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Il nuovo piano strategico del CDC RAEE

Il Centro di Coordinamento RAEE ha presentato il Piano Strategico 2025, che include importanti azioni di adeguamento alla norma, innovazioni organizzative ed azioni operative direttamente legate all’obiettivo di incremento di raccolta e recupero. Ce ne parlano il Direttore del CdC RAEE Fabrizio Longoni e il Direttore di ECOPED e RIDOMUS Giuliano Maddalena.

“Quest’anno il Piano strategico del Centro di Coordinamento RAEE ha un’importanza molto speciale”, commenta Giuliano Maddalena, Direttore dei consorzi di produttori Ecoped e Ridomus. “Di fatti il Piano raccoglie le indicazioni del decreto salva-infrazioni, il quale recepisce a sua volta lo stimolo arrivato l’estate scorsa dall’Europa con l’apertura della procedura d’infrazione per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta e recupero”.

Maddalena, che ad aprile 2024 è stato nominato presidente del CDC RAEE, reputa che “uno dei principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi europei di raccolta, è l’avvio di volumi considerevoli di RAEE a filiere parallele ed estranee ai regimi di responsabilità estesa del produttore, dove non vengono applicate le corrette classificazioni. È plausibile stimare che circa il 50% dei RAEE raccolti spariscano dalla mappa, con gravi conseguenze sull’ambiente; se questo flusso fosse ricondotto alle filiere organizzate dai produttori, raggiungere gli obiettivi europei sarebbe molto più facile”.

“Il Piano Strategico 2025 del CdC RAEE“, riferisce il Direttore di Ecoped e Ridomus, “ha il fine primario di favorire la crescita dei volumi di RAEE avviati a corretto recupero. Ci siamo prefissati di raggiungere un quantitativo annuo di raccolta di almeno 500.000 tonnellate entro il 2027, a fronte delle circa 360.000 tonnellate raccolte attualmente”.

I cinque punti cardine del piano strategico 2025

“Per dare questo colpo di reni”, prosegue Maddalena, “lavoreremo su cinque punti cardine. Il primo punto riguarda il rinnovo per il triennio 2025-2027 degli Accordi di programma con gli attori della filiera; negli anni passati abbiamo costruito sinergie importantissime, che vanno aggiornate al nuovo contesto. Ad esempio, con l’intervento legislativo voluto dal Governo in risposta alla procedura d’infrazione europea, sono cambiate le modalità autorizzative e di registro dei trasporti dei rifiuti”.

“Il secondo punto del Piano riguarda l’ulteriore sviluppo delle relazioni con i soggetti ed enti che possono aiutarci ad incrementare la raccolta, e il mantenimento e il rafforzamento delle azioni di comunicazione. In quanto a sviluppo delle relazioni, il nostro principale focus saranno i soggetti che possono ricevere il servizio di ritiro dei RAEE provenienti dai nuclei domestici e dual use, ai quali intendiamo proporre non solo sinergie operative ma anche elementi di formazione congiunta”.

“Per incrementare la partecipazione dei cittadini ai sistemi di raccolta promoveremo campagne di educazione ambientale su scala nazionale. E in quanto a comunicazione settoriale, parteciperemo a eventi, convegni e fiere in rappresentanza del modello multi-consortile, e utilizzeremo sito web e canali social per diffondere informazioni su sviluppi normativi e regolamenti vigenti. Parte importante del nostro lavoro di comunicazione riguarderà la denuncia dei casi di sospetta gestione illegale dei RAEE“, sottolinea Maddalena. “È urgente e fondamentale che tutti gli attori coinvolti, così come la cittadinanza, prendano pienamente atto del grave fenomeno dei flussi paralleli. Arrivare a tracciare correttamente il 100% dei RAEE raccolti è un obiettivo prioritario”.

“La lotta contro il free riding e l’esportazione illegale di RAEE è di fatti il terzo punto cardine del nostro Piano. Continueremo a monitorare l’assolvimento dell’obbligo dei produttori relativo all’iscrizione al Registro AEE nei termini previsti, e lavoreremo con il Comitato di Vigilanza e Controllo non solo sulle attività previste dalla normativa italiana, ma anche su progetti specifici a favore del completo funzionamento del sistema di gestione dei RAEE”.

“Il quarto punto del Piano riguarda l’attuazione e validazione sul campo dell’Accordo siglato con le aziende che trattano i RAEE e il controllo dei flussi RAEE gestiti dalle filiere. In collaborazione con impianti, enti di accreditamento e auditor, ci siamo impegnati a monitorare le tecniche specifiche adottate attualmente e a valutare l’introduzione di nuove tecniche idonee alla certificazione di altre tipologie di RAEE. Proseguirà l’attività di campionamento dei contenitori in ingresso presso gli impianti, che è importantissima perché ci permette di valutare le tipologie di RAEE raccolte, la parametrizzazione dei dati da ottenere dal trattamento e le tipologie di RAEE da intercettare in quanto non avviate a corretto trattamento. Intendiamo poi avviare un progetto di differenziazione dei contenitori per la raccolta dei RAEE del raggruppamento 4 contenenti batterie al litio, perché l’esperienza degli ultimi anni mostra che è pericoloso gestirle assieme agli altri RAEE. Tra le altre attività previste in questo punto del Piano, verificheremo sul campo le destinazioni di alcuni flussi di materiali in uscita dagli impianti e proseguiremo le attività di formazione dedicata ai soggetti che intendono effettuare la preparazione per il riutilizzo “.

“L’attività di controllo sulla qualità del trattamento e sul funzionamento delle filiere è un pilastro storico dei nostri piani strategici”, sottolinea il Direttore di CdC RAEE Fabrizio Longoni. “Presidio territoriale e audit di campo sono, fin da quando esistiamo, gli elementi chiave per accreditare gli impianti e garantire gli standard di filiera, e anche quest’anno il piano mette un forte accento su questo aspetto. È raro che il piano strategico di un ente ponga così tanta centralità su qualità e controllo, ma per noi si tratta di un fattore costitutivo”.

“Come quinto punto” conclude Maddalena “adotteremo misure finalizzate a favorire la convivenza consortile e garantire condizioni omogenee per tutti i soggetti aderenti al CdC, attraverso la disponibilità al confronto continuo e l’adozione di strumenti di controllo e verifica del rispetto dei regolamenti. In particolare, il CdC monitorerà il raggiungimento delle percentuali di riciclo/recupero insieme agli impianti di trattamento e verificherà l’esistenza e la coerenza di un sistema di monitoraggio dei flussi di rifiuti trattati fino all’end of waste nel rispetto delle obbligazioni dei produttori. Di fatti, un servizio di qualità offerto in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale viene garantito più facilmente in presenza di interessi condivisi, regole comuni e comportamenti trasparenti”.

Un documento vivo

“I nostri piani strategici non sono documenti isolati”, riferisce il Direttore del CdC RAEE Fabrizio Longoni. “Il piano strategico è per noi un documento vivo, in continuo aggiornamento, che cresce e si evolve nel corso degli anni in base alle indicazioni che arrivano dai nostri soci e dagli altri stakeholder del settore. Quest’anno il piano include importanti azioni di adeguamento alla norma. Al di là delle azioni operative direttamente legate all’obiettivo di incremento della raccolta e del recupero, abbiamo pianificato, e in parte già implementato, innovazioni organizzative in relazione alle nuove regole di registrazione dei distributori e trasportatori e ai nuovi vincoli inerenti alla comunicazione”.

“Nel concreto”, continua Longoni “abbiamo approntato una piattaforma online per farci carico della registrazione ai termini di legge dei distributori e trasportatori che raccolgono i RAEE presso i punti retail; questi operatori, di fatti, non sono più tenuti a iscriversi alla categoria 3 bis dell’Albo nazionale dei gestori ambientali, che è stata abrogata, ma devono comunque far capo al CdC per i loro adempimenti”.

“Il CdC gestirà poi in modo centralizzato parte dei fondi che i sistemi collettivi, per legge, devono destinare ad azioni di comunicazione. Il Cdc era già molto attivo nella comunicazione: nel 2024 ha investito centinaia di migliaia di euro su questo aspetto e avevamo già predisposto un budget per il 2025. Ora però le risorse del sistema sono maggiori, perché la legge impone ai sistemi collettivi di destinare alla comunicazione almeno il 3% dei loro ricavi. Ogni sistema collettivo farà la comunicazione per proprio conto ma destinerà volontariamente una parte di questo denaro al CdC, perché promuova messaggi di fattore comune. Uno dei focus della nostra comunicazione sarà sicuramente la denuncia pubblica dei casi di mala gestione, perché uno dei principali motivi per cui il sistema EPR dei RAEE non è riuscito a raggiungere gli obiettivi europei è la deviazione dei flussi a filiere non tracciate. Se qualcuno lavora male, o uno specifico territorio ha delle gravi carenze, è necessario che si sappia, perché se non si sa è più difficile che la situazione cambi”.