Legge Terra dei Fuochi, manca la scarpa destra
Le conseguenze del cattivo comportamento di alcuni, che finora sono stati lasciati liberi di compiere disastri, rischiano di avere impatti pesanti sull’intero settore, generando un rischio d’impresa che molti operatori, con basi oggettive, considerano esagerato. Ma la situazione potrebbe riequilibrarsi presto. Leggi la riflessione di Giuliano Maddalena.
di Giuliano Maddalena, Direttore di SAFE-Hub delle Economie Circolari
Lo scorso 8 ottobre il Decreto “Terra dei Fuochi” è stato convertito nella legge 147/2025. La disciplina sui reati ambientali è stata riconfigurata in chiave pesantemente repressiva. Irregolarità che finora erano sanzionate con contravvenzioni ora sono punite con il carcere, e la premessa dalla quale parte il legislatore è che il settore della gestione dei rifiuti è piagato da una criminalità diffusa che va contrastata con ogni mezzo.
D’altronde la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che condanna l’Italia per la sua incapacità di garantire l’incolumità dei cittadini di fronte al fenomeno della Terra dei Fuochi, richiedeva una risposta non solo tecnicamente ma anche politicamente proporzionata.
Ma noi cosa c’entriamo? Questa è la domanda, attonita, che udiamo tutti i giorni dagli operatori onesti che collaborano con le nostre filiere, comprensibilmente spaventati dalle pesanti punizioni che potrebbero subire per leggere sviste compiute in perfetta buona fede. Per questi operatori SAFE-Hub delle Economie Circolari, pur essendo sempre stato un oltranzista della legalità nelle filiere, non può che provare una forte empatia. Le conseguenze del cattivo comportamento di alcuni, che finora sono stati lasciati liberi di compiere disastri, rischiano di avere impatti pesanti sull’intero settore, generando un rischio d’impresa che molti operatori, con basi oggettive, considerano esagerato.
Non è però il caso di scoraggiarsi, perché la situazione potrebbe ribilanciarsi presto. Anche se in modo implicito, la legge “Terra dei Fuochi” si inserisce nella linea della Direttiva (UE) 2024/1203, la cui scadenza di recepimento è fissata a maggio 2026. Un intervento implicito e anticipato, quello della legge 147/2025, perché fosse interpretabile come risposta proattiva del Governo al fenomeno Terra dei Fuochi nel quadro di quanto richiesto all’Italia dalla Corte Europea, e non come dovuto e rutinario recepimento di una Direttiva.
Una Direttiva che da un lato impone maggiore repressione per reati e irregolarità ambientali, ma dall’altro invita gli Stati Membri a promuovere sistemi di conformità, dovuta diligenza e riparazione; la ratio è che a fronte di un inasprimento delle pene, la gestione dei rischi aziendali dovrebbe essere fattibile e alla portata di tutte le piccole e medie imprese. Repressione e Compliance. Scarpa sinistra e scarpa destra.
Per motivi politici la scarpa sinistra è arrivata prima di quella destra. Il Governo però, in virtù della legge di delegazione europea 91/2025, ha la possibilità di garantire il recepimento della Direttiva (UE) 2024/1203 in modo rapido ed entro la scadenza. Perché la situazione si riequilibri, se tutto va bene, bisogna quindi pazientare qualche mese.






