L’informativa sulla circolarità nel bilancio di sostenibilità
Per rendicontare la circolarità occorre organizzare i sistemi informativi e manageriali in modo sistematico, interconnesso e dinamico. Paolo Vola e Lorenzo Gelmini offrono orientamenti concreti per tenere conto di tutti i parametri necessari.
La rilevanza del tema per le imprese italiane
Ad oggi la sostenibilità rappresenta un pilastro di tutte le politiche europee. In considerazione del fatto che l’economia circolare è considerata uno degli strumenti principali per attuare la sostenibilità, tutte le imprese devono confrontarsi con questo tema in modo da poter adeguatamente affrontare la trasformazione dei modelli produttivi e di consumo, gestendo in modo sinergico la dimensione ambientale, sociale ed economica.
Nonostante i dati relativi all’economia mondiale riportino una riduzione del tasso di circolarità (riduzione dal 91,% al 7,2% negli ultimi cinque anni), l’Italia, nell’ambito delle cinque principali economie europee, si dimostra essere il paese con il tasso di circolarità più elevato.
Gli ultimi dati sono riportati nel Rapporto nazionale sull’economia circolare realizzato dal Circular Economy Network in collaborazione con ENEA e con il patrocinio della Commissione Europea, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, presentato il 16 maggio 2023.
La classifica complessiva di circolarità nelle principali cinque economie dell’Unione europea (Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna) è basata su sette indicatori: tasso di riciclo dei rifiuti; tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo; produttività delle risorse; rapporto fra la produzione dei rifiuti e il consumo di materiali; quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo totale lordo di energia; riparazione; il consumo di suolo. Anche per questa edizione, a guidare la classifica è l’Italia, che totalizza 20 punti. Seguono Spagna (19 punti), Francia (17), Germania (12) e Polonia (9). In generale, considerando l’andamento degli ultimi anni, l’Italia migliora meno della Polonia, che parte da livelli molto bassi di circolarità, e della Spagna che sta correndo più velocemente, mentre tiene lo stesso passo della Francia e va un po’ più veloce della Germania.
La percentuale di riciclo dei rifiuti nel 2020 è stata del 53% in Europa e del 72% in Italia, uno dei tassi di riciclo più alti nell’UE
Meno positivo per l’Italia è l’andamento del tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo (il rapporto tra l’uso circolare di materia e l’uso complessivo, cioè da materie prime vergini + materie riciclate). Nell’UE nel 2021 questo valore è stato in media dell’11,7%, – 0,1% rispetto al 2020. Per la prima volta l’Italia nel 2021 ha subito un calo, attestandosi al 18,4% (2,2% in meno rispetto all’anno precedente), perdendo il primato tra le cinque principali economie europee, superata dalla Francia, in testa con 1,4 punti % in più.
Un altro aspetto che viene considerato nel rapporto è quello relativo alla diffusione delle attività di riparazione.
Nel 2020 l’Italia, con quasi 24.000 aziende che svolgono attività di riparazione, è al terzo posto tra le cinque economie più importanti d’Europa, dietro alla Francia (35.300 imprese) e alla Spagna (29.100). Negli ultimi dieci anni, però, le nostre aziende sono diminuite: 2.622 in meno rispetto al 2011, quasi -10%. Calano anche in Polonia, mentre crescono in Spagna, Francia e Germania.
Per le imprese italiane è importante, inoltre, considerare anche come mutano le abitudini dei consumatori. Secondo un recente sondaggio realizzato da CEN e Legacoop in collaborazione con IPSOS, su un campione rappresentativo di cittadini, si conferma l’interesse degli italiani per l’economia circolare.
Negli ultimi 3 anni, infatti, quasi un italiano su 2 (il 45% degli intervistati) ha acquistato un prodotto usato e uno su 3 (il 36% del campione) un prodotto ricondizionato o rigenerato. Oltre l’80% delle persone intervistate pensa che ridurre il packaging sia importante. Leasing, noleggio e sharing sono utilizzati più della media (+ 10-11%) dalla fascia di popolazione di età compresa tra i 18 e i 30 anni.
Le PMI, in particolare, non possono trascurare questi temi, ma devono occuparsene in modo da mantenere ed accrescere la propria competitività.
Con riferimento ai temi della sostenibilità, anche se spesso le normative europee riguardano direttamente le grandi imprese, gli obblighi previsti hanno implicazioni su tutta la filiera, e conseguentemente anche sulle PMI, le quali, in veste di fornitori, devono rispettare parametri ESG in modo da essere in linea con i requisiti richiesti.
Le grandi aziende e anche la Pubblica Amministrazione tramite il Green Public Procurement, infatti, selezionano sempre più spesso i propri fornitori anche sulla base di parametri ESG.
L’economia circolare implica un ripensamento dei cicli produttivi, adottando modelli di business basati su di un minor consumo di risorse e con una minore produzione di rifiuti; in ottica proattiva, è utile ricorrere all’ecodesign in modo da definire fin dall’origine il ciclo di vita dei prodotti e in, particolare, le opportunità di riciclo degli stessi. Tali iniziative sono volte anche alla condivisione delle risorse, in ottica di valorizzazione delle stesse secondo logiche di efficienza.
I framework a disposizione per la rendicontazione in materia di circolarità
La Non Financial Reporting Directive le normative tecniche
La rendicontazione sulla circolarità non trova, nell’ordinamento nazionale, una propria disciplina. Si deve, quindi, fare riferimento al tema più generale della rendicontazione di sostenibilità. Sul punto, il nostro ordinamento ha recepito con il D.Lgs. n. 254/2016 la Direttiva 2014/95/UE, la cosiddetta Non Financial Reporting Directive, inerente la rendicontazione e divulgazione di informazioni di carattere non finanziario e informazioni sulla diversità, ponendo obblighi specifici in capo a imprese di grandi dimensione e gruppi[1].
La norma ha l’obiettivo principale di rendicontare e divulgare tutte le informazioni e gli elementi del business model che riguardano gli aspetti di carattere sociale, ambientale e di governance, misurandoli tramite appositi indicatori di performance, riportandoli in un documento specifico, da allegare al bilancio, la cosiddetta Dichiarazione Non Finanziaria (DNF).
Nonostante il D.Lgs. 254/2016 preveda almeno per alcune categorie di imprese la predisposizione della reportistica di sostenibilità sotto forma di Dichiarazione Non Finanziaria (DNF), tale normativa non fornisce alcuna indicazione sugli standard da utilizzare per la rendicontazione.
È quindi evidente come, a livello nazionale, gli organismi di regolamentazione contabile non abbiano definito le regole che devono essere adottate dalle imprese nella rendicontazione della sostenibilità e, conseguentemente, della circolarità, diversamente rispetto a quanto previsto per la rendicontazione finanziaria alla quale sono stati dedicati precisi standard nazionali (OIC).
Le aziende che hanno necessità di strumenti operativi per prima misurare e poi rendicontare la circolarità possono fare riferimento alle norme UNI e, in particolare alle specifiche tecniche che le stesse prevedono. Le norme UNI, infatti, sono documenti emessi da organismi di diritto privato nazionali o sovranazionali allo scopo di stabilire l’insieme di regole che fissano le condizioni standard di fabbricazione o di elaborazione al fine di ottenere la massima uniformità e interscambiabilità, sia nei prodotti, sia nei progetti e nei processi produttivi. Tali norme sono prodotte in coordinamento con istituti sovranazionali, come l’ISO e il CEN (che si occupano di predisporre norme ISO e norme EN).
Il 30 novembre 2022 è stata pubblicata la specifica tecnica UNI/TS 11820 “Misurazione della circolarità – Metodi ed indicatori per la misurazione dei processi circolari nelle organizzazioni”. La specifica tecnica UNI/TS 11820 diventa uno strumento operativo, punto di partenza per una efficace misurazione della circolarità per le imprese ed altre organizzazioni, un metodo per misurare il miglioramento della circolarità nelle politiche aziendali e di settore.
In particolare, il documento definisce come raccogliere le informazioni utili per la misurazione della circolarità e prevede un set di indicatori (71 in totale, tra quantitativi, qualitativi e quanti- qualitativi) utili alle organizzazioni per verificare l’efficacia delle loro strategie.
Gli indicatori si dividono in 7 categorie e comprendono: risorse materiche e componenti; risorse energetiche e idriche; rifiuti ed emissioni; logistica; prodotto e servizio; risorse umane, asset, policy e sostenibilità.
Lo Standard UNI/TS 11820 italiano contribuisce all’elaborazione della norma ISO 59020, che fornirà uno strumento di misurazione della circolarità a livello internazionale.
La specifica tecnica dà la possibilità alle organizzazioni italiane di dotarsi di un proprio strumento di confronto e di scambio sperimentale e prepararsi alle prospettive internazionali.
Il contesto europeo ed internazionale (ESRS e GRI)
Come noto, sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è stato pubblicato, il 22 dicembre 2023, il regolamento delegato (Ue) 2023/2772 che, attraverso i suoi allegati I e II, stabilisce il contenuto degli standard che dovranno essere utilizzati, ai sensi del suo art. 1, per la rendicontazione di sostenibilità di cui agli artt. 19-bis e 29-bis della direttiva 2013/34/Ue (la cosiddetta direttiva “Bilanci”).
Quanto sopra secondo il calendario dettato dal § 2 dell’art. 5 della direttiva (Ue) 2022/2464 (meglio nota come Corporate Sustainability Reporting Directive o CSRD).
L’allegato I del regolamento delegato offre il primo set degli ESRS, contenente i principi trasversali e quelli tematici.
A tale seconda categoria, in particolare, appartengono dieci standard:
- i cinque ESRS relativi ai temi ambientali, ossia l’ESRS E1, E2, E3, E4 ed E5 intitolati rispettivamente “Cambiamenti climatici”, “Inquinamento”, “Acqua e risorse marine”, “Biodiversità ed ecosistemi” e “Uso delle risorse ed economia circolare”, oggetto del presente contributo;
- i quattro ESRS sui temi sociali, ossia l’ESRS S1, S2, S3 e S4 intitolati rispettivamente “Forza lavoro propria”, “Lavoratori nella catena del valore”, “Comunità interessate” e “Consumatori e utilizzatori finali”;
- l’ESRS G1, inerente al tema della governance, intitolato “Condotta delle imprese”.
Il regolamento delegato (Ue) 2023/2772 entrerà in vigore, come precisato dal suo art. 2, il terzo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea; sempre il suo art. 2 specifica che il regolamento in parola si applicherà a decorrere dal 1° gennaio 2024 con riferimento agli esercizi finanziari che inizieranno il 1° gennaio 2024 o successivamente.
Il tema è dunque di imminente attualità e si colloca in uno scenario normativo e di prassi in rapido divenire: basti ricordare come lo scorso 20 dicembre 2023 lo European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) abbia lanciato una “call for participation” per validare, tra l’altro, un exposure draft dedicato alla “voluntary sustainability reporting standard for non-listed SMEs” (VSME).
Tale ultimo documento, allorquando approvato in via definitiva, costituirà un punto di riferimento chiave per una platea di società di gran lunga superiore a quelle direttamente interessate dalla direttiva Bilanci, laddove si consideri che esso intercetterà la rendicontazione volontarie delle PMI che, non quotate, potranno essere coinvolte nella rendicontazione di sostenibilità o per decisione, appunto, volontaria ovvero in quanto partecipanti ad una supply chain al vertice o a valle della quale sia inserito un soggetto obbligato ai sensi della direttiva Bilanci.
Come tale, evidentemente, il presente contributo si colloca lungo un percorso ben dinamico, all’interno del quale il complessivo set dei principi di sostenibilità non è tuttora completo.
L’ESRS E5 “Uso delle risorse ed economia circolare” (d’ora innanzi, anche, semplicemente ESRS E5) si innesta in un denso quadro normativo UE relativo all’uso di risorse e all’economia circolare.
Basti pensare agli art. 9 e 13 del Reg. 2020/852 che definiscono, rispettivamente, gli obiettivi ambientali per la transizione verso l’economia circolare e i tipi di azioni per i quali un’attività economica può dirsi come fattiva contributrice all’economia circolare medesima (da un utilizzo in modo più efficiente delle risorse naturali alla riduzione del contenuto di sostanze pericolose nel ciclo di vita dei prodotti).
Il principio presenta alcuni obiettivi specifici che, sulla scorta dell’impianto generale degli ESRS (e quindi: misure, strategie, piani, rischi, effetti finanziari) hanno come preminente argomento l’utilizzo delle risorse e l’economia circolare.
Più in particolare, le politiche aziendali in materia di economia circolare devono essere volte all’abbandono, progressivo, dell’estrazione di risorse grezze o non rinnovabili e, similmente, ad assicurare e a contribuire alla produzione rigenerativa di risorse rinnovabili e alla rigenerazione degli ecosistemi che ne fanno parte.
Tali politiche non possono che portare, ai fini narrativi della rendicontazione, ad una descrizione delle azioni intraprese, per prevenire la produzione di rifiuti a valle e a monte della catena del valore dell’impresa e gestire gli impatti rilevanti derivanti dai rifiuti prodotti: il tutto nella logica, tipica degli ESRS, dell’ecosistema di filiera.
Le metriche del principio (su flussi in entrata, flussi in uscita, rifiuti) sono state sviluppate in funzione dei seguenti, specifici obiettivi:
- aumento della progettazione circolare (inclusa ad esempio la progettazione dei prodotti);
- aumento della percentuale di utilizzo dei materiali circolari;
- riduzione al minimo delle materie prime grezze non rinnovabili, eventualmente ponendo obiettivi per le materie prime grezze non rinnovabili e obiettivi per le materie prime grezze rinnovabili;
- inversione di tendenza nella riduzione nello stoccaggio di risorse rinnovabili;
- gestione dei rifiuti, inclusa la predisposizione di un trattamento adeguato.
Più in particolare, la descrizione dei flussi in entrata fa riferimento a quanto segue:
- peso complessivo totale dei prodotti e dei materiali utilizzati nel corso dell’esercizio;
- peso, sia in valore assoluto, sia in percentuale, dei materiali in entrata rinnovabili derivati da fonti rinnovabili utilizzati per fabbricare i prodotti e i servizi dell’impresa (inclusi gli imballaggi);
- peso, sia in valore assoluto, sia in percentuale, dei prodotti e materiali riutilizzati o riciclati (non-grezzi) utilizzati per fabbricare i prodotti e i servizi dell’impresa (inclusi gli imballaggi).
La comunicazione sui flussi in uscita si riferisce invece alla descrizione (in termini di peso e di percentuale) dei prodotti e materiali che sono progettati con principi di circolarità o che possono consentire un utilizzo circolare in altri stadi della catena del valore.
Come principi di circolarità, in tal senso, il principio considera i seguenti: rinnovabilità, uso ottimale a lungo termine o riutilizzo, ristrutturazione, rigenerazione, riciclaggio e la biodegradazione.
Le informazioni che devono essere comunicate per quanto riguarda i rifiuti sono invece:
- totale complessivo dei rifiuti generati;
- per ciascuna categoria di rifiuto pericoloso e non pericoloso, la quantità totale per peso sottratta allo smaltimento, distinta in base alle possibilità di riuso e riciclaggio e altro;
- per ciascuna categoria di rifiuto pericoloso e non pericoloso, la quantità totale per peso destinata allo smaltimento, distinta per tipologia di trattamento: incinerazione, smaltimento in discarica e altro;
- totale complessivo e la percentuale dei rifiuti non riciclati.
Lungi dall’essere una mera sequela di informative tecniche, le richieste del principio ESRS E5 investono le strutture amministrative delle aziende in una modalità olistica e complessa, sia perché la raccolta e la validazione del dato tecnico diventa fondamentale, sia per le implicazioni anche finanziarie che ne conseguono.
Ricordiamo infatti che gli ESRS, pur nella logica della rendicontazione non finanziaria, nascono in ogni caso in un contesto che, invece, proprio dalla rendicontazione finanziaria muove: in altri termini, l’informativa sull’economia circolare è volta anche alla comprensione dei potenziali effetti finanziari dovuti:
- ai rischi rilevanti derivanti dagli impatti connessi all’uso delle risorse e all’economia circolare; in particolare, come tali rischi hanno (o meno) un’influenza rilevante su flussi di cassa, performance, posizione, sviluppo, costo del capitale o accesso ai finanziamenti dell’impresa nel breve, medio e lungo periodo;
- alle opportunità rilevanti (o meno) derivanti dagli impatti e dipendenze connessi all’uso delle risorse e all’economia circolare e come l’impresa può beneficiarne dal punto di vista finanziario.
Ai presenti fini si ritiene utile aggiungere, all’analisi dell’ESRS E5, anche una rapidissima panoramica degli standard della Global Reporting Initiative (GRI) collegati al tema dell’economia circolare; e ciò per alcune ragioni.
In primo luogo, sin dal novembre 2023 è operante un’intesa tra il GRI e l’EFRAG avente per oggetto, tra l’altro, la costruzione di un sistema di interoperabilità dei due modelli di rendicontazione.
Si consideri, inoltre, che l’esperienza del GRI su alcuni temi specifici è di ampissimo raggio, radicata nei settori e nel corso del tempo, sì da farne diventare gli standard come i benchmark più rappresentativi in materia di rendicontazione di sostenibilità.
In tal senso, il GRI non presenta un singolo unico standard in materia di economia circolare; il tema, infatti, si trova discusso ed affrontato, di volta in volta, nei seguenti:
- – GRI 301 (Materials);
- – GRI 302 (Energy);
- – GRI 303 (Water and effluents);
- – GRI 305 (Emissions);
- – GRI 306 (Waste).
De iure condendo, la bozza attualmente disponibile del sistema di interoperabilità tra i due modelli (vedi sopra) prevede la riconducibilità dell’ESRS E5 ai soli GRI 301 e 306
Spunti manageriali e conclusioni
Il presente contributo descrive, in misura sintetica, sia la rilevanza del tema dell’economia circolare (in particolare, per le imprese italiane), sia lo scenario prospettato di disclosure a carico delle medesime, tra i nuovi principi ESRS e il ruolo del GRI.
Quello che qui preme sottolineare, più che la puntuale e analitica disamina degli adempimenti informativi richiesti, è la necessità, che emerge con gli ESRS in modo sempre più pressante, di organizzare i sistemi informativi e manageriali in modo sistematico, interconnesso, dinamico.
Da un lato, infatti, la tipologia di dati di “input” da includere nei bilanci “non finanziari” cresce in modo esponenziale ed esce dagli uffici amministrativi (nel caso dell’economia circolare: flussi fisici di merci, rifiuti, e così via).
Per altro verso, è evidente che il fine della rendicontazione di sostenibilità non è quello, poco utile, di una sequela disorganica di dati, quanto piuttosto il loro inserimento in un contesto organico, chiaro, organizzato di scelte imprenditoriali da cui originano quei dati e che da quei dati sono condizionate per una pianificazione davvero “sostenibile” delle strategie aziendali: il tutto in una logica, peraltro, di verifica, confronto e ascolto con una platea crescente di stakeholder che, a fronte delle dichiarazioni manageriali e strategiche compiute dalla società, può ben chiamare la medesima a renderne conto.
La svolta davvero epocale dei rendiconti non finanziari è, dunque, non soltanto quella di rendere più complessa e olistica la rendicontazione quanto, piuttosto, quella di connettere in modo consequenziale e razionale l’informativa finanziaria, sociale ed ambientale alle strategie di impresa, in una importantissima spinta verso una piena e condivisa accountability.
[1] Soggetti obbligati: 1) Enti di interesse pubblico, i.e. società quotate in borsa, banche, assicurazioni e imprese di riassicurazione; 2) società con un numero di dipendenti maggiore di 500 e un parametro a scelta tra: a) attivo pari o superiore a 20 milioni di euro; b) ricavi netti delle vendite e delle prestazioni pari o superiori a 40 milioni di euro; 3) in alternativa, essere società madri di un grande gruppo con le caratteristiche ai punti 1 e 2.






