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Reati ambientali: la scarpa destra è arrivata. Adesso bisogna imparare a camminare

Qualche mese fa, su queste pagine, la legge 147/2025 veniva descritta come una scarpa spaiata: incremento della repressione ma nessuna novità sulla compliance. Con il D.Lgs. 21 aprile 2026 n. 81, che recepisce la Direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell'ambiente, il paio ora è completo. Le imprese che operano correttamente hanno ora gli strumenti per proteggersi; chi inquina sistematicamente invece rischia ancora più grosso. Leggi l’opinione del Direttore di SAFE Giuliano Maddalena.

di Giuliano Maddalena – Direttore di SAFE – Hub delle Economie Circolari

Qualche mese fa, su queste pagine, a proposito dell’evoluzione legislativa sui reati ambientali, usai la classica metafora delle due scarpe: la legge 147/2025, il cosiddetto “Decreto Terra dei Fuochi”, offriva solo la scarpa sinistra, quella della repressione, lasciando a piedi il sistema produttivo senza la scarpa destra, quella dei criteri di compliance. Scrivevo che bisognava pazientare qualche mese, fino al recepimento della Direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente, che avrebbe portato con sé, per orientamento europeo, le regole sulla compliance.

L’attesa è finita: il 21 aprile 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo di recepimento della suddetta direttiva, proposto dal Ministro per gli Affari europei Tommaso Foti e dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 maggio 2026 come D.Lgs. 21 aprile 2026 n. 81, con entrata in vigore il 2 giugno 2026. La scarpa destra è arrivata, ma bisogna imparare a camminare.

L’opportunità di compliance arriva dalla modifica l’art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001, il testo che regola la responsabilità amministrativa degli enti, che amplia la gamma dei “reati presupposto” offrendo alle imprese la possibilità di dotarsi di Modelli Organizzativi che le proteggono di fronte al nuovo scenario penale ambientale. È quindi importante che tutte le imprese che hanno a che fare con i rifiuti, anche quando la loro attività non è quella di gestori di rifiuti, si dotino del Modello 231 o aggiornino quello già esistente.

Il D.Lgs 21 aprile 2026 n. 81 non si limita ad affiancare il Decreto Terra dei Fuochi bilanciando la maggiore repressione delle irregolarità ambientali con strumenti di compliance che mettono al sicuro gli operatori onesti. Porta difatti, in sé, nuove regole e strumenti che incrementano il giro di vite contro chi lavora male. Diventano reati la produzione e il commercio di sostanze lesive dell’ozono e di gas a effetto serra e il commercio di prodotti inquinanti, con effetti penali che si estendono potenzialmente all’intera filiera produttiva e commerciale. A rispondere penalmente delle proprie condotte non è solo chi tratta illegalmente i rifiuti, ma anche chi commercia prodotti o sostanze dannose.

Il decreto introduce la definizione normativa di “abusività”: sono considerate abusive non solo le condotte realizzate in assenza di autorizzazione, ma anche quelle poste in essere in violazione di norme nazionali o europee, e quelle fondate su autorizzazioni ottenute fraudolentemente, mediante violenza, minaccia o reati contro la pubblica amministrazione.

Sul fronte sanzionatorio, le pene riflettono la gravità dei reati: fino a 11 anni di reclusione per lesioni personali gravissime conseguenti a inquinamento ambientale, fino a 12 anni nei casi di morte.

Sul piano dell’enforcement, il decreto istituisce presso la Procura Generale della Corte di Cassazione un Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, nell’ambito del quale il Procuratore generale potrà avvalersi della collaborazione specialistica dell’Arma dei Carabinieri. Il coordinamento nazionale serve a colmare i gap che oggi permettono ai fenomeni criminali di prosperare nella frammentazione territoriale.

Parallelamente, nel quadro del piano straordinario imposto al governo dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, lo scorso 19 maggio si è riunita la cabina di regia dedicata alle attività di contrasto alla gestione illecita dei rifiuti, alla bonifica e al recupero dei territori inquinati nell’area della Terra dei Fuochi. Una nota stampa della presidenza del consiglio riassume i risultati ottenuti dall’azione interforze tra il 1° gennaio e il 15 maggio 2026: “279 siti produttivi sequestrati su 498 controllati; 529 veicoli sequestrati su oltre 36 mila controllati; circa 4 milioni di euro di sanzioni amministrative pecuniarie elevate; 563 persone denunciate per illeciti ambientali e 34 arresti e 90 patenti ritirate. Il confronto con lo stesso periodo del 2025 conferma l’intensificazione radicale dell’attività di vigilanza e contrasto. Basti pensare che al 15 maggio 2025 furono 121 i siti produttivi sequestrati su 240 controllati; 300 i veicoli sequestrati su oltre 1.500 controllati; 151 le persone denunciate e solo 4 gli arresti”.

Per chi opera correttamente, questo giro di vite non deve essere percepito come una minaccia, ma come un maggiore fattore di garanzia contro la concorrenza sleale di chi abbatte sistematicamente i propri costi aziendali a spese dell’ecosistema e della salute pubblica. Chi opera rispettando le norme sostanziali e ottiene le sue autorizzazioni in modo corretto, non ha nulla da temere.