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Urbani più speciali! La formula magica dell’economia circolare

Marco Ferracin racconta ai lettori di Oltre il Green 24 i vantaggi di integrare le filiere circolari dei rifiuti urbani con quelle dei rifiuti speciali. D’altronde, sempre di più, volenti o nolenti, i due flussi compongono un unico sistema. Ma perché i benefici collettivi si moltiplichino, è fondamentale che i sistemi EPR vadano oltre la mera logica dell’adempimento.

Il sistema rifiuti va gestito in compartimenti stagni o in maniera integrata? La risposta può variare radicalmente dipendendo dall’ambito di ragionamento. Una rigida separazione formale può corrispondere infatti a un’integrazione operativa molto avanzata, senza che i due aspetti entrino in contraddizione. “Distinguere i rifiuti per tipo di origine è fondamentale, perché consente di applicare i giusti regimi di responsabilità e di garantire la tracciabilità”, sottolinea Marco Ferracin, manager di Safe-Hub delle Economie Circolari. “Allo stesso tempo però, se si vuole raggiungere il massimo potenziale di recupero, è indispensabile creare sistemi che siano il più possibile integrati ed efficienti. Nell’ottica dell’Economia Circolare non ha alcun senso vedere attività produttive, consumo domestico e gestione dei rifiuti come se fossero tre mondi separati e a sé stanti. Se puntiamo all’ecodesign, al riutilizzo e al recupero tutto è interconnesso, e pertanto va gestito in modo integrato”.

RIFIUTI DOMESTICI E DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE: UN UNICO SISTEMA

In Europa, secondo Eurostat, si producono ogni anno circa 5 tonnellate pro-capite di rifiuti, come somma dei rifiuti urbani e di quelli speciali. Dal 2010 fino al 2022, ultimo anno di cui si conoscono i dati complessivi, la quantità pro-capite di rifiuti è rimasta sostanzialmente immutata. Diverso il caso italiano, dove in questo arco temporale il volume totale dei rifiuti è cresciuto da 2,7 a 3,3 tonnellate pro-capite, equivalente a un aumento del 14%. Se si tolgono dal conteggio i cosiddetti “rifiuti minerali” (costruzione e demolizione, terre di dragaggio e altri), che incidono per più del 40% sul totale, rimangono poco meno di 500 kg pro-capite di rifiuti urbani e più di 1300 kg ad abitante di rifiuti speciali.

“Nel valutare queste ripartizioni”, sottolinea Marco Ferracin, “va tenuto conto che nel conteggio dei rifiuti urbani rientrano anche i rifiuti generati da un gran numero di attività economiche artigianali e di distribuzione, così come indicato nell’allegato L quinquies del Testo Unico Ambientale. Analogamente, nei rifiuti speciali rientrano anche i cosiddetti rifiuti secondari, ossia i rifiuti che derivano dal trattamento dei rifiuti. Questi ultimi sono spesso di origine urbana, e, a causa dell’incremento delle raccolte differenziate e dell’innalzamento degli standard per le attività di smaltimento, ammontano ormai a più del 30% dei rifiuti speciali”.

EPR: SOLO ADEMPIMENTO?

Su questo punto Ferracin non ha alcun dubbio. “La Responsabilità Estesa del Produttore, concepita per organizzare, rafforzare e migliorare le filiere del recupero dei rifiuti urbani, può essere in realtà un importantissimo volano per migliorare i risultati ambientali dell’intero sistema rifiuti, arrecando benefici collettivi che coinvolgono sia i cittadini che le aziende. È però importante andare oltre la mera logica dell’adempimento. Il contributo ambientale non deve essere percepito come una tassa, ma come il fee di partecipazione a un circuito che produce vantaggi a tutto campo. Grazie a un’adeguata sinergia tra le imprese produttrici del rifiuto e gli operatori del recupero, si possono fare meraviglie. Questa è la ragione per cui noi di SAFE non percepiamo i consorzi di produttori come grigie entità burocratiche, che si limitano sostanzialmente a fare un lavoro di passacarte, ma bensì come snodi vivi posti al servizio di chi produce e di chi consuma, hubs che rendono possibile un ecosistema dove ogni output diventa un input, con l’obiettivo finale di minimizzare, se non di azzerare, i rifiuti avviati a smaltimento”.

Ma cosa significa questo nel concreto? “I consorzi di produttori possono sfruttare la dimensione circuitale del loro lavoro per offrire servizi a 360°. Non per fare profitto, ovviamente, perché svolgono attività di utilità collettiva e i loro statuti sono non profit, ma per massimizzare quantità e qualità dei risultati ambientali e per ottenere risorse da reinvestire nella circolarità”.

TRE LINEE D’AZIONE PER MASSIMIZZARE LA CIRCOLARITÀ DELLE IMPRESE

“Il primo servizio che offriamo a tutte le aziende consorziate del nostro circuito, che sono più di mille, e spaziano dal settore pneumatici a quello del tessile passando per apparecchiature elettriche ed elettroniche ed imballaggi, è il check della loro gestione dei rifiuti. Gli stoccaggi temporanei di rifiuti devono rispettare determinati requisiti. I rifiuti innanzitutto devono essere a norma e vanno classificati con i corretti codici EER. Vanno poi stoccati in aree idonee, in contenitori conformi ed etichettati. La documentazione correlata va curata impeccabilmente, perché a volte bastano piccoli errori a provocare sgradevoli conseguenze che sfociano in sanzioni amministrative o penali. In questo periodo stiamo accompagnando le imprese ad adeguarsi alle novità del RENTRI, il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti imposto dalla legge”.

“Il secondo servizio è il ritiro ed avvio a recupero dei rifiuti speciali generati dalle attività produttive, facendo fattor comune con le filiere generate grazie alla Responsabilità Estesa del Produttore, che sono filiere che noi monitoriamo, verifichiamo e certifichiamo, per fare in modo che il recupero sia efficace, effettivo e di qualità. Sommando il flusso dei rifiuti urbani con quello dei rifiuti speciali, riusciamo ad applicare al sistema scale di funzionamento superiori, e ciò consente maggiori investimenti tecnologici e applicazioni di trattamento più raffinate, che portano a recupero frazioni che fino a oggi venivano immancabilmente avviate allo smaltimento”.

“Il terzo servizio”, continua Ferracin, “è la rottamazione fiscale delle giacenze di magazzino, un’attività che portiamo avanti da oltre dieci anni. Le aziende ce la chiedono sempre più spesso, non solo perché apprezzano la nostra assistenza fiscale ma anche perché sanno molto bene che affidarsi a filiere certificate e verificate ha un’importanza cruciale. Infatti, la responsabilità della corretta gestione del rifiuto ricade sempre su chi lo produce, anche quando i rifiuti sono usciti dal cancello dell’azienda.