Regolamento Deforestazione, secondo rinvio in un anno
Nuovo colpo di scena sui tempi di applicazione dell’EU Deforestation Regulation: la normativa dell’Unione Europea concepita per impedire che le importazioni di alcune materie prime alimentino la deforestazione e la degradazione forestale, obbligando gli importatori, in un’ottica di due diligence, a rendicontare l’origine, la conformità alla normativa locale e la geolocalizzazione dei terreni di produzione.
Nuovo colpo di scena sull’EU Deforestation Regulation (EUDR – 2023/1115): la normativa dell’Unione Europea concepita per impedire che le importazioni di alcune materie prime, come caffè, cacao, soia, olio di palma, gomma, bovini e legno, alimentino la deforestazione e la degradazione forestale, obbligando gli importatori, in un’ottica di due diligence, a rendicontare l’origine, la conformità alla normativa locale e la geolocalizzazione dei terreni di produzione, presentando dichiarazioni nella piattaforma UE dedicata.
L’annuncio di un probabile ed ulteriore rinvio dell’applicazione del Regolamento, reso dalla Commissaria all’Ambiente Jessica Roswall lo scorso settembre, sembrava essere stato smentito a fine ottobre, quando la Commissione Europea ha presentato una proposta di riconferma della scadenza del 30 dicembre 2025 per la maggior parte degli operatori, annunciando al contempo alcune semplificazioni e una finestra di 6 mesi (“six months grace”) per controlli e sanzioni (leggi l’articolo pubblicato nell’edizione di novembre di OIG24).
Poi, il 19 novembre, il Consiglio Europeo, che è costituito dai governi degli Stati Membri, ha deciso di chiedere un rinvio generalizzato per tutti gli operatori, ponendo la scadenza del 30 dicembre 2026 per gli operatori grandi e medi e del 30 giugno 2027 per gli operatori piccoli e micro, rimuovendo la posteriore sospensione di sei mesi di controlli e sanzioni. Gli obblighi sono limitati agli operatori che immettono la prima volta il prodotto sul mercato, mentre tutta la catena di distribuzione downstream viene esonerata. Contestualmente, la Commissione Europea è incaricata di compiere entro il 30 aprile 2026 una revisione del regolamento ai fini della semplificazione, valutando il suo impatto sugli operatori, specialmente quelli piccoli e micro, e proponendo eventuali, e ulteriori, correzioni legislative del testo. Il 26 novembre Il Parlamento Europeo ha fatto sua la posizione del Consiglio con 402 voti a favore, 250 contrari e 8 astenuti.
Le ragioni del rinvio sono riassunte in una laconica nota ufficiale diffusa dal Parlamento Europeo subito dopo la votazione:
Questo tempo aggiuntivo è finalizzato a garantire una transizione morbida e a consentire misure di rafforzamento del sistema IT che gli operatori, i commercianti e i loro rappresentanti utilizzeranno per fare le loro dichiarazioni elettroniche di dovuta diligenza.
Gli osservatori politici hanno sottolineato che il voto del Parlamento Europeo sulla Deforestazione, così come quello relativo al pacchetto Omnibus, ha spaccato la coalizione di “centro” andando a configurare una nuova maggioranza dove, almeno sulle questioni ambientali, il Partito Popolare Europeo (PPE) conta sui voti dei gruppi di destra e non su quelli dei Socialisti e Democratici (S&D).
LE REAZIONI ALLA DECISIONE EUROPEA
Alla fine del 2024 i termini dell’applicazione del Regolamento erano già stati rinviati, e di fronte a questo doppio slittamento avvenuto nel giro di un solo anno, che nella storia normativa europea non ha precedenti, alcuni stakeholder, così come gli enti della società civile e un nutrito gruppo di analisti hanno manifestato dissenso o forti perplessità. Uno dei timori è che il lavoro di revisione che la Commissione Europea dovrà consegnare entro il prossimo aprile determini uno scenario di incertezza nel merito tecnico degli adempimenti, oltre ad aprire la porta a nuovi possibili slittamenti delle scadenze.
In una lettera congiunta pubblicata alla vigilia del voto nel Consiglio Europeo, grandi brand del settore alimentare, tra i quali Nestlé, Mars Wrigley e Ferrero avevano chiesto espressamente di evitare ogni slittamento delle scadenze, affermando che lo scenario di incertezza penalizza slealmente le aziende che hanno già investito per adeguarsi agli adempimenti, favorendo invece quelle che hanno scelto di procrastinare.
Ma le parole più dure arrivano dal WWF. “Ciò che è cominciato come una questione IT si è trasformato in una situazione caotica ed ingestibile. La Commissione Europea deve risolvere in fretta questo pasticcio e riprendere il controllo”, ha detto Anke Schulmeister-Oldenhove, Policy Manager per le foreste nell’Ufficio per le politiche comunitarie del WWF. “La proposta sul tavolo tradisce i precedenti negoziati sull’EUDR. Quando la Commissione europea ha segnalato i problemi informatici come un potenziale ostacolo all’applicazione del regolamento a ottobre, i responsabili politici avrebbero dovuto concentrarsi sulla risoluzione di un problema tecnico per procedere. Invece, la questione è stata colta dal Consiglio e dal Parlamento come pretesto per riaprire il fascicolo, indebolirlo e creare una profonda incertezza sull’attuazione dell’EUDR. Entrambe le istituzioni hanno chiesto una revisione di un regolamento che deve ancora essere applicato. La mossa è prematura e irresponsabile, e resa ancora più preoccupante dal fatto che non ci sarà alcuna esperienza concreta del funzionamento dell’EUDR che possa guidare tale revisione”.
“I responsabili politici dell’UE sono appena tornati da Belém, dove hanno ribadito il loro impegno ad affrontare l’escalation della crisi climatica, solo per concentrarsi su come affossare le leggi europee sul clima al loro interno. L’UE sembra avere la pericolosa impressione che ci sia ancora tempo per agire. La distruzione dell’Amazzonia e di altri ecosistemi critici sta già compromettendo la stabilità climatica, la resilienza economica e la biodiversità dell’Europa, anche se i danni non sono ancora pienamente visibili”.
L’ACCORDO CON IL MERCOSUR
Sullo sfondo, una situazione geoeconomica sempre più instabile e magmatica, dove l’Unione Europea sta cercando di rafforzare non solo l’autonomia strategica della propria industria, ma anche la sicurezza degli approvvigionamenti energetici ed alimentari in vista del possibile aggravamento della crisi. Una delle vie per garantire la sicurezza alimentare è la diversificazione delle importazioni di cibo dai paesi extraeuropei, e questo è uno degli obiettivi dell’accordo UE-Mercosur, che proprio in queste settimane è oggetto di un furioso dibattito nel Parlamento Europeo. Secondo le associazioni di categoria degli agricoltori europei l’accordo, che implica l’azzeramento reciproco dei dazi, potrebbe sfavorire la produzione agricola comunitaria nella concorrenza con imprese agricole sudamericane che hanno costi più bassi e minori standard ambientali. L’accordo, tra le altre cose, include vincoli sulla deforestazione, e potrebbe essere proprio la necessità di definirne i termini finali ad aver spinto l’Unione a temporeggiare sull’applicazione di EUDR e a stabilirne la revisione quasi immediata la prossima primavera.






