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Batterie: la riconversione è strategica e impatterà su tutte le filiere

I primi effetti del nuovo Regolamento europeo sulle batterie si vedranno a partire dalla prossima estate. La riforma verrà introdotta per passi, coinvolgendo attività di estrazione, manifatture e filiere del recupero. Anche la Cina, primo fornitore di batterie dell’Europa, dovrà adattarsi ai nuovi standard.

Il nuovo regolamento europeo sulle batterie (2023/1542) è entrato in vigore ad agosto 2023, sostituisce l’anteriore direttiva europea sulle batterie, ed obbedisce ad esigenze di tipo ecologico e geoconomico. L’obiettivo dichiarato nell’articolo 2 è quello di “contribuire al funzionamento efficiente del mercato interno, prevenendo e riducendo nel contempo gli effetti negativi delle batterie sull’ambiente, nonché proteggere l’ambiente e la salute umana prevenendo e riducendo gli effetti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti di batterie”.

“A differenza di una direttiva, che consente a ogni Stato membro di produrre una norma applicativa che corrisponda anche alle proprie esigenze nazionali, un regolamento si applica in via immediata ed uniforme sull’intero territorio europeo” spiega Leonardo Colapinto di Ecoped-Ecopower, che partecipa ai lavori del Tavolo sul Raccordo Normativo del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CCNPA). “La formula del Regolamento ovviamente offre alcuni vantaggi per le imprese che hanno attività operative in vari paesi, perché lo standard al quale adattarsi è uno solo;  i problemi derivano dalla maggiore difficoltà di armonizzazione con i contesti specifici nazionali, soprattutto quando esistono già delle norme avanzate. In Italia il settore ha fatto un enorme lavoro per sposare i criteri e gli obiettivi del Dlgs 188/2008, ed è importante che questi sforzi non vadano persi”.

 

Una visione strategica ben precisa

Nel 2018 la Commissione Europea ha pubblicato un Piano d’Azione strategico in materia di batterie, che prende atto che “la catena del valore delle batterie dell’UE continua a dipendere in larga misura dalle forniture da paesi non-UE”. “Per i produttori dell’UE” afferma la Commissione “si profila il rischio di una penuria di materie prime per batterie a partire dal 2030, a causa dell’effetto combinato dell’aumento della domanda mondiale, per lo più associato all’elettrificazione dei trasporti su strada, e dei limiti dell’offerta interna di materie prime nell’UE, che è sia scarsa che rigida”. Nel quadro degli obiettivi di neutralità climatica e decarbonizzazione del sistema energetico, legati alla diffusione di veicoli a zero e a basse emissioni, la Commissione esplicita che lo sviluppo e la produzione di batterie sono un imperativo strategico per l’Europa, perché “consentono la transizione verso un’energia pulita (compreso lo stoccaggio dell’energia rinnovabile intermittente) e sono un fattore chiave per la competitività del settore automobilistico, che attualmente impiega circa 3,5 milioni di lavoratori nelle attività manifatturiere”. “Gli investimenti nella catena del valore delle batterie dell’UE” afferma la Commissione “dovrebbero considerare altresì l’attuale dipendenza strategica dai produttori di batterie di paesi non-UE”. Di fatti, preso atto che “il parco delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri dell’UE si sta gradualmente elettrificando”, la Commissione segnala che “la produzione delle batterie agli ioni di litio che in genere alimentano questi veicoli è attualmente concentrata in Asia, che sfrutta la sua decennale esperienza di fornitore mondiale di attrezzature e componenti elettronici. Gli investimenti nella ricerca e innovazione (R&I) associati alla produzione su vasta scala hanno inoltre consentito all’Asia di ottenere e mantenere fino ad ora la leadership tecnologica nelle attuali tecnologie per le batterie agli ioni di litio e di altro tipo”. “La Cina, in particolare, è diventata di gran lunga il principale produttore di batterie al mondo. Nel 2021, la Cina aveva una capacità di produzione di 655 gigawattora (GWh), pari al 76 % della capacità mondiale, nettamente superiore all’UE (7 %), agli Stati Uniti (7 %) e alla Corea del Sud (5 %). La Cina occupa altresì una posizione dominante anche nelle fasi a monte della catena del valore, vale a dire nella fornitura di diverse materie prime e/o raffinate per le batterie, in particolare cobalto, litio, nichel e grafite naturale”. Nel 2023 la politica industriale dell’UE in materia di batterie è stata riassunta in una relazione speciale pubblicata dalla Corte dei Conti Europea, che fa appello a un “nuovo slancio strategico”. La relazione segnala che la Commissione Europea ha compiuto notevoli passi in avanti in termini di leadership strategica (comunicazione ed orientamento degli stakeholder) e ha finanziato l’innovazione (nel periodo 2014-2020, il bilancio dell’UE ha fornito almeno 1,7 miliardi di euro sotto forma di sovvenzioni e garanzie sui prestiti, in aggiunta a 6 miliardi di euro in aiuti di Stato concessi tra il 2019 e il 2021). Tuttavia, queste misure non sono bastate a modificare in favore dell’Europa l’equilibrio geoeconomico delle batterie. E’ nel quadro di queste considerazioni che nel 2023 l’Europa ha adottato e fatto entrare in vigore il Regolamento europeo sulle batterie. Una misura rafforzata strategicamente dal Regolamento sulle materie prime critiche, che avrà un forte impatto sulle filiere delle materie prime necessarie alla produzione di batterie, e in primis su quelle del nichel e del litio (il Regolamento sulle materie prime critiche è stato adottato dal Consiglio Europeo il 18 marzo 2024 ed entrerà molto presto in vigore).

 

Contenuti e Roadmap del nuovo Regolamento sulle batterie

Il Regolamento sulle batterie 2023/1542 è diviso in 14 capitoli che vanno a riformare un’ampia gamma di elementi di filiera e di mercato. Sul fronte della progettazione e della produzione, vengono introdotti criteri di sostenibilità per mezzo di requisiti di performance, sicurezza, durevolezza e di etichettatura (quest’ultimo aspetto rivoluzionato dall’applicazione di codici QR e passaporto di prodotto). L’estrazione di materie prime deve obbedire a standard etici che devono essere resi trasparenti in un’ottica di due diligence. Nella fase di manifattura, sono incoraggiati i metodi di produzione con bassa impronta carbone per contribuire all’obiettivo di neutralità climatica fissato dall’Unione Europea per il 2050. Sul piano strategico, si incentivano e favoriscono l’innovazione e il rafforzamento della produzione delle batterie per i veicoli elettrici e dei sistemi di accumulazione di energia. Sul fronte del riciclo, il regolamento punta a rafforzare la raccolta e il recupero dei rifiuti innalzando gli obiettivi di riciclo, introducendo sistemi efficienti di take-back e rendendo più stringente la responsabilità dei produttori, i quali dovranno dar conto dell’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita dei loro prodotti.

La riforma introdotta dal Regolamento, molto ambiziosa, si svilupperà in base a una roadmap dove avranno fondamentale importanza gli Atti Delegati prodotti dalla Commissione Europea in sinergia con i gruppi di lavoro tecnici composti dagli stakeholder. I primissimi obblighi, da applicare nel 2024, riguardano la restrizione nell’uso di sostanze pericolose nelle batterie portatili, la definizione di parametri di prestazione e durevolezza e l’introduzione di alcune misure relative all’etichettatura; dopodiché, da qui al 2031, la riforma verrà applicata di anno in anno con specifici pacchetti di misure; ulteriori obiettivi ed interventi verranno fissati per gli anni successivi.

Fonte: Ramboll, 2024

 

Gli effetti sulle filiere

Dalle fasi di estrazione delle materie prime a quelle di manifattura, fino al retail e alla gestione dei prodotti a fine vita, le conseguenze del nuovo Regolamento saranno importanti e radicali. I player dei vari anelli della filiera si stanno già muovendo.

Ad esempio il Nickel Institute, che rappresenta gli interessi degli estrattori di nickel e ha seguito da vicino i lavori di preparazione del nuovo Regolamento, afferma che le compagnie leader del mercato stanno già aggiornando i loro sistemi di rendicontazione in merito a impronta carbone e criteri ESG, e che l’associazione di categoria sta predisponendo formati standard da diffondere a tutte le compagnie del settore.

Anche la Cina si sta muovendo. Andy Zou, manager dell’azienda cinese Roypow Lithium, in un articolo di approfondimento apparso su linkedin ad agosto 2023, ammette che a causa del nuovo Regolamento “circa il 34% dell’export cinese di batterie potrebbe entrare in sofferenza; per proseguire con le esportazioni all’Europa sarà indispensabile aggregare significativi costi di compliance”. “Se i Cinesi vorranno continuare a beneficiarsi di una grossa fetta del mercato europeo” dice Zou “il nuovo Regolamento sulle batterie non potrà essere bypassato”, e questo implicherà un “impatto di vasta portata” sui metodi di produzione. Zou segnala che allo stato attuale “le aziende cinesi che producono batterie affrontano una serie di problemi, il primo dei quali è l’inconsistenza delle politiche nazionali cinesi in merito al calcolo delle emissioni carbone e alla gestione dei relative database (…) il secondo problema è la scarsa abilità delle imprese cinesi nel confrontarsi con le nuove sfide ambientali: la maggioranza delle imprese hanno mantenuto un atteggiamento ‘aspetta e vedi che succede’ invece di rispondere proattivamente alle nuove tendenze. Le imprese che hanno investito in questa direzione per ora sono poche e lo hanno fatto con una filosofia di ‘adattamento allo standard’. Il terzo problema, è che in merito a impatti ambientali ed emissioni carbone non esistono ancora standard e metodi di calcolo internazionalmente uniformi, quindi i cinesi non sanno bene come impostare la riconversione ai nuovi modelli”.

Il Governo cinese ha però tutta l’intenzione di raccogliere la sfida, e già dal 2018, parallelamente al Piano d’Azione Strategico europeo in materia di batterie, sta implementando misure normative e di investimento per tenersi al passo. “Sul breve termine” dice Zou “il nuovo Regolamento europeo sottoporrà le imprese cinesi a una certa pressione, ma sul lungo termine l’effetto sarà positivo, perché le nostre aziende impareranno a migliorare le loro performance in merito a riciclabilità, gestione dell’impronta carbone, passaporto digitale, ecologicità dei processi di estrazione e produzione, ottenendo pertanto un ‘green pass’ globale per i loro prodotti”.

Nell’equilibrio geoeconomico globale, chi raccoglie e recupera le batterie esauste ha un’importanza cruciale” dice Leonardo Colapinto di Ecopower. “L’autonomia strategica dell’Europa dipende infatti, in misura importante, anche dalla capacità di disporre di un robusto mercato interno di materie prime secondarie. Il nuovo Regolamento include specifici target in relazione al contenuto riciclato delle nuove batterie, e perché il riciclo possa avvenire bisognerà fare in modo che i materiali non più in voga trovino effettiva collocazione nei nuovi processi produttivi. Vanno poi trovate formule per far sì che il passaporto digitale, importantissimo ai fini della trasparenza, non diventi veicolo di messaggi massimalisti. I consumatori che accederanno ai dati sulla pericolosità di certi materiali contenuti nelle batterie, dovranno poter capire l’effettivo rischio è ridotto o annullato in relazione ai livelli di performance e di sicurezza del prodotto”.

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