Stop all’IVA agevolata per i rifiuti da discarica
Il conferimento in discarica e l’incenerimento dei rifiuti senza recupero energetico smettono di fruire dell’Iva agevolata al 10% e, dal 1° gennaio scorso, si allineano all’ordinario 22 per cento. A parlarci di questa novità è la giurista Paola Ficco.
Il conferimento in discarica e l’incenerimento dei rifiuti senza recupero energetico smettono di fruire dell’Iva agevolata al 10% e, dal 1° gennaio scorso, si allineano all’ordinario 22 per cento.
La misura è nell’articolo 1, comma 49, legge 207/2024 (legge di Bilancio 2025) che modifica il numero 127-sexiesdecies) alla tabella A, parte III, Dpr 633/1972 (Testo unico Iva).
La modifica, inoltre, aggiorna i riferimenti alle norme in materia vista l’abrogazione del Dlgs 22/1997 (“Decreto Ronchi”) sui rifiuti che, abrogato dal Dlgs 152/2006, non esiste più da quasi vent’anni. Quindi, restano con l’aliquota agevolata le prestazioni di gestione, stoccaggio e deposito temporaneo di rifiuti sia urbani che speciali, nonché le «prestazioni di gestione di impianti di fognatura e depurazione». Invece, l’aliquota del 22% diventa applicabile al conferimento di tali rifiuti in discarica e all’incenerimento privo di efficientamento energetico. È un disincentivo potentissimo e dissuasivo di pratiche non più sostenibili.
La nuova norma, opportunamente, rinvia alle definizioni che dei vari termini viene fornita dal Dlgs 152/2006. La riscrittura è estremamente opportuna poiché da decenni anche in Ue lo smaltimento è l’ultima opzione nella gestione dei rifiuti, la discarica l ’extrema ratio . Nonostante questo, fino ad ora, l’agevolazione Iva l’ha equiparata a comportamenti virtuosi da incentivare. Le agevolazioni fiscali sono una possibile via per la promozione delle pratiche di sostenibilità e, indiscutibilmente, né la discarica né gli inceneritori senza efficientamento energetico sono tali. Del resto, alla riduzione delle tasse per prodotti e servizi sostenibili è improntata la strategia verde dell’Ue. La novella al Tu Iva risponde anche alla finalità di eliminare un sussidio ambientalmente dannoso (“Sad”) in contrasto con il principio dell’economia circolare in coerenza con le direttive Ue in materia. Per i “Sad” il Pnrr prevede un taglio di 3,5 miliardi di euro entro il 2030.






