Skip to main content

Materie critiche: la circolarità non è più una questione ambientale

Nel 2025 l’economia globale ha raggiunto il massimo stato d’incertezza degli ultimi decenni. Tra le cause principali di questa situazione c’è la concentrazione geografica dell’estrazione e raffinazione delle materie critiche e strategiche. Di fronte agli ultimi sviluppi geoeconomici, la Commissione Europea ha deciso di reagire adottando il piano RESourceEU.

Nel 2025 l’economia globale ha raggiunto il massimo stato d’incertezza degli ultimi decenni. Il World Uncertainty Index, che misura il grado di imprevedibilità degli scenari economici globali, ha registrato quest’anno il suo record assoluto, arrivando a sestuplicare l’indice calcolato nel 1990 con la prima guerra del Golfo e a raddoppiare il record anteriormente raggiunto con la pandemia del 2020. A detonare questo spropositato grado di incertezza non è l’instabilità del settore energetico, che nonostante guerre e crisi gode di un sufficiente livello di diversificazione, ma la minaccia, ben più grave, di un’interruzione semi-generalizzata delle catene di rifornimento delle materie prime critiche che alimentano i settori chiave dell’industria del nord globale. L’estrazione e raffinazione delle materie critiche, di fatti, è concentrata in aree geografiche ristrette, e gli attuali conflitti e squilibri geopolitici e geoeconomici rendono insostenibile la posizione dei poli industriali privi di autonomia strategica. L’economia europea, in particolare, è gravemente esposta al rischio di un crollo repentino.

“In questo scenario drammatico”, afferma Marco Ferracin di SAFE-Hub delle Economie Circolari, “il riciclaggio dei RAEE e delle batterie ha assunto un grande rilievo, e con il piano ReSourceEU lanciato lo scorso ottobre da Ursula von der Leyen diventa un vero e proprio cardine della politica strategica dell’Unione”.

WORLD UNCERTAINTY INDEX

Fonte: Ahir, H, N Bloom, and D Furceri (2022), “World Uncertainty Index”, NBER Working Paper.

 

DOMANDA CRESCENTE, DIPENDENZA CRESCENTE

“Nel 2024”, riferisce un recentissimo studio di Thea Group commissionato da IREN, “la domanda globale di Materie Prime Critiche si è confermata in crescita, registrando un aumento medio dei volumi pari a +11% rispetto al 2021”. In quanto alle materie chiave per la transizione energetica, “il litio ha registrato l’aumento più significativo (+116%) nell’ultimo triennio, seguito da grafite (+25%), nickel (+19%), cobalto (+18%) e terre rare (+17%)”.

La domanda delle Materie Critiche, tradizionalmente basata su settori come la metalmeccanica, il vetro e la ceramica, è destinata a crescere verticalmente a causa dell’exploit delle nuove tecnologie aerospaziali, della comunicazione, della difesa, dell’automotive (veicoli elettrici), delle fonti energetiche rinnovabili e dell’intelligenza artificiale. Dal 2024 al 2030 l’aumento medio della domanda delle materie critiche è stimato in un +34%. Per il litio si prevede addirittura un incremento del + 146%, ma a crescere in modo spettacolare saranno anche grafite (+85%), cobalto (+50%) e terre rare (+45%)”.

Il rapporto IEA Global Critical Minerals 2025 mostra che il livello di concentrazione geografica della capacità di raffinazione delle materie prime chiave è in crescita. Nel 2020 l’82% della produzione di materie critiche era concentrata in soli 3 paesi. Nel 2024 la quota è salita all’86%.  La parte del leone la fa la Cina, che raffinando il 97% della grafite, il 92% delle Terre Rare, il 71% del Litio, il 78% del Cobalto , il 44% del Rame e il 31% del Nickel (un altro 44% del Nickel è raffinato in Indonesia) è diventata il regolatore de facto dei flussi di approvvigionamento indispensabili a una quantità di settori industriali chiave, tra i quali la produzione di magneti.

“Le Materie Prime Critiche”, avvisa Thea, “rappresentano un fattore cruciale per la competitività europea: nel 2024 hanno contribuito a 3,9 trilioni di Euro di produzione industriale (il 22% del PIL europeo). Tra le prime 5 economie europee, l’Italia è il Paese più esposto alla rilevanza delle Materie Prime Critiche nella produzione industriale in rapporto al PIL (31%)”.

LA STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA DELL’UNIONE

Nel 2024, scorgendo la tempesta all’orizzonte, l’Unione Europea ha introdotto il Regolamento sulle Materie Critiche e Strategiche (2024/1252), che pone ambiziosi obiettivi di autonomia strategica. Entro Il 2030, ai sensi di questa norma, il 10% del fabbisogno annuo europeo dovrebbe essere garantito dalla capacità estrattiva comunitaria e un altro 25% dall’incremento della capacità di riciclaggio. Si punta inoltre a coprire il 40% del consumo annuo grazie a un aumento della capacità di trasformazione. Le importazioni da paesi extracomunitari continueranno a coprire buona parte del fabbisogno, ma la diversificazione dovrà essere maggiore: nessun paese, da solo, potrà rifornire l’Europa con più del 65% del suo fabbisogno di un minerale specifico.

A questo provvedimento se ne affiancano altri dello stesso segno, come il Regolamento Batterie (2023/1542), che pone obiettivi di riciclaggio e contenuto riciclato in un prodotto il cui uso sta crescendo proporzionalmente alla diffusione dei veicoli elettrici, e l’inserimento nella lista dei rifiuti pericolosi della cosiddetta “black mass” (derivato della triturazione delle batterie esauste che contiene tutti i materiali più preziosi che servono alla produzione di una batteria), al fine di ostacolarne l’esportazione verso i paesi che non aderiscono all’OCSE (Cina in primis).

LA SITUAZIONE SI AGGRAVA

Saranno queste misure sufficienti a invertire la tendenza in atto? Secondo Stephan Scherer, CEO di AMG Lithium, assolutamente no. Negli ultimi due anni l’Europa ha selezionato 47 nuovi progetti di estrazione nel suolo comunitario, ha stabilito partnership strategiche con Norvegia, Uzbekistan, Serbia e Australia per aumentare la diversificazione delle importazioni, e sta investendo ingenti fondi per promuovere la capacità interna di raffinazione e riciclaggio; ma l’industriale tedesco, intervistato lo scorso luglio da The Guardian, afferma che, in sostanza, è tutto un “bla bla bla” che non sortirà effetti significativi sulla dipendenza strutturale dalle produzioni cinesi. Nell’arena geoeconomica, Cina e Stati Uniti agiscono con forza e decisione vincolando i propri settori industriali a seguire linee ben precise. L’Europa invece non lo fa, e secondo Scherer sarà stritolata nella guerra tra titani.

“Purtroppo”, afferma l’industriale, “Il Regolamento sulle Materie Critiche non ti fa responsabile di nulla. Per esempio, non esistono incentivi o penalità che spingano le imprese a fare estrazione in Europa. Negli Stati Uniti accade completamente l’opposto, perché ci sono politiche locali vincolanti. Lì le imprese sono obbligate ad avere una certa percentuale di materie critiche prodotte in suolo statunitense. Noi non abbiamo questo. Abbiamo solo intenzioni, e nulla di tangibile. Se non vieni sanzionato per comprare al di fuori dell’Europa, perché dovresti non farlo? Ovviamente, continuerai a comprare dalla Cina”.

Lo scorso 9 ottobre il governo cinese ha annunciato severe restrizioni all’esportazione delle Terre Rare e di altri materiali necessari alla produzione di batterie. Un’iniziativa scaturita dal conflitto commerciale con gli Stati Uniti, ma che avrà pesanti effetti sull’Europa. Lo ha sottolineato la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in un discorso pronunciato il 24 ottobre in occasione del Global Berlin Dialogue. L’iniziativa cinese, dice von der Leyen, “minaccia la stabilità delle catene di approvvigionamento globali e avrà un impatto diretto sulle aziende europee. Se si considera che oltre il 90% del nostro consumo di magneti in terre rare proviene da importazioni dalla Cina, si comprendono i rischi per l’Europa e i suoi settori industriali più strategici. Dall’automotive ai motori industriali, dalla difesa all’aerospaziale, dai chip per l’intelligenza artificiale ai data center”.

L’EUROPA RILANCIA CON L’ECONOMIA CIRCOLARE

Per affrontare il blocco cinese von der Leyen ha parlato di provvedimenti di breve e lungo termine. “Nel breve termine, ci stiamo concentrando sulla ricerca di soluzioni con le nostre controparti cinesi. Ma siamo pronti a utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per rispondere, se necessario. E collaboreremo con i nostri partner del G7 per una risposta coordinata”. Si tratta però anche di “una sfida strutturale”, e la risposta europea “deve essere all’altezza” dei rischi affrontati. Tale risposta, ha annunciato la Presidente della Commissione, sarà il nuovo piano RESourceEU, che ha “l’obiettivo di garantire l’accesso a fonti alternative di materie prime essenziali a breve, medio e lungo termine per l’industria europea”.

Si inizia con l’economia circolare. Non per ragioni ambientali, ma per sfruttare le materie prime essenziali già contenute nei prodotti venduti in Europa. Alcune aziende possono riciclare fino al 95% delle materie prime essenziali nelle batterie. Ciò significa estrarre materie prime preziose, ridurre gli sprechi e promuovere una gestione sostenibile delle risorse. Ci concentreremo su tutto, dagli acquisti congiunti allo stoccaggio”.

Il piano RESourceEU è stato formalmente adottato dalla Commissione il 2 dicembre. Punta a ridurre la dipendenza dalle materie critiche di almeno il 50% entro il 2029 e conterà su 3 miliardi di euro da spendere nei prossimi 12 mesi per la costruzione veloce di alternative di approvvigionamento.

IL RUOLO DI RAEE E BATTERIE NELL’APPROVVIGIONAMENTO DELLE MATERIE CRITICHE

Il potenziale di materie prime critiche e strategiche dei RAEE e delle batterie è molto grande”. Su questo punto Marco Ferracin di SAFE-Hub delle Economie Circolari non ha alcun dubbio. “Recenti studi europei mostrano che dalle quasi 11 milioni di tonnellate di RAEE generate annualmente dall’Europa, si recuperano circa 400.000 tonnellate di materie prime critiche, tra le quali 200.000 tonnellate di alluminio, 160.000 tonnellate di rame, 12.000 tonnellate di silicio, 1.000 tonnellate di tungsteno, 2 tonnellate di palladio e 32.000 tonnellate di altre materie critiche”.

“Una quantità di recupero che tecnicamente potrebbe raddoppiare, considerato che quasi il 50% del flusso europeo di RAEE non è gestito secondo gli standard di legge, ed è soggetto a metodi di trattamento che puntano solo sui materiali più facili e meno costosi da recuperare, come il ferro, mentre i materiali più strategici sono impropriamente smaltiti, a volte in modo selvaggio fuori dall’Europa. Per generare l’emersione, però, servono provvedimenti sistemici: attualmente, in Italia, come in altri paesi europei, chi raccoglie i RAEE è libero di destinarli alle filiere economicamente più convenienti; ma queste ultime, purtroppo, molto spesso, sono quelle meno trasparenti. Questa libertà non va messa in discussione, perché preserva il libero mercato, ma gli stessi controlli e standard di trasparenza applicati attualmente sulle filiere emerse, che sono quelle della Responsabilità Estesa del Produttore, dovrebbero essere imposti a tutti gli altri operatori”.

“Le batterie esauste possono essere fonte di grandi volumi di litio e nickel. Ma perché  il litio venga sistematicamente recuperato c’è bisogno di uno scale-up della capacità comunitaria di trattamento. In Italia, come in altri paesi europei, ci sono aziende che stanno facendo importanti investimenti in questo senso, ma a rallentare il percorso sono state le zone grigie normative in merito alla responsabilità degli incendi che possono essere generati negli impianti dalle batterie al litio contenute nei piccoli RAEE. Il Centro di Coordinamento RAEE, qualche mese fa, ha firmato un accordo di programma con i Comuni che mira a risolvere il problema implementando specifiche procedure di sicurezza nelle operazioni di raccolta”.

Basterà l’Economia Circolare a salvare l’Europa dalla crisi?

“Difficile dirlo. I fattori e le forze in gioco sono troppi, e la loro interazione è complessa. Senza alcun dubbio la circolarità, se perseguita con la massima decisione, offrirà maggiore stabilità al sistema Europa, e nelle fasi di maggiore precarietà potrebbe essere l’ago sulla bilancia che impedisce il tracollo”.