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Circolarità e Made in Italy: Safe discute al Senato con Governo e maggioranza

Lo scorso 7 febbraio Giuliano Maddalena di SAFE ha dialogato con esponenti del Governo e della maggioranza parlamentare in merito a Made in Italy, riciclo delle materie prime critiche e posizionamento sui mercati globali. Ecco il riassunto degli interventi.

“Le Economie Circolari, base per la costruzione delle leadership sostenibili”

Gli obiettivi ambientali e gli interessi del made in Italy coincidono strategicamente, e sono alla base della costruzione della leadership italiana ed europea nei mercati globali. Su questo importante asse tematico lo scorso 7 febbraio nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica si è tenuto il convegno “Le Economie Circolari, base per la costruzione delle leadership sostenibili”, organizzato su iniziativa del Senatore Matteo Gelmetti, che è anche il Segretario Generale della Fondazione Fare Futuro. Ad aprire i lavori è stato proprio Gelmetti, che ha fatto appello a superare gli “approcci ideologici” europei che danneggiano il nostro tessuto economico nazionale, prendendo come esempio il tentativo di abbandonare il motore endotermico, sul quale vive un intero comparto produttivo italiano; tentativo che è stato bloccato grazie all’intervento del Governo Meloni che sdoganando il carburante sintetico ha posto in campo un modo di alimentare i motori endotermici che è alternativo ai combustibili fossili. La Senatrice Simona Petrucci ha invece chiesto norme omogenee di respiro nazionale che in campo ambientale pongano su una medesima linea coerente le Amministrazioni locali, le Regioni e gli Ambiti territoriali ottimali, che spesso agiscono in modo scoordinato e con obiettivi differenti. La Senatrice ha espresso preoccupazione sull’impostazione dell’Europa in merito agli imballaggi, che oggi punta sul riuso nonostante il riciclo sia arrivato a fatturare 40 miliardi e garantire 6 milioni di posti di lavoro: un ambito dove l’Italia ha un ruolo leader. Lo specialista Federico Magalini ha parlato della scarsità di materie prime critiche nell’Unione Europea, situazione che riduce pericolosamente la sua autonomia strategica. Tra queste materie ci sono il nichel, il litio, il cobalto e una quantità di minerali dal nome poco conosciuto ma che sono fondamentali per la produzione di nuove tecnologie, alcune delle quali sono necessarie per ridurre l’emissione di CO2. E’ poi arrivato il turno del Ministro del Made in Italy Adolfo Urso, che ha illustrando l’impostazione del governo italiano in merito alla strategia economica e di sviluppo dell’Unione Europea ha sottolineato che il riciclo delle materie prime critiche è una delle soluzioni chiave per l’autonomia strategica. L’Italia ha ottenuto che nella bozza di regolamento comunitario sulle materie prime critiche l’obiettivo di riciclo fosse alzato da 10% al 25%.  Un obiettivo ambizioso che potrà essere raggiunto anche grazie all’attuazione di un Fondo Strategico Nazionale che “opererà per supportare l’estrazione, la lavorazione e il riciclo delle materie prime critiche“  agendo “anche insieme a fondi di altri Paesi europei, non soltanto in Europa ma anche in Paesi terzi”, come ad esempio “l’Arabia Saudita e gli Emirati, che stanno facendo una legislazione all’avanguardia per l’utilizzo delle materie prime critiche e delle miniere”.

 

Come nasce l’Economia Circolare

Dopo il Ministro è intervenuto il Direttore di SAFE Giuliano Maddalena, che ha sottolineato l’urgenza di applicare strumenti di tracciabilità che permettano di verificare l’effettivo riutilizzo e riciclo delle materie prime, perché “un’Economia Circolare che non è autentica non serve a nessuno; al contrario, è solo un carrozzone che genera costi, e rimane un mero atto di greenwashing”. “Le filiere vanno progettate fino ad avere la sicurezza che il recupero avvenga veramente o che, nel peggiore dei casi, ci sia un corretto smaltimento. Ma progettare le filiere non basta: servono rigorosi disciplinari e sistemi di controllo che ne garantiscano il rispetto. SAFE negli anni ha prodotto Ecoguard per i RAEE, Certyre per gli pneumatici, il Protocollo di Legalità per le batterie, la Guida Litex, e altre procedure che vanno in questa direzione”. Maddalena ha spiegato che “l’Economia circolare ha tre modi di nascere: il primo è l’obbligo normativo, come è successo nel caso delle filiere del recupero del RAEE organizzate dai produttori, che poi con il tempo si sono resi conto della strategicità dell’approccio circolare (…). Il secondo modo di nascere è la risposta ad un’esigenza di efficienza ambientale, ed è il caso delle elettrificazione delle automobili; queste ultime hanno bisogno di litio, e questo crea dipendenza dalla Cina che è il primo raffinatore di questa materia prima; in questo ambito l’economia circolare, ossia il riciclo del litio delle batterie, serve ad avere più autonomia strategica (…). Il terzo modo di nascere è la consapevolezza ambientale e strategica dei produttori, ed è il caso delle aziende del tessile-moda Made in Italy, che senza attendere gli obblighi di legge della responsabilità estesa del produttore hanno costituito consorzi finalizzati a costruire le filiere circolari; la punta di lancia del settore sta già facendo forti investimenti su fronte dell’ecodesign, del second-hand e del riciclo delle materie secondarie”.

 

Ecodesign e industria del riciclo

Dopo Giuliano Maddalena ha parlato Giuseppe Piardi, esponente del colosso mondiale del riciclo STENA, che in Italia ha un forte radicamento. “L’imprenditoria sana investe nell’economia circolare indipendentemente dall’esistenza di incentivi” ha affermato Piardi. “Ben vengano gli incentivi, ma la base non deve essere il denaro pubblico, deve essere il buon funzionamento del prodotto (…). Non dipendiamo neanche dalle fee dei produttori. Dipendiamo solo dalla nostra capacità di valorizzare il rifiuto. Le aziende non creano valore non crescono e chi non crea valore muore”. Piardi ha lanciato dei segnali d’allarme: “in circolazione sul mercato ci sono prodotti molto più complicati che in passato e non siamo più in grado di riciclarli. L’esigenza dell’Ecodisegn è fondamentale”.

Altri fattori che secondo Piardi minacciano la solidità del riciclo sono la mancanza di omogeneità nelle autorizzazioni EOW dei territori europei: “un autorizzazione emessa dall’autorità di un paese potrebbe essere messa in discussione dal paese che riceve il prodotto” e il fatto che si voglia utilizzare l’Economia Circolare come mero strumento di assorbimento sociale. “L’Economia Circolare è un’industria a tutti gli effetti e deve essere considerata come un’industria, non è uno strumento per dare lavoro a nomadi o detenuti”.

A concludere i lavori è stato il Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati Mauro Rotelli, che ha posto enfasi sulla necessità di dare stabilità ai percorsi di sviluppo delle aziende, che oggi a livello comunitario sono vittime di continui interventi normativi, che a volte si sovrappongono o entrano in contraddizione, minacciando gli investimenti e gli sforzi già realizzati. Il fenomeno dell’inquinamento è globale, e secondo Rotelli più che puntare alla definizione di “microdettagli” che riguardano solo l’Europa servirebbe utilizzare le leve economiche e finanziarie internazionali per migliorare la situazione nel suo complesso.

 

Per vedere il convegno integrale clicca qui.

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari