Packaging alimentare, cresce il riciclo ma la Fao accende un faro sull’impatto sulla salute
Il mercato globale degli imballaggi alimentari ha superato i 505 miliardi di dollari nel 2024 e la quota di plastica riciclata usata nel packaging è destinata a crescere. Ma un nuovo rapporto della FAO avverte: l'aumento del riciclo solleva importanti questioni di sicurezza alimentare. Contaminanti chimici, nanomateriali, metodi analitici non ancora validati per rilevare micro e nanoplastiche negli alimenti. La FAO chiede standard armonizzati a livello globale. Lo racconta Alessio Romeo.
di Alessio Romeo
L’aumento dell’uso di plastica riciclata negli imballaggi alimentari e in altri materiali a contatto con gli alimenti offre chiari benefici ambientali, ma solleva anche importanti problemi di sicurezza. Per questo è necessario individuare nuovi standard armonizzati a livello globale. Lo indica un nuovo rapporto pubblicato oggi dalla Fao sulle implicazioni per la sicurezza alimentare delle plastiche riciclate e dei materiali alternativi a contatto con gli alimenti (Fcm, food contact materials). Il mercato globale degli imballaggi alimentari è in costante crescita, rileva il rapporto: nel 2024 ha superato i 505 miliardi di dollari e dovrebbe raggiungere, secondo le previsioni, 815,5 miliardi entro il 2030.
A spingere la domanda di nuovi imballaggi per alimenti sono i cambiamenti nei modelli di consumo con sempre più snack, pasti pronti, fast food, dolciumi e bevande in bottiglia. I materiali utilizzati per il packaging svolgono un ruolo importante nella riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari, sottolinea la Fao, estendendo la durata di conservazione e proteggendo la qualità degli alimenti, contribuendo così a ridurre i costi di produzione, migliorare l’efficienza e la sostenibilità dei sistemi agroalimentari.
Tuttavia, rileva il rapporto, «l’uso diffuso di plastica con lunghi tempi di biodegradabilità sta contribuendo a un’epidemia globale di rifiuti plastici, spingendo verso un graduale passaggio alla plastica riciclata. Sebbene finora meno del 10% dei rifiuti plastici prodotti a livello globale sia stato riciclato, questa quota è destinata a crescere per ragioni di sostenibilità, sollevando importanti questioni di sicurezza degli alimenti».
Il rapporto sostiene che gli obiettivi ambientali devono essere perseguiti in parallelo con le preoccupazioni per la salute derivanti dalle potenziali contaminazioni chimiche dei nuovi materiali sugli alimenti. «Vogliamo riciclare più plastica, ma vogliamo anche assicurarci che risolvendo un problema non ne creiamo di nuovi – spiega Corinna Hawkes, direttrice della divisione Sistemi agroalimentari e sicurezza alimentare della Fao –. La sicurezza alimentare deve essere una considerazione centrale nella transizione verso sistemi agroalimentari più sostenibili e modelli di consumo alimentare».
La valutazione tempestiva delle problematiche relative alla sicurezza alimentare è fondamentale per consentire ai materiali a contatto con gli alimenti riciclati e alternativi di raggiungere il loro pieno potenziale, proteggendo allo stesso tempo la salute dei consumatori e garantendo il commercio equo.
Un’area di preoccupazione è la possibile introduzione di nuovi pericoli associati alle fonti di materia prima – come pesticidi, tossine naturali o allergeni – nei materiali a contatto con gli alimenti di origine biologica derivati da risorse naturali e rinnovabili come mais, canna da zucchero e manioca. Ulteriori preoccupazioni sorgono dall’uso di nuove sostanze intenzionalmente aggiunte, come i nanomateriali, che vengono utilizzate per migliorare le prestazioni dei materiali o consentire le nuov funzioni di “packaging attivo”.
Il rapporto chiede garanzie sanitarie adeguate, sottoforma di una pulizia efficace e la rimozione dei prodotti chimici durante i processi di riciclaggio della plastica specificamente progettati per gli Fcm: «Sistemi adeguati di controllo e smistamento dei flussi di rifiuti possono separare i materiali di imballaggio in plastica destinati all’uso alimentare prima del riciclaggio, in base a specifici codici di identificazione della resina per il polimero sintetico».
Affrontare la crescente preoccupazione pubblica per l’esposizione a micro e nanoplastiche negli alimenti e nelle bevande richiede metodi analitici convalidati per la loro rilevazione e identificazione. La mancanza attuale di tali metodi ha finora impedito alle agenzie regolatorie di determinare un chiaro rischio per la salute umana, sostiene il rapporto.
Infine, ci sono potenziali problemi anche per il commercio globale dovuti alla mancanza di armonizzazione normativa. In futuro, ci si aspetta che i risultati del rapporto contribuiscano a indirizzare le discussioni presso la Commissione del Codex Alimentarius, l’organismo intergovernativo istituito nel 1963 dalla Fao e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per sviluppare norme, linee guida e codici alimentari internazionali al fine di garantire la sicurezza alimentare e facilitare il commercio. Il rapporto ricorda che le discussioni in corso all’interno del Codex Alimentarius sugli aspetti di sicurezza alimentare dell’uso di plastica riciclata negli imballaggi alimentari hanno ulteriormente evidenziato la necessità globale di armonizzazione normativa degli Fcm tra i diversi paesi.
L’armonizzazione dei quadri normativi globali, conclude il rapporto, non solo supporterebbe valutazioni dei rischi solide e basate sulla scienza per garantire la produzione e l’uso sicuro degli Fcm riciclati, ma contribuirebbe anche al raggiungimento degli obiettivi internazionali attuali e futuri per la riduzione dei rifiuti in plastica.






