Diritto alla riparazione: i fabbricanti scaldano i motori
A breve l’Italia avrà una propria norma sul Diritto alla Riparazione, e in questo ambito i fabbricanti di elettrodomestici avranno nuovi obblighi e responsabilità oltre a quelli già stabiliti dal Codice del Consumo. Ecoped e Ridomus si sono già attivate mettendo in campo il progetto Reuse, che prevede il ricondizionamento su scala industriale dei resi commerciali.
A breve l’Italia avrà una propria norma sul Diritto alla Riparazione, e in questo specifico ambito i fabbricanti di elettrodomestici avranno nuovi obblighi e responsabilità oltre a quelli già stabiliti dal Codice del Consumo. Finora, i fabbricanti dovevano farsi carico di eventuali non conformità dei loro prodotti in virtù del “diritto di regresso” esercitato dai venditori nel quadro della garanzia legale. Con la nuova norma, invece, diventeranno direttamente responsabili della riparazione dei prodotti indipendentemente dalla garanzia legale.
LA FILIERA “REUSE” DI ECOPED
Prendendo atto di questo scenario, Ecoped, consorzio di produttori di piccoli elettrodomestici che aderisce a SAFE-Hub delle Economie Circolari, si è attivato creando una filiera di riparazione dei resi commerciali. Il progetto, denominato “Reuse”, ha mosso i primi passi nel secondo semestre 2025 e nella sua fase di rodaggio ha già permesso il ricondizionamento di 2.000 pezzi provenienti dai resi commerciali delle imprese Polti e Groupe Seb.
A curare le operazioni è Releco, azienda specializzata in Servizi di Assistenza Tecnica post-vendita del mondo dell’elettrodomestico e dei prodotti elettrotecnici. Nel primo stock di prodotti ricondizionati e reimmessi sul mercato c’erano macchine del caffè, aspirapolveri e ferri da stiro con caldaia.
“Si tratta solo dell’inizio”, ha annunciato il Direttore di SAFE-Hub delle Economie Circolari Giuliano Maddalena. “Un numero crescente di soci di Ecoped sta chiedendo di essere inserito nella nuova filiera, e siamo già pronti a gestire un forte incremento dei volumi. Grazie alla dimensione collettiva e di scala offerta dal consorzio, adempiere agli obblighi del Diritto alla Riparazione è molto più facile”.
“Per le aziende fabbricanti prepararsi per tempo al nuovo scenario è importantissimo: non solo perché gli obblighi della Direttiva sul Diritto alla Riparazione entreranno presto in vigore, ma anche per riuscire a integrarli efficientemente con gli ulteriori obblighi derivanti dal Regolamento UE sull’Ecodesign, che tra i requisiti della progettazione eco-compatibile include, in primo piano, la riparabilità dei prodotti. In questo quadro, chi sviluppa le giuste strategie sarà poi beneficiato da sconti al contributo ambientale quando, ai sensi della norma europea, verrà adottata l’eco-modulazione della Responsabilità Estesa del Produttore”.
“Il legislatore europeo”, sottolinea Maddalena, “ha concepito queste norme come un pacchetto integrato per indurre le aziende a sposare la circolarità in pieno. Adempiere a ognuna di esse isolatamente e in modo burocratico moltiplica i costi e produce stress operativo. Se invece i cambiamenti sono ricondotti a un’unica strategia e visione, allora si creano efficienze e opportunità di mercato”.
LA NORMA SUL DIRITTO ALLA RIPARAZIONE
Il Codice del Consumo italiano è già stato aggiornato qualche anno fa, in ottica circolare, recependo le prescrizioni della Direttiva Europea 2019/771. Nel quadro della garanzia legale del prodotto, il venditore è responsabile nei confronti del consumatore dei difetti di conformità presenti alla consegna e manifestatisi entro due anni. Se emerge un difetto di conformità, il consumatore può chiedere la riparazione o la sostituzione del bene, oppure ottenere una riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. La scelta tra riparazione e sostituzione spetta al consumatore, salvo che il rimedio richiesto sia impossibile o eccessivamente oneroso per il venditore. Il pagamento di qualsiasi parte del prezzo (rateizzazioni definite all’acquisto, ecc.) può essere sospeso finché il venditore non adempie. Riparazione e sostituzione devono avvenire senza costi aggiuntivi per il consumatore, in tempi congrui e senza arrecare disagi significativi.
Il venditore che ha adempiuto ai rimedi richiesti dal consumatore può esercitare il cosiddetto “diritto di regresso”, rifacendosi sui soggetti a monte della catena distributiva quando il difetto di conformità dipende dal loro operato. Quindi i fabbricanti, seppur in modo indiretto, si devono già oggi fare carico degli eventuali costi di riparazione legati alla non conformità dei loro prodotti. Ma a breve i loro obblighi saranno molto più estesi.
Il 30 luglio 2024 è entrata in vigore la Direttiva Europea 2024/1799 (“Right to Repair”, “R2R”, “Diritto alla Riparazione”), che ha il fine di “contribuire al buon funzionamento del mercato interno, garantendo nel contempo un livello elevato di protezione dei consumatori e dell’ambiente”, ed è armonizzata con gli obblighi di progettazione ecocompatibile derivanti dalla Direttiva regolamento (UE) 2024/1781 (“Ecodesign”).
Gli Stati Membri dovranno conformare le loro normative nazionali a questa direttiva entro il 31 luglio 2026, ma il governo italiano si sta già muovendo per evitare l’ennesima procedura d’infrazione. Lo scorso 22 luglio il Consiglio dei Ministri ha approvato un Disegno di Legge di Delegazione Europea che delega al Governo il recepimento di Direttive e altri atti europei, tra i quali la Direttiva sul Diritto alla Riparazione. Il Disegno di Legge, codificato con Atto Camera n° 2574, è stato approvato dalla Camera dei Deputati il 3 dicembre ed è attualmente in esame al Senato.
La nuova Direttiva sul diritto alla riparazione si applica agli interventi richiesti dal consumatore per difetti che emergono fuori dal perimetro della garanzia legale. Il suo fulcro è l’obbligo, per i fabbricanti, di riparare i beni dotati di specifiche di riparabilità, tra cui grandi elettrodomestici, aspirapolveri, display elettronici, telefoni cordless e cellulari.
Le riparazioni possono essere offerte gratuitamente o a prezzo ragionevole, e il fabbricante deve pubblicarne online i costi indicativi. La riparazione può essere affidata a terzi e non è dovuta solo quando risulti tecnicamente impossibile (in tale caso può essere offerto un bene ricondizionato). Non è ammesso rifiutare la riparazione solo perché il bene è già stato riparato o perché l’intervento risulta oneroso. Per mantenere il libero mercato il consumatore resta comunque libero di rivolgersi a qualunque riparatore, e i fabbricanti dovranno fornire le parti di ricambio a condizioni economiche non dissuasive. Non potranno inoltre ostacolare le attività di riparazione tramite clausole o barriere hardware o software, né limitare l’uso di componenti originali, compatibili, usati o prodotti tramite stampa 3D, purché conformi ai requisiti di sicurezza e alle norme di proprietà intellettuale.
La Direttiva prevede poi la creazione di una piattaforma online europea per facilitare la ricerca di riparatori, venditori di beni ricondizionati e repair café. Gli Stati Membri dovranno integrarla con proprie sezioni nazionali oppure linkare alla stessa le proprie piattaforme. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha già fatto sapere che l’Italia non è intenzionata a creare una propria piattaforma autonoma, ma popolerà quella europea con la propria sezione nazionale.
Anche sul fronte della garanzia legale la nuova Direttiva introduce una novità di rilievo: dopo le riparazioni effettuate dai venditori, i consumatori hanno diritto a un anno di estensione della garanzia.
LA PARTECIPAZIONE DEL CONSUMATORE E L’APP MYRAEE
“L’evoluzione normativa offre un enorme booster al settore della riparazione, e dà impulso sia alla dimensione di scala richiesta dalle riparazioni in serie che all’attività delle imprese artigiane. Una svolta epocale che creerà una grande quantità di nuovi posti di lavoro”, commenta Giuliano Maddalena.
“È però cruciale che i consumatori conoscano con precisione i loro diritti e sappiano come partecipare al sistema. Per istruirli e orientarli, i consorzi di produttori Ecoped e Ridomus hanno lanciato l’app MyRaee, che tra le sue funzionalità chiave include la promozione della riparazione dei prodotti. L’utente scatta una foto dell’apparecchio e l’app ne identifica automaticamente la tipologia, proponendo in modo immediato l’opzione Ripara se i parametri rilevati sono compatibili. Inoltre, l’app segnala se il prodotto è ancora coperto dalla garanzia legale di 24 mesi e geolocalizza i centri di assistenza più vicini, filtrati per marca e posizione. Lo strumento ha un formato interattivo che offre contenuti rapidi, accessibili e stimolanti, adatto ai giovani ma pensato per utenti di tutte le età”.
MyRaee è scaricabile gratuitamente da App Store e Play Store attraverso la landing page dedicata nel sito OltreilGreen.it






