuove tecnologie in quanto a tracciabilità delle filiere e verificabilità dei prodotti (ogni capo e accessorio di abbigliamento avrà il proprio passaporto digitale).

 

Il manifesto di Euratex

L’industria tessile-moda italiana, che costituisce il 43% dell’intero settore tessile europeo, ha un ruolo di primo rilievo nell’associazione di categoria Euratex. Quest’ultima ha sposato da anni la visione ecologista e promuove coerentemente la circolarità a Strasburgo e Bruxelles. Lo scorso dicembre Euratex ha divulgato un Manifesto dove chiarisce le proprie posizioni e richieste in vista delle elezioni europee di giugno 2024. Nel Manifesto la Sostenibilità, la Competitività e la Geoconomia sono concepite come un tutt’uno. “E’ molto importante che la Sostenibilità sia vista dalle aziende come un fattore strategico e competitivo. Altrimenti diventa solo un elemento reputazionale da far gestire all’area marketing ed è facile scadere nel greenwashing”, sottolinea il vicedirettore di Sistema Moda Italia Mauro Chezzi.

Il Manifesto di Euratex è fondato su quattro richieste che si sviluppano in 15 punti.

SVILUPPARE E IMPLEMENTARE UNA POLITICA INDUSTRIALE EUROPEA “SMART”

 1. Puntare a regolamentazioni più “smart” per incoraggiare la competitività e ridurre gli oneri amministrativi inutili. La UE dovrebbe calcolare l’impatto burocratico di ogni nuova norma evitando la sovrapposizione con regole già esistenti.

2. Promuovere formazione e lavoro. La carenza di competenze digitali e “green” va superata con un nuovo patto tra pubblico e privato.

3. Garantire il rifornimento di energia sostenibile a prezzi competitivi.

4. Investire in innovazione e digitalizzazione.

SOSTENIBILITÀ = COMPETITIVITÀ

5. Crescita e Sostenibilità debbono andare di pari passo con il realismo economico.

6. Stoppare la frammentazione dei singoli mercati europei favorendo l’omogeneità normativa.

7. Impostare obiettivi e roadmap realistici per le nuove norme: la congiuntura economica non è favorevole ed esiste rischio di disruption (soprattutto per le PMI).

8. Promuovere impegni di sostenibilità a livello globale perché le imprese operino a parità di condizioni.

GARANTIRE UN MERCATO LIBERO E GIUSTO

 

9. Adottare accordi economici internazionali equi con gli USA, il Mercosur e la Turchia, favorendo la delocalizzazione nei paesi più vicini (nearshoring).

10. Rafforzare la vigilanza di mercato prevenendo l’import di prodotti fuori standard.

11. Innalzare barriere all’importazione quando la concorrenza è sleale, specialmente quando i prodotti sono sussidiati dai governi d’origine.

12. Promuovere il design e la qualità europea sul mercato globale, per mezzo di una Diplomazia Economica Europea.

INCENTIVARE LA DOMANDA DI TESSILE SOSTENIBILE

 

13. Evitare il greenwashing e ribilanciare domanda e offerta in favore dei prodotti tessili sostenibili, per mezzo di definizioni più chiare di sostenibilità da applicare nella direttiva Green Claims e nelle normative su Tassonomia ed Ecodesign.

14. Applicare incentivi al consumatore per promuovere i prodotti tessili sostenibili.

15. Implementare programmi di Acquisto Verde da parte della Pubblica Amministrazione.

 

L’iniziativa del Made in Italy

“Il Made in Italy”, spiega Chezzi “si distingue tradizionalmente per essere Bello e Ben Fatto. Ora è  passato il concetto che debba essere Bello, Ben Fatto e Sostenibile. Le nostre aziende ovviamente vanno a velocità diverse, ed è molto importante il ruolo guida esercitato dall’Associazione e dalle aziende con esperienze più avanzate che ne fanno parte”.

Gli imprenditori del made in Italy sono pronti a fare forti investimenti” ha annunciato Roberto Tognoli, che ricopre la carica di Amministratore Delegato nel consorzio Re.crea, costituito da Camera Nazionale della Moda per gestire le filiere della circolarità. “L’obiettivo è preservare i prodotti tessili fuori uso e la materia prima tessile, minimizzando lo smaltimento e favorendo la circolarità.  Le nostre strutture stanno lavorando alla creazione di poli di ricerca per il riciclo, allo sviluppo di soluzioni innovative che consentano di massimizzare il recupero textile to textile e minimizzare la termovalorizzazione, creando filiere circolari basate su impianti di recupero certificati e verificati”

Nel 2022 per costruire le filiere circolari Sistema Moda Italia ha costituito il consorzio Retex.green e Camera Nazionale della Moda ha costituito il consorzio Re.crea. Entrambi i consorzi hanno affidato a SAFE il lavoro di costruzione, coordinamento operativo e vigilanza delle filiere di recupero nell’ottica della Responsabilità Estesa del Produttore. “Il lavoro è già in fase avanzata” riferisce il direttore di SAFE Giuliano Maddalena. “Innanzitutto abbiamo creato una rete di trasportatori, di punti di stoccaggio e di impianti di trattamento che già oggi ci rende capaci di gestire operazioni di raccolta e recupero in tutt’Italia. Per rendere il sistema più efficiente stiamo testando sistemi di intelligenza artificiale da applicare nelle operazioni di selezione delle fibre postindustriali e post-consumo.  Stiamo poi facendo molta sperimentazione sulle fibre tessili secondarie che ci forniscono i produttori, sviluppando tecnologie innovative di riciclo chimico e cercando soluzioni di recupero per gli scarti tessili più problematici.  Assieme ai nostri produttori di riferimento stiamo studiando anche modelli di distribuzione che consentano di massimizzare i volumi d’intercettazione. Per decollare sul serio manca solo la norma ministeriale sulla Responsabilità Estesa del Produttore, perché grazie a essa tutti i produttori tessili si sommeranno all’avanguardia del settore permettendoci di portare l’Economia Circolare alla massima scala”.

 

L’inerzia ministeriale

Negli scorsi mesi Oltreilgreen24 ha dato conto della perplessità dei consorzi dei produttori in merito alla stagnazione in cui versa la preparazione del Decreto Ministeriale sulla Responsabilità Estesa del Produttore del Tessile. “A febbraio 2023”, rammenta Tognoli, “il MASE aveva fatto circolare una bozza che marginalizzava il ruolo dei produttori relegandoli al ruolo di meri finanziatori della raccolta pubblica. Uno scenario che avrebbe frustrato la loro intenzione di perseguire gli obiettivi di economia circolare per mezzo di filiere tracciate, certificate e sostenute dalla massima trasparenza delle informazioni. Di fronte alla nostra reazione negativa il MASE promise di predisporre un nuovo testo con l’obiettivo di istituire il regime di responsabilità estesa del produttore entro la primavera. Ma poi si è bloccato tutto”.

“Da quando il Ministero ha sottoposto agli stakeholder la prima bozza di Decreto è passato già un anno, ed è ancora tutto fermo, nonostante in UE e nei paesi membri ci sia un grande fermento” conferma Chezzi, che è stato posto da Sistema Moda Italia alla direzione del consorzio Retex.green.

“Le Aziende del settore, tramite i propri consorzi, sono pronte a partire” dichiara Tognoli. “Gli imprenditori ritengono strategico rendere operativi, in tempi brevissimi, progetti di responsabilità estesa del produttore che consentano il raggiungimento degli obiettivi di economia circolare dettati dall’Europa. Il rischio è che il nostro settore produttivo, che è uno dei più importanti del paese, perda competitività sul fronte della sostenibilità”.

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari