Il ruolo dell’ecodesign e la misurazione della circolarità nelle dichiarazioni sulla sostenibilità
Giulio Bonazzi, player di rilievo nel settore internazionale del riciclo del nylon, offre le sue considerazioni su adempimenti Ecodesign, dichiarazioni di sostenibilità e misurazione delle performance ambientali.
di Giulio Bonazzi
Introduzione: verso il paradigma economico circolare
Il ventunesimo secolo ci ha messo a confronto con sfide senza precedenti: l’esaurimento delle risorse naturali, l’accelerazione del cambiamento climatico, la crescente produzione di rifiuti e l’inquinamento diffuso. Questi problemi globali hanno messo in crisi il modello economico lineare dominante, caratterizzato da un flusso unidirezionale di estrazione, produzione, consumo e smaltimento.
In questo contesto, l’economia circolare è emersa come un modello di sviluppo alternativo. I suoi principi cardine, spesso sintetizzati dalla Ellen MacArthur Foundation, sono: eliminare rifiuti e inquinamento alla fonte, mantenere prodotti e materiali in uso e rigenerare i sistemi naturali.
Il modello di sviluppo circolare promette una serie di benefici diversificati. Dal punto di vista economico, può generare nuove opportunità di business, ridurre la volatilità dei prezzi delle materie prime e stimolare l’innovazione.
Sotto il profilo ambientale, si traduce in una significativa riduzione delle emissioni, una minore pressione sulle risorse naturali e una diminuzione dell’inquinamento.
Socialmente, può portare a una maggiore resilienza delle catene di approvvigionamento e a un miglioramento della qualità della vita.
L’ecodesign: progettare per la circolarità
Perché l’economia circolare possa realizzarsi, è fondamentale che i prodotti e i sistemi siano concepiti fin dall’inizio per la circolarità. È qui che entra in gioco l’ecodesign, una metodologia progettuale che integra considerazioni ambientali in tutte le fasi dello sviluppo di un prodotto o servizio, dalla sua ideazione al suo fine vita. L’ecodesign è una vera e propria riprogettazione, che mira a minimizzare gli impatti negativi e a massimizzare i benefici ambientali e sociali.
Si stima che fino all’80% degli impatti ambientali di un prodotto siano determinati durante la fase di progettazione (fonte: https://environment.ec.europa.eu/topics/circular-economy_en); questo rende l’ecodesign il pilastro abilitante della transizione circolare. I principi-chiave dell’ecodesign mirano a ottimizzare il ciclo di vita del prodotto:
- selezione dei materiali: prediligere materiali riciclati, riciclabili, rinnovabili, non tossici e con un basso impatto ambientale complessivo. La scelta di materiali rigenerabili o compostabili è cruciale per cicli biologici;
- durabilità e riparabilità: progettare prodotti robusti, che possano essere usati a lungo e che siano facilmente riparabili. Questo include la disponibilità di pezzi di ricambio e la facilità di accesso ai componenti;
- modularità e adattabilità: creare prodotti con componenti standardizzati che possono essere aggiornati o sostituiti singolarmente, estendendo la vita utile del prodotto e riducendo la necessità di sostituire l’intero sistema;
- facilità di disassemblaggio e riciclo: concepire prodotti che possano essere smontati facilmente a fine vita, separando i diversi materiali per facilitarne il riutilizzo o il riciclo di alta qualità, evitando il downcycling;
- efficienza nell’uso delle risorse: ottimizzare l’uso di energia, acqua e altri input durante la produzione, l’uso e la manutenzione del prodotto;
- minimizzazione degli imballaggi: ridurre la quantità di imballaggio, preferire materiali riciclati o riciclabili, e progettare imballaggi riutilizzabili;
- riduzione delle emissioni e degli inquinanti: prevenire la formazione di sostanze tossiche e inquinanti durante tutte le fasi del ciclo di vita.
L’applicazione di questi principi non solo riduce l’impronta ecologica delle imprese, ma genera anche benefici economici tangibili, come la riduzione dei costi operativi, l’innovazione di prodotto e di processo, il miglioramento dell’immagine aziendale e una maggiore conformità alle normative ambientali. L’ecodesign è, quindi, un investimento strategico che accelera la transizione verso un’economia più sostenibile e resiliente.
La transizione verso un’economia circolare non è solo un imperativo ambientale, ma anche una concreta opportunità economica. Tuttavia, l’implementazione su larga scala presenta diverse sfide che necessitano di essere affrontate collettivamente:
- cambiamento culturale e mentale: richiede una profonda trasformazione del modo di pensare, passando da un approccio lineare a uno sistemico, che coinvolga tutti gli attori della catena del valore, dai progettisti ai consumatori;
- tecnologie e infrastrutture: sono necessari investimenti significativi in ricerca e sviluppo per nuove tecnologie di riciclo, rigenerazione e riparazione, oltre allo sviluppo di infrastrutture adeguate alla raccolta, la selezione e il trattamento dei materiali;
- collaborazione lungo la catena del valore: la circolarità richiede una collaborazione senza precedenti tra imprese, fornitori, clienti, centri di ricerca e consumatori per creare sistemi integrati di raccolta, riutilizzo e riciclo.
L’ecodesign, in particolare, si sta affermando non più come una pratica di nicchia, ma come una competenza strategica indispensabile per le imprese moderne. Progettare pensando al “fine vita” di un prodotto fin dall’inizio è l’unico modo per minimizzare i rifiuti e massimizzare il valore delle risorse nel tempo. Le aziende che abbracciano questi principi non solo riducono il proprio impatto ambientale, ma ottengono anche un vantaggio competitivo significativo in un mercato sempre più orientato alla sostenibilità.
La dichiarazione sulla sostenibilità come driver di trasparenza e circolarità
Nel contesto dell’economia circolare, la dichiarazione sulla sostenibilità acquisisce un ruolo sempre più centrale. In particolare, nelle aziende più lungimiranti, questo documento sta evolvendo ed oggi non costituisce più un mero adempimento normativo. I processi per produrre tale reportistica rappresentano infatti una grande occasione per riflettere internamente sulle strategie aziendali, permettendo di individuare gli ambiti prioritari di azione e consentendo un’analisi dinamica degli impatti, dei rischi e delle opportunità legati all’ambiente competitivo e al proprio modello di business. Di conseguenza, la rendicontazione di sostenibilità può rivelarsi un ottimo strumento a supporto di più ampie attività di consuntivazione e programmazione, nella redazione del piano industriale, in analisi di scenario e nella definizione di business plan su progetti specifici.
Un altro ruolo centrale ricoperto dalla dichiarazione sulla sostenibilità è quello di offrire alle aziende l’opportunità di comunicare e dimostrare l’integrazione dei principi di circolarità nelle proprie operazioni e strategie, rendendo noti gli effetti sulla sfera ambientale, sociale ed economica.
La comunicazione della sostenibilità e della circolarità è fondamentale per le aziende moderne, inserite in contesti culturali, socioeconomici e ambientali sempre più complessi, con cui si manifestano costantemente innumerevoli interazioni. In tali contesti, il successo di un business ed il suo vantaggio competitivo dipendono spesso dalla “legittimazione sociale”, che consiste nell’allineamento tra i valori, la visione e le strategie dell’azienda e le necessità dei suoi stakeholder e dell’ambiente circostante. Tale legittimazione, strettamente collegata al concetto di reputazione aziendale, può essere ottenuta e conservata soltanto attraverso una comunicazione della sostenibilità trasparente, ragionata e strutturata.
Per molte aziende innovative, la rendicontazione non si limita dunque a presentare i dati finanziari, ma si estende a indicatori non finanziari chiave, quali la quantità di materiale riciclato utilizzato, la riduzione delle emissioni, il consumo d’acqua e la gestione dei rifiuti. Attraverso la reportistica, è poi possibile illustrare le strategie implementate per la transizione circolare, gli obiettivi di sostenibilità a lungo termine e i progressi compiuti, fornendo agli stakeholder (investitori, clienti, dipendenti e comunità) una visione chiara dell’impegno dell’azienda verso un modello più sostenibile. Questo livello di trasparenza non solo rafforza la reputazione aziendale e la fiducia degli investitori, ma funge anche da stimolo interno per il miglioramento continuo, guidando l’innovazione verso soluzioni sempre più efficienti dal punto di vista della circolarità e della sostenibilità.
Il contesto normativo e le sfide della misurazione nella sostenibilità
La transizione verso l’economia circolare è fortemente influenzata da un quadro normativo in continua evoluzione, che, pur mirando a incentivare pratiche più sostenibili, presenta non poche complessità. Le aziende si trovano a navigare in un panorama legislativo frammentato, caratterizzato da direttive e regolamenti a livello nazionale, europeo e internazionale (come il Green Deal Europeo, la Tassonomia UE e i principi della Extended Producer Responsibility – EPR). Sebbene queste iniziative siano fondamentali per creare un terreno di gioco equo e stimolare l’innovazione, la loro eterogeneità e la rapida introduzione possono generare confusione e incertezza per le imprese.
Una delle sfide più significative per le aziende è la misurazione dei Key Performance Indicators (KPI) ambientali. Esistono numerose metodologie e standard (ad es., GRI, SASB, ISO 14000, LCA), spesso diversi tra loro, che rendono difficile un confronto omogeneo delle performance di sostenibilità e la definizione di obiettivi chiari. Questa mancanza di standardizzazione universale può ostacolare sia la rendicontazione interna, sia la comunicazione esterna, rendendo arduo per le aziende dimostrare in modo inequivocabile i propri progressi e per gli stakeholder valutare l’effettivo impegno ambientale.
A ciò si aggiunge la proliferazione di numerose certificazioni e rating ambientali, ciascuno con requisiti, processi di verifica e ambiti di applicazione differenti. Se, da un lato, i certificati ed i punteggi di sostenibilità possono attestare la conformità a specifici standard e rassicurare il cliente ed il consumatore, dall’altro, la loro varietà può confondere sia le imprese (nella scelta della certificazione più adatta), sia il mercato, che fatica a distinguere tra le diverse “etichette verdi”. Superare queste difficoltà richiederà uno sforzo congiunto da parte di legislatori, enti certificatori e mondo accademico per armonizzare i quadri normativi, semplificare le metriche di misurazione e promuovere una maggiore chiarezza.
In effetti, a seguito di queste difficoltà, l’Unione Europea sta compiendo un particolare sforzo per razionalizzare il contesto normativo attuale. In particolare, pur introducendo elementi di complessità non indifferenti, la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), entrata in vigore nel 2023, mira proprio alla standardizzazione in ambito di comunicazione della sostenibilità, misurazione delle prestazioni e definizione di policy e target.
Tuttavia, se alcuni temi della sostenibilità, come quello del cambiamento climatico, ben si prestano ad essere misurati e comunicati secondo un modello standard, altri, come la circolarità, sono più complessi e la significatività degli indicatori fondamentali dipende molto dalle caratteristiche e dalle specificità di ciascun modello di business. Questo significa che inquadrare la comunicazione delle proprie strategie di economia circolare all’interno di KPI standard prescritti dalla normativa può talvolta risultare poco rappresentativo e addirittura riduttivo.
In generale, dunque, se, da un lato, questo intervento da parte del legislatore era auspicabile, dall’altro, una regolamentazione di questo genere implica una maggiore rigidità, tipica della rendicontazione di carattere economico-finanziario. Ciò, pone un’ulteriore sfida per le aziende impegnate sul fronte dell’economia circolare che vogliono misurare e comunicare i propri progressi in merito.
Best practice e miglioramento della comunicazione per l’economia circolare
L’efficace attuazione dei principi dell’economia circolare non si limita all’innovazione di prodotto e processo, ma richiede anche una comunicazione aziendale chiara, trasparente e strategica. Come precedentemente accennato, infatti, l’azienda può utilizzare la dichiarazione sulla sostenibilità e, più in generale, la comunicazione per ottenere e difendere la propria “legittimità” ad esistere e ad operare nella società e sul mercato.
Affinché tali strumenti abbiano l’effetto desiderato, però, l’azienda deve assolutamente evitare di esporsi al greenwashing o di lasciarsi andare a pratiche comunicative eccessivamente “promozionali”. Infatti, numerosi studi dimostrano che più il pubblico percepisce le intenzioni di persuasione nella comunicazione aziendale, più la sua legittimità è messa a repentaglio.
Questo fenomeno è piuttosto naturale: la società moderna ormai ha sviluppato gli “anticorpi” nei confronti della comunicazione ingannevole e perciò tentativi di questo genere si rivelano spesso catastrofici dal punto di vista reputazionale.
Dunque, una comunicazione della sostenibilità e della circolarità corretta e credibile passa oggi dai dati. Essi devono essere autorevoli, verificabili e possibilmente asseverati da parti terze. Così facendo, è possibile raccontare storie autentiche sull’integrazione della circolarità nelle strategie aziendali, coinvolgendo gli stakeholder fondamentali e condividendo con loro la propria vision.
Un altro aspetto fondamentale della comunicazione relativa alla circolarità è la completezza. Nella narrazione, perciò, non ci si deve limitare a presentare i benefici ambientali (ad es., riduzione di CO2 o di rifiuti), ma bisogna anche concentrarsi sugli impatti, sui rischi e sulle opportunità che caratterizzano il proprio modello circolare dal punto di vista economico e sociale.
Infine, è fondamentale investire sull’accessibilità e sull’efficacia della propria comunicazione. Infatti, spesso, per evitare di fornire messaggi ambigui le aziende rischiano di soffermarsi su eccessivi tecnicismi. La sfida, quindi, è quella di far coesistere semplicità, correttezza e credibilità, in modo da contribuire concretamente ad un cambiamento culturale, rendendo la propria comunicazione comprensibile e fruibile ad un pubblico ampio.
Considerazioni conclusive
L’economia circolare rappresenta un modello robusto e necessario per affrontare le sfide ambientali e promuovere uno sviluppo sostenibile. Il suo successo e la sua scalabilità dipendono intrinsecamente dalla disponibilità di nuove tecnologie ed infrastrutture, da un cambiamento culturale e dal grado di collaborazione lungo la catena del valore.
Per creare i giusti presupposti, soprattutto in riferimento agli ultimi due aspetti, le aziende hanno bisogno di allineare il contesto culturale e le aspettative dei propri stakeholder alla propria visione e strategia. D’altronde, solo se gli sforzi dei vari attori sulla catena del valore sono sinergici, si può pensare di costruire un modello circolare di grande portata.






