Verso l’EPR degli f-gas, in un mercato oggi dominato dall’illegalità
Entro il 31 dicembre 2027 i produttori di RAEE dovranno finanziare il recupero dei gas fluorurati a effetto serra. Ma il mercato del rigenerato stenta ad affermarsi per la concorrenza sleale degli F-gas illegali: secondo il recente rapporto EIA Fakes, Fraud and F-Gases (aprile 2026), il fenomeno ha dimensioni preoccupanti. Come risponde la filiera italiana? Leggi l'intervista a Marco Ferracin di SAFE-Hub delle Economie Circolari.
Lo dice l’articolo 9 del regolamento europeo 2024/573, il cosiddetto “regolamento F-GAS”: entro il 31 dicembre 2027 gli Stati membri dovranno provvedere affinché i produttori di RAEE (apparecchi elettrici ed elettronici) siano obbligati a finanziare il “recupero, il riciclaggio, la rigenerazione o la distruzione dei gas fluorurati a effetto serra” (…) “provenienti da prodotti e apparecchiature contenenti tali gas”. Tutto questo, nel quadro di un phase out, imposto dal medesimo regolamento, volto a dimezzare l’immesso sul mercato entro il 2029, a ridurlo di oltre l’80% entro il 2032 e ad azzerarlo entro il 2050.
“Nell’intenzione del legislatore europeo la rigenerazione del gas, garantita dall’azione dei produttori, dovrà sopperire alla ricarica delle macchine ancora funzionanti mentre le quote del gas vergine scendono”, chiarisce Marco Ferracin di SAFE-Hub delle Economie Circolari. “Ma il mercato del rigenerato, purtroppo, stenta ad affermarsi a causa della concorrenza sleale delle offerte di F-gas illegali”.
Gli inquietanti numeri del nuovo rapporto di EIA
Il quadro entro cui si inserisce questa transizione normativa è quello descritto con preoccupante precisione dal rapporto Fakes, Fraud and F-Gases, pubblicato nell’aprile 2026 dall’Environmental Investigation Agency (EIA): un mercato europeo degli HFC profondamente infiltrato dall’illegalità, in cui le reti criminali prosperano proprio sulla riduzione delle quote consentite.
Il meccanismo è strutturale. La riduzione delle quote HFC comprime l’offerta legale e spinge i prezzi verso l’alto: dal 2014 al 2025 il prezzo medio degli HFC offerti ai distributori è aumentato tra il 950 e il 1.350 per cento. Il differenziale tra il prezzo europeo e quello dei mercati non soggetti a quota crea un incentivo potente per importare gas senza quota da paesi terzi, soprattutto Cina, Turchia e Albania, facendolo transitare attraverso Stati membri con controlli doganali meno stringenti, tipicamente Bulgaria e Romania, per poi distribuirlo sull’intero mercato unico.
Con il taglio delle quote del 2027, che porterà il volume immesso sul mercato UE da circa 43 MtCO₂e a circa 22 MtCO₂e, quasi dimezzandolo, il rapporto EIA stima che la pressione al rialzo dei prezzi e gli incentivi al commercio illegale siano destinati ad intensificarsi ulteriormente. L’industria europea degli F-gas aveva già stimato, nel 2022, che il commercio illegale di HFC potesse coprire fino al 30 per cento del mercato, con perdite per le imprese regolari fino a 640 milioni di euro l’anno.
Il caso italiano è il più clamoroso. Nel 2024, le autorità italiane hanno sequestrato quasi 500 tonnellate di refrigeranti illegali: più di qualsiasi altro Stato membro dell’UE. Il mercato dell’Italia, che è il più grande consumatore europeo di aria condizionata, è coperto al 50% dalle offerte illegali. Le indagini undercover condotte dall’EIA nel 2025 hanno documentato le pratiche di tre operatori italiani sospettati di commerciare HFC fuori quota: gas vergine etichettato come rigenerato, fatturazione di R404A (vietato) come R448A, superamento deliberato delle quote assegnate, pagamenti in contanti, evasione IVA. Alcuni di questi operatori si vantavano di rifornire clienti come le Ferrovie dello Stato, Carrefour e Lidl (sebbene questi ultimi abbiano negato rapporti diretti con le aziende citate).
In risposta, nel gennaio 2026 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato un tavolo permanente sull’F-gas, insieme all’Agenzia delle Dogane e ai Carabinieri, per potenziare il coordinamento informativo e il contrasto.
Le piattaforme online amplificano il problema. Per analizzare il loro comportamento EIA ha preso come campione 50 annunci pubblicati su Facebook in Polonia tra luglio 2025 e gennaio 2026: nessuno rispettava integralmente le norme di trasparenza del Digital Services Act, né offriva un sistema di restituzione delle bombole come richiesto dal regolamento F-gas.
Oltre la legge
“Mentre il perimetro della responsabilità del produttore si ampia e gli strumenti di repressione dell’illegalità si moltiplicano, a fare la vera differenza è l’iniziativa dei produttori nel cuore delle filiere” sottolinea Marco Ferracin. “I passi avanti che sono stati fatti sono soprattutto da attribuirsi ai produttori di macchine home comfort che, avendo percezione diretta dei rischi e dei problemi, hanno deciso di andare oltre le imposizioni di legge”.
“Da quest’anno gli obblighi di ritiro gratuito dei RAEE da parte dei produttori sono estesi anche agli apparecchi professionali. Ma RIDOMUS, il consorzio aderente a SAFE che rappresenta l’80% dei produttori italiani di macchine home comfort, ritira gli apparecchi professionali già dal 2016, in maniera volontaria, per evitare che i materiali di cui sono composti vengano dispersi in filiere non controllate, e anche allo scopo di approvvigionarsi di preziose materie secondarie. Il meccanismo riguarda soprattutto grandi utenze, con chiller che arrivano a 7 metri di lunghezza e che pesano tra le 5 e le 7 tonnellate. Ridomus organizza il ritiro gratuitamente, coprendo i costi di oltre 100 ritiri l’anno grazie a una fee pagata anticipatamente dai suoi soci. La filiera è sottoposta ai rigorosi controlli del protocollo Ecoguard ®, che unisce la potenza softwaristica alla meticolosità del lavoro umano per garantire la liceità e correttezza di ogni singolo trasporto e azione di recupero. La conoscenza esatta del percorso e dei processi di trattamento dei RAEE ci permette di rendicontare ai produttori le quantità di metallo, di plastica e anche di gas che vengono recuperati”.
“Con il programma CENTAURI, invece, Ridomus interagisce direttamente con i piccoli installatori, fornendo loro gratuitamente le bombole necessarie a ritirare in modo differenziato il gas da rigenerare. Un intervento mirato a superare uno dei principali ostacoli allo sviluppo del mercato del gas rigenerato, che è la carenza di recupero dei gas delle macchine manutenute e a fine vita”.
“Oggi in Italia la quota di mercato in kg del gas rigenerato continua a essere inferiore al 10% del totale degli F-gas venduti, e all’interno di questa quota c’è una quantità sconosciuta ma probabilmente molto rilevante di gas vergini falsamente etichettati” riporta Ferracin a conclusione del ragionamento. “Il trend però è in leggera crescita, e sia l’Europa che l’Italia hanno preso atto del fenomeno illegale e lo stanno combattendo con determinazione. Ciò fa sperare che, gradualmente, per effetto della norma, dei controlli e della visione strategica dei produttori, la rigenerazione assumerà la quota di mercato desiderata dal legislatore”.






