Responsabilità estesa del produttore tessile, ci siamo quasi
Salvo possibili rallentamenti dell’iter dovuti alla sovrapposizione delle iniziative governative di delegazione europea, il decreto italiano sulla Responsabilità Estesa del Produttore Tessile dovrebbe essere pubblicato nei primi mesi del 2026. SAFE ha organizzato su questo tema una tavola rotonda ad Ecomondo, dove, tra le altre cose, ha presentato in anteprima le sue iniziative estere. Leggi l’articolo di Giuliano Maddalena.
di Giuliano Maddalena, Direttore di SAFE-Hub delle Economie Circolari
Un cambiamento epocale, non solo per la filiera del recupero dei rifiuti tessili ma per l’intera industria tessile-moda, che entra a piè pari nel nuovo scenario di circolarità. Lo scorso 12 settembre il Parlamento Europeo ha dato la sua approvazione finale alla modifica della direttiva quadro sui rifiuti 98/2008 che impone a tutti gli Stati membri l’adozione di uno specifico regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) del tessile. Tempo limite per adeguarsi: 30 mesi. Ma l’Italia, così come annunciato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nel Forum di Venezia e ad Ecomondo, dovrebbe anticipare i tempi pubblicando il proprio decreto già nel primo quadrimestre del 2026, salvo possibili rallentamenti dell’iter dovuti alla sovrapposizione con le iniziative governative di delegazione europea. Il testo del decreto comunque esiste già, ed è il risultato di una lunga e intensa consultazione tra gli stakeholder. L’EPR italiano, così come chiesto con determinazione dal tessile-moda made in Italy, non sarà solo finanziario ma anche organizzativo. In altre parole, i produttori, per mezzo dei loro organismi collettivi, non elargiranno denaro a pioggia agli operatori delle filiere del recupero tessile, ma adempieranno ai loro obiettivi di recupero coordinando e monitorando le filiere in modo diretto (oltre che, ovviamente, offrendo il loro sostegno economico per garantire la stabilità e qualità del sistema).
L’EPR non va visto come un mero strumento di adempimento ambientale, riassumibile nell’ennesima tassa a carico dei produttori. Al contrario, può essere il principale volano di un accurato ingranaggio che rende possibile la ristrutturazione dell’intero sistema in ottica circolare, fornendo, tra le altre cose, un concreto aiuto economico ed operativo ai Comuni, che dal 2022 sono obbligati per legge a realizzare le raccolte differenziate tessili, e permettendo al settore produttivo tessile di approvvigionarsi delle materie secondarie di cui ha bisogno per aggregare contenuto riciclato nei nuovi prodotti, così come indicato dal regolamento europeo “Ecodesign”.
Concreti esempi su cosa possono fare i produttori in favore della circolarità sono stati presentati il 6 novembre in occasione dell’ultima edizione di Ecomondo, nel convegno organizzato da SAFE-Hub delle Economie Circolari e dai consorzi di produttori Retex.green e Recrea. Questi due consorzi, che si avvalgono di SAFE come general contractor, non hanno atteso la norma per muovere i primi passi, e già da tre anni hanno costruito una rete nazionale di raccoglitori e recuperatori in grado di gestire rifiuti tessili in tutto il paese; contando su questa base operativa, hanno messo in campo numerosi progetti pilota e percorsi di innovazione, lavorando sia sui rifiuti industriali che su quelli pre-consumo e post-consumo. Il cerchio inizia a chiudersi a tutti i livelli, e ciò è possibile grazie a un fatto semplice: Retex.green e Recrea non sono enti burocratizzati ed operativamente separati dalla realtà produttiva dell’industria tessile, ma sono espressione diretta dell’industria tessile stessa. Retex.green è nato dall’iniziativa di Confindustria Moda e Fondazione del Tessile Italiano, mentre Recrea è spin-off della Camera Nazionale della Moda. Oltre all’EPR i due consorzi hanno in mente l’Ecodesign, e ogni loro passo è funzionale a un’ampia e lungimirante visione strategica, che mira a rendere la circolarità uno dei principali tratti distintivi e vantaggi competitivi del made in Italy sul mercato internazionale.
Sul palco del nostro convegno di Rimini, ospitato dal “distretto tessile” del padiglione B di Ecomondo, oltre al sottoscritto c’erano il referente di Confindustria Moda presso il consorzio Retex.green Mauro Chezzi, il referente di Camera Nazionale della Moda presso Recrea Roberto Tognoli, il Direttore Generale Economia Circolare e Bonifiche del Ministero dell’Ambiente Luca Proietti, il responsabile sviluppo tessile di SAFE Massimiliano Marin, il Direttore di impianto di Golden Lady Alberto Leali, Federico Faina di Konica Minolta, e l’esperto di circolarità tessile Pietro Luppi. La moderatrice era l’avvocato Mara Chilosi, che da tanti anni accompagna passo passo lo sviluppo degli scenari circolari nel nostro paese.
Tra le esperienze raccontate quella del progetto Polifemo, la linea di selezione dei rifiuti tessili sviluppata da SAFE in collaborazione con Retex.green, dove una telecamera iper-spettrale di avanguardia sviluppata da Konica Minolta identifica fibre e colori degli scarti tessili da avviare a riciclo, un po’ come faceva il gigante omerico con il suo unico occhio, nell’intento di separare le pecore da Ulisse e i suoi compagni. Un progetto cofinanziato dalla Regione Lombardia che si pone al centro di una filiera che parte dalla reverse-logistic che operiamo presso i punti di retail di Calzedonia in Francia, raccogliendo calze di nylon usate in accordo con il consorzio oltralpino dei produttori Re-fashion. In Italia la legge non consente ancora di realizzare queste raccolte di rifiuti presso i punti vendita, ma in Francia l’EPR tessile esiste già da tempo e questo ci ha dato un’imperdibile opportunità di rodare il sistema. Dopo essere passate al vaglio di Polifemo, che è in grado di distinguere i differenti tipi di poliammide, le calze sono avviate all’impianto di riciclo ubicato presso lo stabilimento di Golden Lady a Casalmoro, in provincia di Mantova, che sotto la direzione di Alberto Leali ha sviluppato processi di recupero della poliammide e degli elastomeri che permettono di creare dalle fibre riciclate calze nuove che sono performanti quanto quelle ottenute dalla materia vergine.
Lo sforzo d’innovazione non riguarda solo il Riciclo, ma anche il Riutilizzo, pratica prioritaria nella gerarchia dei rifiuti che per funzionare a dovere ha bisogno di tracciare e rendere sostenibili tutti gli anelli di una filiera estremamente articolata e variegata, dove, come ha spiegato Pietro Luppi, esistono importanti competenze tradizionali sia nelle fasi di cernita che in quelle di distribuzione e recupero finale operate dai microimprenditori ambulanti e waste pickers. SAFE sta già esplorando queste filiere, in Africa ed altre regioni del mondo, con il fine di valorizzarle e migliorarle.






