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Riutilizzo in Italia e in Europa: ecco i primi numeri ufficiali

Gli Stati Membri hanno inviato alla Commissione Europea, per la prima volta, un report sulla quantità di riutilizzo nei loro paesi. A commentare i dati è Alessandro Giuliani di Rete ONU, associazione di categoria degli operatori dell’usato italiani. Il fenomeno del riutilizzo, a quanto sembra, è ancora sottostimato.

Il riutilizzo è la priorità nella gerarchia dei rifiuti, come sancito dalla normativa europea e nazionale. Nelle definizioni di legge il riutilizzo riguarda il reimpiego di beni usati che non sono diventati rifiuti, e include quindi il settore della seconda mano. Il fenomeno però non è ancora sufficientemente tracciato e conosciuto e pertanto non è possibile adottare politiche ed obiettivi. Per questa ragione la Commissione Europea (decisione EU 2021/2019) ha richiesto ai governi di tutti gli Stati membri di inviare una relazione sulle quantità di riutilizzo che stimano venga realizzato nei loro paesi. Il primo report riepilogativo delle dichiarazioni sul riutilizzo degli Stati membri è stato pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente il 29 febbraio 2024. I dati offerti prendono come riferimento l’anno 2021.

ISPRA, ente di ricerca del Ministero dell’Ambiente Italiano, ha dichiarato all’Europa che nel nostro paese nel 2021 sono state riutilizzate 231.714 tonnellate di beni, tra cui:

  • 933 tonnellate di tessili
  • 434 tonnellate di apparecchi elettrici ed elettronici
  • 067 tonnellate di mobili
  • 280 tonnellate di altre frazioni merceologiche.

L’analisi di ISPRA si è per ora concentrata sul comparto più formalizzato del settore dell’usato italiano, che sono i negozi dell’usato conto terzi (circa 3.000 unità distribuite nell’intero territorio nazionale); ma nella sua nota metodologica l’ente di ricerca chiarisce che per i prossimi anni le stime riguarderanno altri comparti, come ad esempio l’ambulantato.

Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Europea per l’Ambiente il risultato globale del Riutilizzo in Europa ha sfiorato nel 2021 le 6 mililoni e mezzo di tonnellate. Ma i risultati procapite dei vari paesi sono estremamente differenti tra di loro. La Francia dichiara solo un 1 kg ad abitante, mentre la Germania dichiara 36 kg. Alcuni paesi superano addirittura i 70 kg. L’Italia si posiziona un poco al di sotto dei 4 kg ad abitante.

“I dati procapite che risultano dai rapporti degli Stati Membri sono molto diversi e a volte incoerenti, ma in questa fase incipiente a influire sono soprattutto le discrepanze metodologiche” spiega Giuliani. “Di fatti per questa reportistica l’Europa ha fornito un formato molto generale ma non indicazioni metodologiche precise. A contare moltissimo, ad esempio, è il conteggio degli scarti di costruzione riutilizzati nel settore edile, che l’Italia per ora non ha incluso nel conteggio e che in paesi come la Germania e il Belgio rappresenta circa il 50% del volume dichiarato. A cambiare sono anche i perimetri merceologici o di attività considerati: i paesi spesso non parlano degli stessi fenomeni. Ci sono poi contesti che vanno osservati nello specifico, come quello dei Paesi Baltici, dove risultano performance medie superiori ai 70 kg procapite ma dove a influire in modo decisivo potrebbero essere i flussi transfrontalieri informali ricevuti da zone dell’Europa più ricche e poi triangolati al grande mercato russo”. “Quando si arriverà a una metodologia comune e tutti i segmenti saranno emersi” conclude Giuliani “le reportistiche rispecchieranno più fedelmente la realtà, e ci potrebbero essere grandi sorprese nella classifica dei paesi europei che riutilizzano di più”.

 

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