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Veicoli a fine vita: mentre il dibattito settoriale infuria, il parlamento europeo prende posizione

Lo scorso 9 settembre il Parlamento Europeo ha adottato la propria posizione sul testo del nuovo Regolamento dedicato ai Veicoli a Fine Vita (ELV), che per facilitarne il massimo recupero riguarderà non solo la mera gestione del rifiuto ma l'intero ciclo di vita del veicolo, a partire dalla sua progettazione.

Lo scorso 9 settembre il Parlamento Europeo ha adottato con 431 voti a favore, 145 contrari e 76 astensioni, la propria posizione sul testo di nuovo Regolamento dedicato ai Veicoli a Fine Vita (ELV), che per facilitarne il massimo recupero riguarderà non solo la mera gestione del rifiuto ma l’intero ciclo di vita del veicolo, a partire dalla sua progettazione. Avendo il Consiglio Europeo già adottato la propria posizione all’inizio dell’estate, si prevede che i negoziati interistituzionali procederanno rapidamente, garantendo in tempi brevi l’entrata in vigore del Regolamento. Le istituzioni europee sono chiamate ad assumere le loro posizioni nel bel mezzo di un dibattito settoriale che non è affatto semplice.

Le prescrizioni del nuovo regolamento

Il Regolamento, che è frutto di una concertazione durata oltre due anni, introdurrà norme specifiche per tutti i veicoli (con l’eccezione dei veicoli per uso speciale, dei veicoli progettati e costruiti per l’uso da parte delle forze armate, della protezione civile, dei vigili del fuoco e dei servizi medici di emergenza, e dei veicoli di particolare interesse storico e culturale).

I nuovi veicoli dovranno essere progettati in modo da consentire la facile rimozione del maggior numero possibile di parti e componenti da parte degli impianti di trattamento autorizzati, per favorire la loro sostituzione, riutilizzo, riciclaggio, rigenerazione o ricondizionamento, ove tecnicamente possibile. Gli eurodeputati chiedono che la plastica utilizzata in ogni nuovo tipo di veicolo contenga almeno il 20% di plastica riciclata entro sei anni dall’entrata in vigore delle norme. L’obiettivo salirà a un 25% entro 10 anni dall’entrata in vigore, sempre e quando il mercato offra quantità sufficienti di plastica riciclata a prezzi non eccessivi. In seguito alla realizzazione di uno studio di fattibilità, dovranno essere introdotti obblighi di contenuto riciclato anche per l’acciaio e per l’alluminio e le sue leghe. Gli eurodeputati chiedono anche una migliore distinzione tra veicoli usati e veicoli a fine vita, con un divieto di esportazione per quelli considerati veicoli a fine vita.

Tra le richieste più importanti, l’introduzione della Responsabilità Estesa del Produttore entro tre anni dall’entrata in vigore del Regolamento: i produttori saranno vincolati a coprire i costi di raccolta e trattamento dei veicoli giunti a fine vita.

Il dibattito sulla sostenibilità economico-industriale

In una nota diffusa dopo il voto del 9 settembre, i correlatori Jens Gieseke (PPE, tedesco), della commissione Ambiente, e Paulius Saudargas (PPE, lituano), della commissione Mercato interno, hanno dichiarato che “Il Parlamento sostiene l’economia circolare nel settore automobilistico”, promovendo “la sicurezza delle risorse, proteggendo l’ambiente e garantendo la sostenibilità”. I due correlatori hanno voluto precisare che per evitare di sovraccaricare il settore” sono stati fissati “obiettivi realistici” e sono stati garantiti “una minore burocrazia e una concorrenza leale“. Precisazioni necessarie, data la situazione di conclamata crisi in cui versa il settore automotive europeo. Una crisi che, secondo le associazioni di categoria, dipende in misura importante dal modo inaccurato con cui sono state impostate le politiche europee del Green Deal.

“Le istituzioni europee, nella nuova legislatura Von Der Leyen, puntano a mantenere la rotta verso decarbonizzazione e circolarità imboccata con forza dalla precedente legislatura, ma con maggiore attenzione alle esigenze strategiche, operative e commerciali dei settori industriali comunitari, che non possono sopportare il carico di norme contraddittorie o penalizzanti in questa fase di difficoltà geopolitica, geoeconomica e di mercato”, spiega il Direttore di SAFE-Hub delle Economie Circolari Giuliano Maddalena.

“Transizione ecologica e protezione dell’industria comunitaria non sono due aspetti che vanno in divergenza: al contrario, possono essere integrati efficacemente e sostenersi a vicenda. L’unica via possibile è essere flessibili in quanto a soluzioni tecnologiche, e mantenere il dialogo tecnico sempre aperto. Con la Responsabilità Estesa del Produttore, le case automobilistiche avranno qualche onere in più, ma anche maggiore controllo su anelli strategici di filiera che fino ad oggi, in molti casi, sono stati sottovalutati. Il recupero dei rifiuti è un’inesauribile miniera di minerali e materiali, che va sfruttata appieno ai fini dell’autonomia strategica”.

Una pietra miliare del dibattito settoriale è stata posta lo scorso 26 settembre, in occasione del Salone dell’Auto a Torino, dove UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) ha organizzato una tavola rotonda con gli esponenti di altre associazioni di categoria del settore automotive. Un confronto culminato nella sottoscrizione di una lettera indirizzata a tutte le Istituzioni competenti, a cominciare dal Presidente del Consiglio.

“Il documento”, si legge in una nota diffusa da UNRAE, “sottolinea la necessità di considerare il rilancio del settore come una priorità a livello nazionale” mettendo in evidenza “la gravità eccezionale della crisi in atto, caratterizzata da un mercato drammaticamente al di sotto dei livelli pre-pandemia, una produzione nazionale ridotta ai minimi storici, un parco circolante in rapido invecchiamento e una transizione energetica in fase di stallo”. UNRAE riferisce che in Italia la quota di veicoli elettrici è oltre quattro volte inferiore alla media degli altri Paesi Europei”.

Tra gli interventi richiesti nel documento ci sono la semplicità, chiarezza e strutturalità delle misure pubbliche incentivanti, un piano nazionale per le infrastrutture di ricarica ed alimentazione dei veicoli, regimi fiscali favorevoli per le auto aziendali, sostegno alla filiera industriale e artigianale italiana, e valorizzazione culturale dell’automobile e del trasporto su gomma.

L’iniziativa di Italia e Germania

In Europa le case automobilistiche storiche insistono sulla salvaguardia dei motori endotermici, che non andrebbero sacrificati in favore dei veicoli elettrici come previsto dagli obiettivi europei per il 2035, ma riconvertiti all’uso di e-fuel e biocarburanti che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Una richiesta che si riflette nella presa di posizione dei governi italiano e tedesco, che lo scorso 6 ottobre hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione Europea chiedendo un cambio di rotta per il settore.  “Con una posizione comune e chiara” ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso “indichiamo insieme la via per una transizione verde che sia davvero sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, superando le gabbie ideologiche del Green Deal”.

A commentare la posizione comune di Italia e Germania anche il cancelliere tedesco Friederich Merz, durante un incontro con i leader dell’industria automotive nazionale tenutosi pochi giorni dopo l’invio della lettera. “Farò pressione affinché nell’Unione Europea vengano prese decisioni che consentano un progresso tecnologico completo e la neutralità climatica“, ha dichiarato Merz ai giornalisti. “Non con una data sul calendario che non possiamo raggiungere, il che è irrealistico, ma con una prospettiva chiara che apra anche le necessarie prospettive future per le aziende in Germania”.