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Dalla Cop17 sulla Convenzione di Basilea nuovo slancio nella gestione globale dei rifiuti

Due settimane di negoziati e tre round consecutivi. La Conferenza delle Parti della Convenzione di Basilea, della Convenzione di Rotterdam e della Convenzione di Stoccolma, con rappresentanze di 180 paesi, si è riunita a Ginevra per prendere importanti decisioni sull’import-export di rifiuti. Ce ne parla Raffaele Lupoli.

di Raffaele Lupoli

Due settimane di negoziati e tre round consecutivi tra il 28 aprile e il 9 maggio scorso: la Conferenza delle Parti della Convenzione di Basilea (BC COP-17), la dodicesima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione di Rotterdam (RC COP-12) e la dodicesima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione di Stoccolma (SC COP-12). È con questa configurazione che le rappresentanze di 180 Paesi riunite al Centro Internazionale delle Conferenze di Ginevra hanno discusso del tema “Rendere visibile l’invisibile: gestione razionale di sostanze chimiche e rifiuti”.

La TipleCOP su rifiuti e sostanze inquinanti

La Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento, adottata nel 1989 ed entrata in vigore nel 1992, è il trattato internazionale più completo in materia di rifiuti pericolosi e di altro tipo. La discussione su queste tematiche ha incrociato quelle sulla Convenzione di Rotterdam sulla procedura di previo assenso informato (PIC) per alcune sostanze chimiche e pesticidi pericolosi nel commercio internazionale. Grazie a questa convenzione, adottata nel 1998 ed entrata in vigore nel 2004, 167 Parti cooperano per gestire in sicurezza le sostanze chimiche nel commercio internazionale: essa non introduce divieti, ma facilita lo scambio di informazioni  sulle sostanze chimiche e i pesticidi pericolosi. L’altra tematica di quella che è stata definita “TripleCop” è la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP), adottata nel 2001 ed entrata in vigore nel 2004: un trattato globale che obbliga le 186 Parti ad adottare misure per eliminare o ridurre il rilascio di POP nell’ambiente, per proteggere la salute umana e gli ecosistemi da sostanze chimiche che rimangono intatte per lunghi periodi, si distribuiscono geograficamente su larga scala, si accumulano nei tessuti adiposi degli esseri umani e della fauna selvatica.

Gli impegni chiave delle COP di Ginevra

Gli intensi round di negoziati su questi tre importanti accordi multilaterali hanno segnato dei passi avanti significativi nel rafforzamento della governance globale sulla gestione dei rifiuti pericolosi e dei prodotti chimici, toccando tematiche chiave tra cui il quadro strategico per il periodo 2025-2031, il rafforzamento delle procedure PIC, la cooperazione doganale, la gestione dei rifiuti plastici e l’e-waste. Il nuovo quadro strategico pluriennale individua sei aree prioritarie: prevenzione dei rifiuti, gestione ecocompatibile, controllo delle movimentazioni transfrontaliere, rafforzamento delle capacità, cooperazione scientifica e sensibilizzazione pubblica. È prevista una revisione intermedia nel 2028 e intanto gli Stati Parte sono incoraggiati ad adattare i propri piani nazionali a questi indirizzi per garantirne l’efficacia.

L’incontro ha visto un forte impegno verso la promozione della sostenibilità e della circolarità dei materiali, come evidenziato nella dichiarazione finale “Decisions taken by the 2025 COPs will significantly advance the implementation of the conventions and international action on chemicals and waste”. La nota che sintetizza gli esiti del negoziato che ha riunito ministri di tutto il mondo evidenzia il “forte sostegno all’eliminazione dei POP, l’allineamento della gestione delle sostanze chimiche e dei rifiuti agli obiettivi climatici e di biodiversità, il rafforzamento dei quadri giuridici e la promozione di strumenti normativi come la responsabilità estesa del produttore”. Dalla tripla COP di Ginevra è emersa poi la necessità di una maggiore cooperazione tecnica, di puntare sulla tracciabilità digitale e di introdurre forme di finanziamento innovative, inclusa la “blended finance” (un sistema integrato multifondo), per tradurre gli impegni globali in azioni nazionali efficaci.

Nuove linee guida per gli e-waste

Secondo un report dell’OCSE del 2024, il mondo ha generato oltre 59 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, con un tasso di crescita annuo del 3%. La decisione BC-17/4 della la Conferenza delle Parti della Convenzione di Basilea ha confermato e aggiornato le linee guida tecniche sulla gestione ecologicamente corretta dei rifiuti elettrici ed elettronici, enfatizzando la necessità di distinguere tra rifiuti e apparecchiature usate non considerate tali.

Nel documento ufficiale, la decisione BC-17/4 rinnova il mandato del gruppo di esperti istituito per sviluppare le linee guida tecniche sulle movimentazioni transfrontaliere di rifiuti elettrici ed elettronici e apparecchiature usate, concentrandosi in particolare sulla distinzione tra rifiuto e non-rifiuto. I punti salienti includono:

  • Test di applicazione: Le linee guida adottate su base provvisoria (BC-16/5) sono ancora soggette a test e segnalazioni da parte degli Stati entro il 30 settembre 2025.
  • Supporto ai Paesi in via di sviluppo: Il segretariato è incaricato di continuare, compatibilmente con le risorse disponibili, attività di assistenza tecnica e formazione per l’applicazione delle linee guida, specialmente nei Paesi in via di sviluppo e in transizione.

In parallelo, la decisione BC-17/12 ha approvato l’aggiornamento di una serie di documenti tecnici in seguito all’adozione degli emendamenti sull’e-waste adottati alla COP15, con un’espansione del mandato al gruppo di esperti e l’avvio della redazione di una guida per identificare i rifiuti elettronici ai sensi delle nuove voci Y49 e A1181: in base alla nuova classificazione introdotta dalla Convenzione di Basilea e in vigore dall’1 gennaio di quest’anno, i rifiuti elettronici pericolosi sono classificati alla voce A1181, mentre i rifiuti elettronici non pericolosi alla voce Y49. Le nuove linee guida mirano anche a limitare i traffici illeciti di questa tipologia di rifiuti, che rappresentano notoriamente un enorme ostacolo al recupero di materia prima seconda dai cosiddetti RAEE, Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Più attenzione alle batterie: piombo e litio in primis

Alla COP ginevrina le decisioni BC-17/5 e BC-17/6 hanno riguardato rispettivamente le batterie esauste e gli pneumatici, ma è nel primo ambito che si è registrato un maggiore avanzamento. Sono state accolte con favore le nuove linee guida tecniche sulla gestione delle batterie al piombo e di altre batterie, preparate con il contributo congiunto di Cina, Uruguay e Unione Europea.

La decisione BC-17/5 affronta in particolare la gestione ecocompatibile delle batterie con focus specifico su tre tematiche:

  • Linee guida tecniche aggiornate per le batterie al piombo esauste, riconosciute come particolarmente pericolose per la salute umana e l’ambiente.
  • Prime linee guida per altre batterie, come quelle al litio, sempre più diffuse, ma carenti di regolamentazioni specifiche in molti Paesi.
  • Coinvolgimento di esperti: La Cina, l’Uruguay e l’UE sono stati designati co-leader del gruppo di lavoro intersessionale ed è stata aperta la possibilità agli Stati di nominare ulteriori esperti entro agosto 2025.

Il documento sottolinea la necessità di infrastrutture di riciclo avanzate e di normative armonizzate a livello globale, come già raccomandato nei rapporti UNEP del 2023.

Un dossier su rifiuti tessili e second hand

Il tema dei rifiuti tessili, sebbene privo di una decisione dedicata, è stato incluso nel discorso sulle sinergie tra le Convenzioni. Il documento dunque non contiene una decisione specifica dedicata esclusivamente ai rifiuti tessili, ma in più punti (sul quadro strategico 2025–2031 e sulle sinergie contro il traffico illegale) si ritrovano riferimenti indiretti alla necessità di migliorare la tracciabilità e la classificazione dei rifiuti in nuove categorie, incluse quelle emergenti come i tessili. Durante le sessioni plenarie alcuni Paesi tra cui Kenya, Nigeria e Ghana hanno chiesto di discutere della possibile inclusione dei tessili tra i rifiuti sotto regime di controllo, con l’apertura di un dossier tecnico specifico finalizzato a distinguere tra donazioni legittime e veri e propri flussi di rifiuti non riutilizzabili. Il Kenya ha chiesto controlli più severi sulle importazioni di abiti usati non riutilizzabili, definendole “dumping travestito da aiuto umanitario”. Il Segretariato è stato invitato a raccogliere contributi volontari da parte degli Stati in vista di una possibile inclusione nella prossima agenda dell’Open-Ended Working Group.

Dati e digitale al centro dell’attenzione

Ma i negoziati sulal Convenzione di Basilea hanno prodotto anche altri esiti di rilievo. La decisione BC-17/2, ad esempio, ha introdotto una serie di misure per migliorare l’efficienza e la trasparenza della procedura PIC, sul consenso informato preventivo. È previsto ad esempio l’utilizzo obbligatorio di strumenti digitali per le notifiche transfrontaliere, la promozione delle firme elettroniche e lo sviluppo di un database elettronico dinamico contenente i contatti delle autorità competenti. Gli Stati sono invitati a fornire feedback operativi entro il 30 settembre 2025 per testare il funzionamento dei nuovi strumenti, con l’obiettivo di ridurre i tempi di autorizzazione e prevenire errori di comunicazione. Al miglioramento della qualità dei dati raccolti nei report annuali dalle singole nazioni è dedicata invece la decisione BC-17/9, che ribadisce la necessità di avere una raccolta dati tempestiva su produzione, esportazione e trattamento dei rifiuti e che questi dati siano comparabili a livello internazionale. La decisione collega esplicitamente la rendicontazione agli indicatori SDG 12.4.1 (capacità di trattamento sicuro dei rifiuti), 12.4.2 (normative sui rifiuti pericolosi) e 12.5.1 (tasso di riciclo), spingendo per un’integrazione tra le agende ONU e le pratiche operative della Convenzione.

Dalla scienza all’azione

In vista del trattato globale sulla plastica in negoziazione presso UNEP, la COP ha lanciato un processo di revisione delle modifiche adottate alla COP14. Il Segretariato è incaricato di raccogliere dati dagli Stati sull’attuazione delle restrizioni sui rifiuti plastici e valutare la necessità di ulteriori modifiche. Inoltre, è prevista la pubblicazione entro il 2026 di un report tecnico sulle sfide operative incontrate nell’identificazione e nel trattamento dei rifiuti plastici contenenti additivi pericolosi.

Un’altra decisione di grande rilievo è la BC-17/26, dedicata al rafforzamento del legame tra scienza e politica (“From science to action”). La decisione mira a integrare la ricerca scientifica nei processi decisionali della Convenzione anche tramite un piano di lavoro che prevede: la creazione di una piattaforma collaborativa di esperti, la raccolta sistematica di evidenze scientifiche peer-reviewed, la definizione di indicatori ambientali per misurare l’efficacia delle misure di gestione dei rifiuti e la promozione del dialogo tra scienziati e policy maker. La diffusione a macchia d’olio di campagne di disinformazione e teorie negazioniste, questa iniziativa risponde alla crescente richiesta di fondare le decisioni in materia ambientale su dati verificabili e indipendenti.

Il bilancio dell’Ue e le prossime tappe

L’esito delle tre COP era tutt’altro che scontato e anche per questa ragione le reazioni a valle dei negoziati sono state prevalentemente positive. La Commissione Europea ha salutato con entusiasmo i progressi compiuti in materia di sostanze chimiche nell’ambito della Convenzione di Stoccolma: “rappresentano un passo fondamentale nel nostro impegno volto a eliminare gli inquinanti organici persistenti” recita la nota, che rispetto alla Convenzione di Basilea fa notare invece come i risultati delle trattative riflettano “l’impegno dell’UE nell’affrontare le problematiche ambientali legate ai rifiuti tessili a livello mondiale e a promuovere un’economia circolare competitiva”. Positivi anche i commenti sui negoziati relativi alla Convenzione di Rotterdam, in particolare per l’inserimento di due pesticidi, il carbosulfan e il fenthion, che a dire della Commissione “dimostra la determinazione globale a contrastare l’uso di sostanze chimiche pericolose e a garantire un futuro più sicuro e sostenibile”.

ONG e reti accademiche hanno lodato l’adozione delle nuove linee guida sull’e-waste, ma hanno richiesto un maggiore controllo sulle esportazioni fraudolente, in particolare dall’Europa verso l’Africa e il Sud-Est asiatico. Alcune organizzazioni come Basel Action Network, il cui nome richiama proprio la Convenzione di Basilea, hanno suggerito la creazione di un sistema globale di tracciabilità elettronica per i dispositivi usati. La rete Geneva Environment Network ha sottolineato il rafforzamento della cooperazione interconvenzionale e l’importanza della sinergia con la Convenzione Minamata sul mercurio e altri accordi multilaterali.

Ora l’attenzione si sposta sull’attuazione degli impegni e della road-map disegnata a Ginevra in attesa di una valutazione del nuovo quadro strategico nel 2031. I temi più caldi sono la redazione di ulteriori linee guida tecniche, il rafforzamento della cooperazione intergovernativa e soprattutto l’ampliamento degli strumenti finanziari e delle capacità tecniche a disposizione dei Paesi in via di sviluppo, in modo che possano applicare efficacemente gli impegni assunti a Ginevra.