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Dove finisce il gas della tua macchina home comfort? E da dove viene?

Climatizzatori e pompe di calore contengono gas fluorurati (HFC), potenti gas serra ai quali il Regolamento (UE) 2024/573 impone quote decrescenti puntando all’azzeramento nel 2050. La stretta ha fatto salire i prezzi e alimentato un mercato nero che inceppa il perseguimento degli obiettivi climatici. Come riconoscere un tecnico certificato, una bombola ricaricabile e un'etichetta in regola? Assicurati che la filiera che passa da casa tua sia pulita.

La tua macchina home comfort — climatizzatore, pompa di calore — contiene gas fluorurati, quasi sempre idrofluorocarburi (HFC). Sono gas serra potentissimi: a parità di peso, il loro potenziale di riscaldamento globale è spesso diverse migliaia di volte superiore a quello della CO₂. Finché il gas resta sigillato nel circuito, non fa danni. Ma ogni chilogrammo che sfugge — da una perdita trascurata, da uno smontaggio fatto male, da uno sfiato deliberato — equivale a tonnellate di CO₂ liberate in atmosfera. Per questo l’Unione Europea ha imposto delle quote: un tetto decrescente al gas vergine immettibile sul mercato, che spinge l’industria verso gas a basso impatto climatico e verso la rigenerazione dei gas già in circolazione, che infatti non è soggetta ad alcuna quota. Non è un dispetto ai consumatori: è il modo di svuotare gradualmente l’atmosfera di domani del gas venduto oggi.

La stretta, però, ha fatto salire i prezzi, e il mercato nero ha fiutato l’affare: nel 2024 le autorità italiane hanno sequestrato quasi 500 tonnellate di refrigeranti illegali, più di ogni altro Stato membro dell’UE. Il gas di contrabbando arriva senza quota, sfugge a ogni tracciabilità e vanifica l’intero impianto ambientale della norma, facendo concorrenza sleale proprio al gas rigenerato, che è l’alternativa lecita. Ne abbiamo parlato sulle pagine di Oltre il Green 24 con l’articolo “Contrabbando F-Gas: l’alternativa è la rigenerazione”. Cosa si può fare per risolvere la situazione? Anche tu hai un ruolo importante: il gas lo maneggia il tecnico, ma la macchina è tua, e sei tu, con le tue domande, a decidere se la filiera che passa da casa tua è pulita o torbida.

Informazione chiave

  • Il Regolamento (UE) 2024/573 fissa le quote massime di HFC vergini immettibili sul mercato dell’Unione: 42,9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente nel biennio 2025–2026, 21,7 milioni nel triennio 2027–2029, 9 milioni nel 2030–2032, zero assoluto nel 2050 (Allegato VII).
  • Lo stesso Regolamento vieta il rilascio intenzionale dei gas in atmosfera (art. 4, par. 1), obbliga a recuperarli tramite personale certificato quando l’apparecchiatura arriva a fine vita (art. 8), vieta importazione, fornitura e uso di bombole monouso non ricaricabili (art. 11, par. 3) e impone un’etichetta con contenuti precisi su bombole e apparecchiature (art. 12).
  • In Italia, il DPR 146/2018 stabilisce che imprese e tecnici che maneggiano F-Gas devono essere certificati e iscritti al Registro telematico nazionale (artt. 7 e 8) e che gli interventi sulle apparecchiature soggette a controllo delle perdite vanno comunicati alla Banca Dati F-Gas entro 30 giorni (art. 16).

Invito all’azione

Passo 1: Verifica la certificazione prima di far salire il tecnico

Chiedi ragione sociale dell’impresa e nome del tecnico, poi vai su https://www.fgas.it/RicercaSezC, sezione di ricerca delle imprese e delle persone certificate, e inserisci nome o partita IVA: devi trovare un certificato in corso di validità. Chi non compare non è autorizzato a maneggiare il gas.

Passo 2: Leggi la targhetta della tua macchina

Sull’unità esterna trovi la sigla del refrigerante (per esempio R-32 o R-410A) e la carica in chilogrammi. Moltiplicando i chilogrammi per il GWP del gas (indicato in targhetta o nell’Allegato I del Regolamento) ottieni le tonnellate di CO₂ equivalente: da 5 tonnellate in su, la macchina è soggetta ai controlli periodici delle perdite e gli interventi vanno registrati in Banca Dati.

Passo 3: Guarda la bombola del tecnico che viene a fare rabbocco o ricarica

La bombola deve essere ricaricabile, e puoi verificarlo a occhio nudo. La bombola ricaricabile ha normalmente un rubinetto con volantino, che si apre e si chiude a mano, protetto da un collare o cappellotto metallico; è tendenzialmente pesante, e ha un anello di base per stare in piedi; sulla spalla porta punzonata la marcatura “π” (pi greco), con data di collaudo e numero di serie; e appartiene a un circuito di restituzione, di solito con cauzione: a fine uso il tecnico la riporta al distributore per il riempimento. La bombola monouso, vietata, è invece leggera e liscia come una grande bomboletta, ha una valvola autosigillante senza volantino e spesso porta punzonata la sigla “DOT-39” o “NRC” (non-refillable cylinder). Controlla poi l’etichetta: dev’essere in italiano e riportare la sigla del gas, la dicitura “contiene gas fluorurati a effetto serra”, la quantità in chilogrammi e la CO₂ equivalente; se il gas è rigenerato, deve dichiararlo, con numero di lotto e nome e indirizzo dell’impianto di rigenerazione. Altri campanelli d’allarme: etichetta assente o solo in lingua straniera, preventivo molto sotto i prezzi di mercato, pagamento richiesto solo in contanti. Se reputi che la bombola del tecnico non sia ricaricabile, non esitare a chiamare le forze dell’ordine e parallelamente scrivi all’email fgas.cle@mase.gov.it, appositamente creata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Passo 4: Pretendi carta

Fatti rilasciare il rapporto d’intervento e la fattura, con tipo e quantità del gas immesso o recuperato. Se la tua macchina supera le 5 tonnellate di CO₂ equivalente, registrati come operatore su bancadati.fgas.it e scarica l’attestato degli interventi: se l’intervento che hai pagato non compare, chiedi perché, e se non ottieni risposta manda subito un’email di segnalazione a fgas.cle@mase.gov.it.

Il gas della tua macchina home comfort viene da una filiera: sta a te pretendere che sia quella lecita, e che ci ritorni.