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Prodotti “a deforestazione zero”: i nuovi obblighi a carico delle imprese

Alessandro Murru e Annika Zamboni spiegano i nuovi obblighi a carico delle imprese a seguito dell’entrata in vigore del “Regolamento Deforestazione”. L’articolo illustra i contenuti che debbono essere inseriti nelle dichiarazioni di Due Dilgence, e descrive sia i sistemi di controllo che l’impianto sanzionatorio.

Introduzione

È entrato in vigore il 29 giugno 2023 il “Regolamento (UE) 2023/1115 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2023, relativo alla messa a disposizione sul mercato dell’Unione e all’esportazione dall’Unione di determinate materie prime e determinati prodotti associati alla deforestazione e al degrado forestale”, comunemente noto come “Regolamento Deforestazione“.

Questo Regolamento, rientrante nell’ambito delle politiche di Sostenibilità promosse dall’Unione Europea, è volto a combattere la deforestazione ed il degrado forestale, imponendo la messa in commercio di determinati beni solo se sono conformi al principio di “deforestazione zero”, se sono fabbricati nel rispetto delle leggi del Paese di produzione e se oggetto di dovuta diligenza.

 

Campo di applicazione

Il nuovo Regolamento Deforestazione, anche noto come “EUDR” (European Union Deforestation Regulation), avrà un impatto principalmente sulle imprese attive nel settore agroalimentare, manifatturiero di mobili, arredi e carta da editoria. Inoltre,  il Regolamento prevede  il divieto  di immissione  nell’Unione  Europea  di  prodotti  di  legno  e  da  esso  derivanti  non  conformi  alla legislazione  vigente  nei  Paesi  di  estrazione  della  materia  prima,  e vieta  altresì  l’importazione  e l’esportazione  di  materie  prime  e di  prodotti  ottenuti  da  allevamenti  oppure  da  coltivazioni  che abbiano  provocato  interventi  di deforestazione.  Con riferimento alle importazioni da Paesi terzi, sarà obbligo del primo operatore stabilito nell’UE di doversi fare carico del rispetto di quanto stabilito dal Regolamento.

In particolare, l’art.  1, comma 1, del Regolamento citato prevede che il già menzionato divieto riguarda i prodotti fabbricati attraverso le seguenti materie prime: bovini, cacao, caffè, palma da olio, gomma, soia e legno.  La Commissione Europea si impegnerà altresì ad ampliare la lista, estendendo il campo di applicazione ad altre materie prime entro il 2025, tra cui il mais.

L’allegato  I  del  Regolamento  elenca  una  serie  di  prodotti  su  cui  non  si  applicano  le  nuove disposizioni, a condizione che la produzione degli stessi sia avvenuta prima della data di entrata in vigore del Regolamento, ossia il 29 giugno 2023 (il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea).

È quindi necessario che  gli operatori  interessati  si adeguino  alle  nuove  regole,  che  per  le grandi aziende entreranno in vigore il 30 dicembre 2024, mentre per le piccole e microimprese è previsto un tempo di adeguamento di ulteriori sei mesi, fino al 31 giugno 2025.

 

Obblighi a carico delle imprese

Dopo aver individuato il campo di applicazione del Regolamento, occorre andare ad affrontare in concreto quali saranno gli obblighi ai quali le imprese interessate dovranno adeguarsi.

Anzitutto, la norma europea introduce un generale obbligo di dovuta diligenza (c.d. due diligence), nel senso che gli operatori dovranno sia garantire la tracciabilità delle materie prime e dei prodotti da loro venduti, sia indicare le coordinate di geolocalizzazione degli appezzamenti di terreno da cui provengono. La dovuta diligenza consiste anzitutto nella raccolta delle informazioni, dei dati e dei documenti necessari per adempiere agli obblighi di informazione previsti all’art. 9 del Regolamento, atti a dimostrare la conformità dei prodotti interessati.  Si noti sin d’ora che un prodotto, per essere conforme – e pertanto per essere immesso o messo a disposizione sul mercato o esportato – deve soddisfare i tre requisiti di cui all’art. 3 della normativa europea, vale a dire:

  1. prodotto a deforestazione zero;
  2. prodotto nel rispetto della legislazione pertinente del Paese di produzione;
  3. oggetto di una dichiarazione di dovuta diligenza.

Il sistema di dovuta diligenza di cui le imprese si doteranno dovrà essere riesaminato almeno una volta l’anno e, qualora gli operatori venissero a conoscenza di nuovi sviluppi che potrebbero incidere sul sistema stesso, saranno chiamati ad aggiornarlo.

In secondo luogo, la dovuta diligenza si rispecchia in una opportuna valutazione del rischio tesa a stabilire se vi sia la possibilità che i prodotti interessati destinati ad essere immessi sul mercato o esportati siano non conformi; infine, occorre che vengano adottate adeguate misure di attenuazione del rischio, vale a dire quelle procedure volte a raggiungere un livello di rischio nullo o solo trascurabile.

Un altro obbligo previsto nei confronti delle imprese interessate è la presentazione della c.d. dichiarazione di dovuta diligenza, la quale attesta che il rischio riscontrato è trascurabile (anche a seguito  dell’adozione  delle  predette  misure  di  attenuazione),  confermando  così  un’adeguata valutazione del rischio. In tal modo, l’operatore si assume la piena responsabilità della conformità del  prodotto.  In buona sostanza,  si  tratta  di  un  documento  che  diventerà  essenziale  per  le procedure doganali relative all’esportazione e all’importazione da e verso il territorio comunitario. Si noti  altresì  che  la  dichiarazione  dovrà  essere  trasmessa  in  via  telematica  dagli  operatori  che immetteranno  prodotti  regolamentati  nel  territorio  dell’Unione  alle  autorità  preposte,  le  quali rilasceranno  un  codice  che  seguirà  le  materie  prime  o  i  prodotti  ceduti  ad  altri  operatori  o commercianti.  Per  la tracciabilità  della  dichiarazione  dovrà  essere  assicurata  una  conservazione per  un  periodo  di  cinque  anni  a  partire  dalla  data  in  cui  è  presentata  attraverso  il  sistema telematico appositamente predisposto dalla Commissione UE.

 

Il controllo fondato sul rischio

La Commissione  UE, stando  a  quanto  previsto  dal  Regolamento,  rivestirà  un  ruolo  importante nella  classificazione dei Paesi,  o parti  di essi,  come  a basso  rischio,  rischio  standard o alto  rischio, sulla  base  di  una  valutazione  obiettiva  e  trasparente  che  dovrà  svolgersi  decorsi  18  mesi dall’entrata in vigore della norma. Per quanto concerne i prodotti provenienti da Paesi classificati a

basso  rischio,  verrà  applicata  una  procedura  di dovuta  diligenza  c.d. semplificata.  Diversamente, per  i  prodotti  interessati  provenienti  da  Paesi  identificati  come  ad  alto  rischio,  le  autorità competenti porranno in essere controlli rafforzati.

Di conseguenza, le autorità competenti dell’Unione, avendo accesso alle informazioni fornite dalle imprese, come  le coordinate di geolocalizzazione, condurranno controlli utilizzando strumenti di monitoraggio via satellite nonché analisi del DNA per verificare la provenienza dei prodotti.

 

L’impianto sanzionatorio

Nel caso di eventuali situazioni di non conformità, le autorità competenti potranno adottare misure provvisorie, quali il sequestro o la sospensione della commercializzazione dei prodotti interessati.  Qualora venga accertata la nonconformità, le autorità intraprenderanno azioni correttive, quali il ritiro o il divieto di commercializzazione  dei  prodotti,  o  la  donazione  a  fini benefici.  Inoltre, gli operatori saranno onerati – qualora lo ritenessero le autorità competenti – di coprire i costi sostenuti per lo svolgimento dei controlli volti all’accertamento della conformità.

In  ogni  caso,  la  violazione  delle  nuove  regole  previste  dalla  normativa  europea  avrà  come conseguenza  l’irrogazione  di  un’ammenda  massima  pari  ad  almeno  il  4% del  fatturato  annuo totale  all’interno  dell’Unione  Europea  dell’operatore  o  commerciante  realizzato  nell’esercizio precedente a quello della decisione relativa alla sanzione.

 

Conclusione

Come anticipato, il Regolamento è volto a  contrastare  i  cambiamenti  climatici  e  la  perdita  di biodiversità, obiettivi che potranno essere raggiunti solo attraverso una specifica ridefinizione del sistema  di  governance  interna  delle  imprese  operanti  nei  settori  interessati.  Pertanto,  sarà necessario  che  le stesse  si adeguino  alle  previsioni  del  Regolamento,  adattando  i propri  modelli contrattuali, nonché valutando e mitigando i rischi relativi alle proprie attività, così da garantire la tracciabilità delle materie prime lungo l’intera catena di approvvigionamento.

La  nuova  legge  avrà  dei  risvolti  positivi  anche  nella  tutela  del  consumo  e  nella  trasparenza:  i consumatori,  infatti,  potranno  essere  maggiormente  consapevoli  dell’origine  e della  tracciabilità dei  prodotti  messi  in  commercio.  A tal  riguardo,  il Parlamentare  europeo  Christophe  Hansen  ha sostenuto,  a  seguito  della  votazione  del  Regolamento,  che  “i  consumatori  europei  avranno  la certezza di non essere più complici inconsapevoli della deforestazione quando mangiano una barretta di cioccolato o sorseggiano un meritato caffè“.

di Alessandro Murru, Annika Zamboni | Sole24ore Professionale