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A Venezia per immaginare il futuro sostenibile della moda

Nel Venice Sustainable Fashion Forum, intitolato «Boosting Transition», il Presidente di Sistema Moda Italia Sergio Tamborini, Confindustria Veneto est e Osservatorio Just Fashion Transition hanno lanciato all’unisono un appello ad “accelerare la transizione sostenibile”, sollecitando il Governo perché sblocchi il percorso dell’EPR tessile.

Nessuno si illuda: l’industria della moda ha sì imboccato la strada della sostenibilità ambientale, avendo capito da tempo che rappresenta un driver strategico di competitività, ma la transizione da compiere è ancora lunga, lunghissima. E per accelerare ha bisogno di un contesto favorevole, a partire dalle decisioni politiche e dagli incentivi pubblici. Da Venezia, sull’Isola di San Giorgio, dove l’industria del tessile-moda si è riunita per la seconda edizione del Venice Sustainable Fashion Forum, intitolato «Boosting Transition» e organizzato da Sistema moda Italia (Smi), The European House-Ambrosetti e Confindustria Veneto Est, arriva l’appello all’azione. «Dobbiamo accelerare la transizione sostenibile», ha ammonito Sergio Tamborini, presidente di Smi, portando l’esempio della normativa sulla responsabilità estesa del produttore (Epr), che affida ai fabbricanti e agli importatori il destino dei rifiuti derivanti dai loro prodotti, compreso il trattamento ai fini del riciclo o del riutilizzo. «L’Italia era partita per prima nel recepimento del regime Erp – ha detto Tamborini – e Smi già l’anno scorso aveva promosso un consorzio, convinta che la responsabilità estesa del produttore sia uno strumento fondamentale per costruire una filiera diversa. Ma siamo alla fine del 2023 e non c’è traccia di questo tema nei provvedimenti del Governo. Alla politica chiediamo regole chiare per poter fare cose nuove, per non marciare guardando dallo specchietto retrovisore». Gli ha fatto eco il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, in un videomessaggio: «Il Governo è consapevole che esistono barriere all’entrata nel mercato di una moda amica del pianeta. È arrivato il momento di unire le forze per trovare soluzioni e rendere la moda sostenibile sempre più accessibile». Urso ha ricordato che «ogni anno nell’Unione europea vengono gettati cinque milioni di tonnellate di abiti, un chilogrammo al mese per ogni cittadino: di questo solo l’1% viene riciclato e questo non è eticamente accettabile. L’Italia può dare un grande contributo». 

 

Il ritardo nella transizione sostenibile è stato messo in luce dall’Osservatorio Just Fashion Transition realizzato da Ambrosetti, che sollecita l’introduzione di un sistema di incentivi pubblici sull’esempio americano: gli Usa, attraverso l’Inflation Reduction Act, hanno stanziato 760 miliardi di dollari sotto forma di credito d’imposta diretto alle aziende per l’innovazione green. «Chiediamo al Governo un piano di investimenti sui temi della sostenibilità – ha sottolineato il presidente di Confindustria Veneto Est, Leopoldo Destro – e all’Europa un sistema normativo trasparente e snello dall’Epr al passaporto digitale». L’obiettivo della sostenibilità riguarda tutti. «La sfida mondiale sarà passare da un’economia lineare a un’economia circolare – ha spiegato Tatiana Molcean, segretario esecutivo Unece (la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa) –. Se oggi viene riciclato meno dell’1% dei rifiuti prodotti, non stiamo usando al meglio le risorse disponibili». Una spinta all’azione è arrivata da Federico Marchetti, fondatore di Yoox e oggi presidente della task force King Charles’s Fashion: «Se continuiamo a dire che è inutile fare perché tanto la Cina continuerà a inquinare il mondo non faremo mai passi avanti – ha sottolineato –. Alcuni dei nostri membri stanno sperimentando il passaporto digitale e il 12% dei consumatori lo ha scannerizzato, dimostrando di apprezzarlo; in più abbiamo sviluppato progetti per recuperare paesaggi e tradizioni, sia col cashmere di Cucinelli fatto sull’Himalaya, che con il cotone fatto in Pugliaper Armani». Le prospettive non particolarmente brillanti per il settore tessile- moda nella prima parte del 2024 sono state sottolineate in video collegamento da Alberto Paccanelli, presidente di Euratex, che ha ribadito la necessità di ristabilire condizioni di parità tra la produzione europea e la produzione importata e l’attenzione al product design come strumento di sostenibilità. 

di Silvia Pieraccini | Sole24ore Professionale