Modelli EPR organizzativi: perché sono più efficaci?
La letteratura tecnica dimostra che i modelli EPR finanziari ed organizzativi sono più efficaci di quelli puramente finanziari. Accademici e studiosi hanno compiuto calcoli e comparazioni, ma spesso a essere sottovalutati sono gli aspetti sistemici.
L’Economia Circolare è un articolato e complesso ingranaggio dove le leve normative si traducono in operatività e risultati solo se unite a un mix di strumenti economici e finanziari implementati da una pluralità di stakeholder.
Nel 2025, in un position paper intitolato Economic instruments for a resource-efficient circular economy, l’OCSE ha compiuto un riepilogo generale degli strumenti economici in grado di generare risultati circolari, riconoscendo l’importanza chiave dei sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). L’istituzione internazionale, che associa 38 tra i paesi più sviluppati, promuove standard e riforme che, poco a poco, sono adottati dalla grande maggioranza delle nazioni del mondo. Il suo ruolo guida è consolidato anche in campo ambientale.
Uno strumento consolidato
Prendendo atto che l’EPR è diventato uno strumento consolidato nella gestione dei rifiuti dei paesi più avanzati, l’OCSE riconosce che laddove applicato esso permette di incrementare significativamente i risultati di circolarità: “negli ultimi 30 anni i paesi membri dell’OCSE hanno dimostrato in modo consistente che i programmi EPR procurano fondi per la gestione dei rifiuti, incrementano la raccolta differenziata e stimolano l’aumento dei materiali recuperati”.
“Lo strumento EPR più comune”, riporta l’OCSE “sono gli schemi obbligatori di take-back che vincolano le imprese a raggiungere obiettivi di raccolta e trattamento dei prodotti che immettono sul mercato. Ciò incentiva le imprese a trovare soluzioni per ridurre i costi del fine vita dei loro prodotti e ad implementare in modo più efficiente i loro doveri EPR”. Un sondaggio compiuto da OCSE sugli approcci dell’EPR mostra che la grande maggioranza dei regimi EPR (72%) adotta il take back come strumento chiave della propria policy.
Nelle iniziative normative sull’EPR cresce l’importanza dell’Eco-modulazione, che prevede per i produttori l’applicazione di contributi ambientali che sono proporzionali all’eco-efficienza dei loro prodotti (durabilità, riutilizzabilità, riciclabilità, ecc.). L’OCSE però chiarisce che non è ancora possibile misurare gli effetti concreti di questo strumento, perché la base storica di osservazione è ancora molto limitata. I dati empirici aumenteranno esponenzialmente grazie all’introduzione dell’Eco-modulazione, dal 2023, nella Direttiva Quadro Europea sui Rifiuti.
La maggiore efficacia dei modelli organizzativi
In un suo studio del 2024 intitolato Pushing the boundaries of EPR policy for textiles, la Fondazione McArthur ha chiarito che i regimi EPR sono più efficaci quando sono obbligatori e quando la responsabilità dei produttori non è solo finanziaria ma anche organizzativa.
Un fatto del quale i paesi con maggiore indice di circolarità sono coscienti già da tempo. OVAM, l’agenzia pubblica incaricata di organizzare la gestione dei rifiuti nelle Fiandre, che sono considerate un territorio di eccellenza, già nel 2016 puntualizzava che “Il pragmatismo e il coinvolgimento dei produttori sono uno dei motivi perché l’EPR funziona in modo efficiente” (Studie naar de rol van beheersorganismen in de afvalmark, OVAM, 2016).
La Germania, che in questo ambito è capofila di un nutrito gruppo di paesi europei, adotta da sempre un sistema EPR “duale” dove i produttori sono chiamati a organizzare direttamente le raccolte differenziate degli imballaggi e le rispettive filiere di recupero, a lato del lavoro di igiene urbana garantito dai municipi. L’EPR tessile francese, che era considerato uno degli ultimi baluardi dell’impostazione puramente finanziaria, ha virato clamorosamente nel 2023 a un modello organizzativo. In Francia l’EPR dei RAEE funziona da sempre, invece, in base a un modello pienamente organizzativo.
I modelli organizzativi, secondo la Fondazione McArthur, sono preferibili soprattutto perché “obbligano i produttori a rendere operative le loro responsabilità, e di conseguenza è più probabile che venga coperta l’intera gamma dei costi necessari per il raggiungimento degli obiettivi”. In un articolo apparso nel 2023 sulla rivista scientifica Discover Sustainability (Extended producer responsibility’s effect on producers’ electronic waste management practices in Japan and Canada: drivers, barriers, and potential of the urban mine), gli accademici Portugaise, Jóhannsdóttir e Murakami hanno presentato la prima analisi comparativa tra un sistema nazionale EPR con modello organizzativo (il Giappone) e un sistema nazionale con modello puramente finanziario (il Canada). Focalizzandosi sulla gestione dei RAEE, gli autori hanno dimostrato che il modello organizzativo giapponese favorisce miglioramenti a monte nel design degli apparecchi elettrici ed elettronici, generando semplificazioni ed efficienze a valle nelle filiere di recupero dei rifiuti. Il modello finanziario canadese, al contrario, sembra indurre risparmi nei costi a monte che impattano negativamente sul flusso a valle.
Rau, Bisnar e Velasco, dal canto loro, in un articolo pubblicato nel 2020 dalla rivista Sustainability, intitolato Physical Responsibility Versus Financial Responsibility of Producers for E-Wastes, fanno un’approfondita analisi comparativa trai modelli EPR organizzativi e finanziari, assumendo come base di osservazione una pluralità di paesi sviluppati, e focalizzandosi nei risultati di recupero dei computer portatili. I calcoli eseguiti dal team accademico dimostrano che i modelli finanziari sono più efficienti di quelli organizzativi solamente quando il tasso di raccolta differenziata dei prodotti a fine vita è inferiore al 5%, mentre al di sopra di questa quota diventano più efficienti quelli organizzativi. Quando la scala è più alta del 5%, la preferibilità dei modelli organizzativi è evidente non solo nelle operazioni di raccolta ma anche nei risultati di riciclaggio e riparazione. A determinare la maggiore efficacia dei modelli organizzativi è soprattutto il driver della convenienza dei produttori: questi ultimi, di fatti, più incrementano la scala di raccolta e recupero più riescono a diminuire l’incidenza dei costi sul risultato globale; nel modello finanziario, al contrario, l’applicazione di contributi fissi per ogni kg recuperato fa sì che l’aumento dei volumi di recupero sia direttamente proporzionale all’aumento degli oneri a carico dei produttori (che quindi tendono a essere meno collaborativi).
Status quo o riforma profonda?
“A volte, purtroppo, l’EPR è visto da istituzioni e stakeholder come una mera fonte di risorse finanziarie, come se il suo obiettivo chiave fosse quello di foraggiare i sistemi di raccolta e recupero esistenti, e le organizzazioni dei produttori fossero semplici passacarte per girare i contributi ambientali ai beneficiari”, commenta Giuliano Maddalena, Direttore di SAFE-Hub delle Economie Circolari.
“È un approccio sbagliato, perché mira a rafforzare status quo di raccolta e recupero che sono stati concepiti in altre epoche, al solo fine di mitigare gli impatti dell’economia lineare. È invece indispensabile reimpostare l’intero sistema in chiave circolare”.
“I modelli EPR organizzativi sono preferibili da molti punti di vista”, spiega il manager, “ma spesso a essere sottovalutata è proprio la loro funzione di volano sistemico. La definizione stessa di circolarità implica la connessione operativa ed organizzativa tra produzione e recupero dei rifiuti, laddove gli scarti diventano input strategico di una nuova produzione. L’EPR è un grande driver per l’Ecodesign, ossia la progettazione di prodotti con contenuto riciclato e a loro volta riciclabili, e favorisce naturalmente l’innovazione tecnologica per il massimo recupero, le simbiosi industriali tra settori differenti, la prevenzione dei rifiuti, e lo scale up dei percorsi di sostenibilità”.






