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«Favorire gli investimenti,
ma va mantenuta la neutralità tecnologica»

Le istituzioni dovrebbero indirizzare gli investimenti privati ma mantenendo una neutralità tecnologica: chiarire gli obiettivi ma senza dettare le soluzioni. La parola a Emilio Mazza di Unindustria.

«Oramai c’è una coscienza ben diffusa del fatto che l’economia circolare è fondamentale non solo per affrontare le grandi crisi del nostro tempo, ma anche per offrire nuove e migliori opportunità di sviluppo alle imprese. Rimanere ancorati ai vecchi schemi potrebbe significare togliersi queste opportunità di sviluppo, se non rischiare di mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa di un’azienda sul medio lungo periodo». A fare il punto sulla importanza dei modelli circolari per le imprese del Lazio, e nel settore della chimica in particolare, è Emilio Mazza, presidente della sezione Chimica, gomma e materie plastiche di Unindustria.

Che argomenti utilizzerebbe per convincere una azienda a investire nella transizione verde?

Sul breve termine si possono avere risparmi importanti nel consumo di risorse. L’esempio più semplice è l’uso di energia rinnovabile: la crisi energetica del 2022 ha ben dimostrato cosa possa significare l’impennata dei costi energetici. Ma il risparmio di risorse si può applicare anche ai materiali utilizzati, riducendo l’impiego di materie prime preziose oppure il ricorrendo a materiali alternative, magari provenienti dalla rigenerazione di altri prodotti non immediatamente utilizzabili.

Sul lungo termine?

Tali investimenti possono rappresentare un fattore di sviluppo e competitività per le aziende. Soprattutto alla luce dell’evoluzione delle norme che tendono sempre più a favorire la transizione verde.

Infine, si può considerare anche una maggiore attrattività nei confronti del comparto finanziario, sempre più orientato sui principi di Esg, gli investimenti sostenibili dal punto di vista sociale a ambientale.

Ci sono resistenze sul fronte delle imprese?

Il cambiamento implica sempre paura, ma rimanere fermi mentre gli altri si muovono non è buona strategia. Negli altri Paesi stanno facendo grossi investimenti su questo fronte. C’è un problema di risorse, è chiaro, ma avere consapevolezza dell’importanza della transizione green è un primo passo.

Che importanza ha l’economia circolare per le imprese della chimica?

Il settore chimico si occupa in massima parte della trasformazione dei materiali per renderli disponibili per gli altri settori industriali. L’applicazione del modello circolare a questo settore può rappresentare una svolta anche per molti altri comparti.

Su quali aspetti dell’economia circolare dovrebbero concentrare le aziende i propri investimenti?

Ogni settore e ogni azienda può sviluppare le proprie soluzioni. Non esiste un aspetto prevalente. Ci possono essere aziende per cui può essere fondamentale concentrare gli investimenti sugli aspetti energetici. In altri comparti, come la chimica, può essere fondamentale utilizzare risorse con maggiore accortezza. Come si dice, fare di più con meno: ridurre gli scarti o usare gli scarti di altri e curare il fine vita dei prodotti.

Le imprese del Lazio come sono messe a livello di economia circolare?

Certamente oggi possiamo contare sulla presenza di tante realtà industriali che perseguono un modello che punta alla circolarità.

Le istituzioni come dovrebbero aiutare le imprese a investire in economia circolare?

L’attenzione su questi temi è molto cresciuta. Dovrebbero indirizzare gli investimenti privati ma mantenendo una neutralità tecnologica: chiarire gli obiettivi ma senza dettare le soluzioni. Per esempio, la rinnovabilità è un concetto riconosciuto nel campo energetico, ma non per i materiali e prodotti. Il rischio è di avere norme che, nel tentativo di proporre soluzioni semplici, generano confusione ed esclusione, rallentando la promozione degli investimenti.

di Andrea Marini | Sole24ore Professionale