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EPR tessile in Italia: status quo o trasformazione?

In Italia la Responsabilità Estesa del Produttore del Tessile sembra essere finalmente ai nastri d’arrivo. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sta realizzando le ultime consultazioni prima di emettere il decreto che cambierà per sempre la storia del recupero tessile. OIG24 vi offre, in anteprima, le posizioni dei produttori made in Italy.

“Un percorso non facile, quello dell’EPR tessile in Italia!”, commenta a caldo il Direttore di Safe-hub delle Economie Circolari, Giuliano Maddalena, al termine di un incontro tenutosi a Roma il 13 gennaio tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e i principali stakeholder del settore.

Un incontro che, dopo un lunghissimo periodo di sospensione, segna il riavvio formale dei lavori di preparazione del Decreto Ministeriale che introdurrà in Italia un regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) del tessile.

Siamo finalmente al nastro d’arrivo? “Sembra di sì”, dice Maddalena, “ma permangono alcune resistenze. C’è ancora chi vede la Responsabilità Estesa del Produttore non come un agente di trasformazione, ma come una fonte di finanziamento per rafforzare lo status quo”.

Un percorso ad ostacoli

Il direttore di SAFE ripercorre le principali tappe del cammino verso la circolarità del tessile. “Il pacchetto europeo dell’Economia Circolare (2018, ndr) e la Strategia europea per il Tessile (2022, ndr) lo hanno lasciato ben chiaro: a livello comunitario la circolarità del tessile è una priorità strategica, e la circolarità può essere sviluppata con successo solo adottando e integrando strumenti chiave come l’Ecodesign, la Raccolta differenziata obbligatoria dei rifiuti tessili e la Responsabilità estesa del produttore. L’Ecodesign, imponendo i tassi di contenuto riciclato e la riciclabilità dei prodotti tessili, è il volano di domanda/offerta che dà impulso al sistema; la Raccolta Differenziata è il meccanismo che sblocca la disponibilità dei volumi da recuperare, mentre l’EPR, corredato da specifici obiettivi di recupero, garantisce struttura, organizzazione e respiro finanziario all’intero sistema. L’industria Made in Italy, sollecitata non solo dalle istituzioni europee ma anche dai propri target di mercato, aveva fin da subito buttato il cuore oltre l’ostacolo abbracciando la visione di circolarità, sostenendo forti investimenti, e costituendo consorzi di produttori per affrontare collettivamente le nuove sfide. Safe, su incarico di questi consorzi, ha già costruito reti di raccolta e recupero in grado di gestire con efficacia i nuovi scenari”.

“Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)”, prosegue Maddalena, “aveva raccolto questa spinta endogena verso la circolarità convocando, a febbraio 2023, i principali stakeholder del recupero tessile italiano per discutere una bozza di decreto ministeriale, con l’obiettivo di inaugurare, dopo qualche mese, un regime italiano dell’EPR tessile. Il percorso però è entrato quasi subito in stallo e, nonostante l’intero mondo dei produttori premesse per accelerare, per tutto il 2023 e per la prima parte del 2024 non c’è stato modo di sbloccare l’iniziativa ministeriale. Un’inerzia che ha penalizzato l’Italia, che al contrario di altri paesi, come l’Olanda, ha perso l’occasione di anticipare ed orientare fin dall’inizio il processo di definizione delle prescrizioni europee; di fatti, a luglio 2023 la Commissione Europea ha presentato una proposta di modifica della direttiva quadro sui rifiuti che introduce obbligatoriamente l’EPR tessile in tutti gli stati membri e pone delle linee generali sul suo funzionamento; in quest’ultimo anno e mezzo i lavori europei sono andati avanti coerentemente, e ora siamo nella fase di trilogo, ossia il negoziato interistituzionale informale tra Parlamento Europeo, Consiglio Europeo e Commissione Europea. Il percorso italiano, invece, ha cominciato a sbloccarsi nella seconda metà del 2024, quando è subentrato il nuovo Direttore Generale dell’Economia Circolare del MASE, Luca Proietti”.

Una bozza positiva

“A inizio anno il MASE ha sottoposto a noi e agli altri stakeholder chiave del tessile un nuovo schema di decreto che, finalmente, tiene conto delle posizioni dei produttori”, ha commentato Mauro Chezzi di Confindustria Moda. “La Direzione Generale dell’Economia Circolare del Ministero ha fatto un buon lavoro. L’equilibrio tra gli attori del sistema è ben calibrato: i produttori hanno un ruolo organizzativo e costruiscono e gestiscono le filiere in accordo con i Comuni. Viene istituito un centro di coordinamento, chiamato CORIT, che ha un ruolo di supervisione sul sistema garantendo tra le altre cose, che anche le piccole e medie imprese possano approvvigionarsi della materia secondaria tessile di cui hanno bisogno per adempiere ai vincoli dell’ecodesign, evitando dinamiche di accaparramento da parte dei grandi operatori. Ci piacciono molto anche l’introduzione del principio di responsabilità solidale tra i gestori dell’online marketplace e i produttori che ne fanno uso per immettere i loro prodotti sul mercato, e la possibilità per i produttori di organizzare raccolte presso i punti retail,  che potrebbero essere decisive per il raggiungimento degli obiettivi di recupero indicati nel Decreto (è stato proposto un obiettivo progressivo di raccolta differenziata che culmina, nel 2035, con il 40% del peso dell’immesso sul mercato, ndr)”.

“La nostra presenza attiva nei tavoli europei dove si discute l’EPR tessile”, aggiunge l’esponente di Confindustria Moda, “ci permette di contribuire al percorso nazionale guidato dal MASE offrendo aggiornamenti in tempo reale, e facendo in modo che il testo italiano sia allineato con gli aspetti consolidati della negoziazione comunitaria. A livello europeo la nostra è la voce di maggior peso, perché rappresentiamo circa il 30% della produzione tessile comunitaria”.

Qual è la posizione di Confindustria rispetto alle proposte degli altri stakeholder nazionali? “Sicuramente di ascolto e rispetto”, dice Chezzi. “I bracci di ferro e le guerre di posizione non hanno alcun senso: a prevalere devono essere la ragionevolezza e la capacità di remare assieme verso obiettivi comuni. Il nostro più grande desiderio è che i Comuni e le aziende di igiene urbana, che finora hanno gestito il sistema selezionando i raccoglitori e le filiere di recupero, si aprano senza timori a un processo di trasformazione del sistema. Nel nuovo scenario i territori continueranno ad avere un ruolo centrale, ma occorrono regole diverse perché gli obiettivi sono molto più ambiziosi, non solo dal punto di vista quantitativo ma anche e soprattutto dal punto di vista qualitativo. Produttori, Comuni e Aziende di Igiene Urbana, uniti, hanno la possibilità di raggiungere il massimo risultato, creando filiere circolari scevre da tutti i gravi difetti che fino a oggi hanno macchiato la reputazione del settore del recupero. È ovvio che questi difetti non possono essere risolti semplicemente iniettando denaro al sistema, e soprattutto in un contesto dove la criminalità organizzata, come hanno avvertito Commissione Ecomafie, Procure e Forze dell’Ordine, e come è stato recentemente ricordato anche dal rapporto L’Italia del Riciclo 2024, potrebbe avere specifici appetiti proprio in relazione all’EPR del tessile”.

“Le cooperative sociali, che oggi hanno un ruolo chiave nel sistema di raccolta, chiedono che venga loro riservato un trattamento speciale” riferisce Chezzi. “Per noi va bene perché la solidarietà sociale va sostenuta, ma sempre e quando non si entri in deroga ai vincoli di tracciabilità e trasparenza che valgono per tutti gli altri player; è infatti cruciale non esporre le cooperative alle pressioni dei soggetti criminali che sono interessati ad accedere a flussi poco controllati”.

“Non siamo d’accordo con le associazioni di categoria degli artigiani quando chiedono che gli scarti di produzione dei piccoli confezionatori siano inglobati nel regime EPR. Questo allevierebbe indubbiamente la loro situazione economica, perché smetterebbero di sostenere i costi di recupero e smaltimento, ma l’onere collettivo di questo ulteriore carico sul sistema sarebbe non solo eccessivo ma anche ingiustificato: non spetta al consumatore pagare per i rifiuti industriali”.

Il parlamento ascolta i produttori

Martedì 14 gennaio la Commissione Ambiente della Camera dei deputati ha ascoltato alcuni dei consorzi dei produttori del settore tessile-moda, raccogliendo le loro osservazioni ed opinioni in merito all’EPR tessile. Tra gli auditi c’era anche Roberto Tognoli, direttore di RE.CREA, il consorzio di produttori fondato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana. Terminando la videoconferenza con Montecitorio, Tognoli ha riassunto a OIG24 i punti salienti del suo intervento. “Innanzitutto, ho rimarcato l’importanza di istituire un regime EPR dove i produttori abbiano un ruolo centrale”, dove “siano chiamati ad organizzare, e non solo a finanziare, le filiere di recupero dei rifiuti tessili. Un approccio che è totalmente in linea con la strategia europea”.

“Perché i produttori possano perseguire con efficacia gli obiettivi di circolarità”, continua il direttore di Re.crea, “è importante che mantengano l’ownership dei materiali raccolti e recuperati, oltre che una piena autonomia nelle loro governance. C’è chi insiste sulla proposta di obbligare i consorzi di produttori a includere nella loro compagine i rappresentanti dei recuperatori, ma tale commistione d’interessi andrebbe a scapito dell’efficienza e trasparenza del sistema. I player del recupero continueranno ad avere il loro ruolo di filiera, ma occorre mantenere i ruoli nettamente separati. Da un lato gli organizzatori e finanziatori, dall’altro gli operatori”. Anche Tognoli, come Chezzi, ribadisce l’importanza di costruire le filiere in sinergia con i Comuni. “Il sistema va trasformato e ristrutturato, e occorre farlo insieme. Prendere lo status quo come base innegoziabile di riferimento non ha molto senso, perché le basi su cui si poggiano gli attuali equilibri operativi ed economici presto non esisteranno più. Con l’aumento dei volumi di rifiuti tessili da recuperare, le quote adatte alla preparazione per il riutilizzo diminuiranno radicalmente; aumenteranno invece, in modo esponenziale, le quote da avviare a riciclo”.

Un altro elemento che Tognoli ha segnalato come dirimente è quello della gestione dei contributi ambientali, che i produttori dovranno versare ai loro consorzi di riferimento. “Il principio di concorrenzialità e pluralità dei consorzi non deve essere disinnescato con sotterfugi. Ogni consorzio deve avere la possibilità di distinguersi, applicando contributi ambientali diversi e gestendo in maniera diversa le proprie risorse economiche, in funzione delle esigenze specifiche dei propri soci oltre che, ovviamente, degli obiettivi di legge. Reputiamo quindi inaccettabili le proposte che mirano a livellare artificialmente i contributi ambientali, obbligando poi i consorzi a destinare gli eventuali avanzi al centro di coordinamento CORIT; in presenza di schemi di questo genere, i consorzi dei produttori diventerebbero meri gestori di un sistema centralizzato e diretto dall’alto”.

Safe – Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari