La seconda vita delle batterie auto: la tecnologia c'è, ora va portata su scala industriale
Distruggere una batteria che conserva ancora il 70-80% della sua capacità originaria è uno spreco che si può evitare. I sistemi di storage second life permettono di riutilizzare le batterie esauste delle auto elettriche in applicazioni stazionarie — dall'accumulo solare alle infrastrutture aeroportuali, come nel progetto PIONEER di Fiumicino. La sfida ora è costruire una filiera industriale stabile: raccolta sistematica, selezione su scala, riciclo garantito. SAFE-Hub delle Economie Circolari e Loccioni ci stanno lavorando insieme.
Distruggere una batteria che possiede ancora il 70-80% della sua capacità originaria è un vero peccato. Mottainai, dicono i giapponesi, con una parola intraducibile all’italiano, per indicare il rammarico per qualcosa che viene scartato inutilmente. Ma dalla pena per lo spreco alla pratica del riutilizzo il passo non è scontato.
Gli storage second life sono sistemi di accumulo che permettono di riutilizzare in applicazioni stazionarie quelle batterie al litio delle auto elettriche che, avendo esaurito il 20-30% della loro capacità, non sono più in grado di soddisfare i cicli richiesti dalla trazione automotive. Il maggiore potenziale di questa pratica di riutilizzo risiede nell’accumulazione dell’energia solare prodotta dai pannelli fotovoltaici, che può alimentare sistemi chiusi o essere ceduta alla rete, con un effetto sistemico che è determinante per la sicurezza energetica.
McKinsey & C, uno dei principali think tank mondiali su innovazione e circolarità, ha pubblicato a gennaio 2026 un ampio report settoriale (“Battery 2035: Building new advantages”) secondo il quale la capacità di accumulo delle batterie agli ioni di litio è destinata a triplicare in meno di 10 anni. Nel 2025 a livello mondiale la domanda di batterie agli ioni di litio ha raggiunto una capacità di 1,6 TWh, che grazie alla progressiva diffusione dei veicoli elettrici diventeranno 3,5 nel 2030 e 5,7 nel 2035. McKinsey & C afferma che il settore BESS seguirà la stessa traiettoria di crescita.
Ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare: perché i pacchi batteria non più adatti alla trazione delle automobili vengano sistematicamente riutilizzati come second-hand storage servono scale industriali adeguate, procedure di selezione e valutazione basate su software avanzati, specifici interventi di remanufacturing, una filiera economica con costi sostenibili e un mercato disposto ad assorbire il prodotto.
I progetti di Loccioni
“Il trend della domanda di batterie al litio è di fortissima crescita, ma le batterie che hanno esaurito la loro funzione primaria non sono ancora molte e sul loro riutilizzo non ci sono ancora competenze diffuse. Quindi, per forza di cose, il second-hand storage si trova ancora in una fase sperimentale”, ha spiegato Enrico Loccioni al comitato di redazione di Oltre il Green 24. Il fondatore dell’omonima impresa marchigiana è internazionalmente noto per i suoi progetti innovativi in campo ambientale ed energetico.
Tra i fiori all’occhiello di Loccioni ci sono i due più importanti progetti di second-life storage in Europa. Il primo progetto è stato lanciato nel 2021 con ENEL e la casa automobilistica Nissan nell’enclave spagnola di Melilla a nord del Marocco. L’impianto, che funziona grazie a 48 batterie al litio usate e 30 nuove, stocca 1,7 MWh di energia solare che, in caso di disconnessione della centrale elettrica locale, può dare ai 90.000 residenti di Melilla un’autonomia di 15 minuti. Un tempo sufficiente a resettare e riavviare l’attività della centrale.
Nel 2025 un progetto con ENEL, ancora più grande, nell’aeroporto di Fiumicino a Roma. In questo nuovo progetto le batterie al litio usate garantiscono 10 MWh di capacità di stoccaggio che vengono utilizzate per dare continuità all’alimentazione di energia solare dell’infrastruttura aeroportuale. Battezzato con l’acronimo PIONEER (airPort sustainability secONd lifE battEry stoRage), l’impianto funziona grazie al “software agnostico” sviluppato da Loccioni, il quale riesce ad armonizzare e far entrare in sinergia le batterie al litio prodotte da Nissan, Stellantis e Mercedes-Benz.
Loccioni riesce a testare efficacemente i sistemi di accumulo second life nella sua microgrid 100% elettrica, alimentata da 4 MW di energia rinnovabile e con un set di diverse tecnologie di accumulo per un totale di oltre 2 MWh. In questo modo riesce ad avere energia a 26 €/MWh contro i 234 €/MWh che pagherebbe senza l’autoconsumo.
La relazione con SAFE-Hub delle Economie Circolari
“Trovare le batterie usate per Melilla e per Fiumicino è stato difficile, nonostante ne stessimo cercando solo alcune decine” ha rimarcato Enrico Loccioni. “È quindi chiaro che, per applicazioni di maggiore scala, è fondamentale potersi affidare a canali di approvvigionamento affidabili e costanti. Da qui l’idea, nata da una conversazione con Marco Ferracin di SAFE-Hub delle Economie Circolari, di avviare una produzione sistematica di storage second-life grazie alla capacità di rifornimento del consorzio di produttori Ecopower. In tale quadro, il riutilizzo si integrerebbe in una filiera di raccolta e recupero in grado di destinare al riciclo di materia sia le batterie che non sono adatte in partenza allo storage, sia quelle che, dopo aver servito in applicazioni stazionarie, hanno esaurito definitivamente la loro funzione”.
Marco Ferracin ha spiegato la comunione d’intenti con Loccioni dall’angolatura della responsabilità estesa del produttore. “Ecopower, essendo un consorzio di produttori, persegue obiettivi ambientali che devono avere continuità del tempo, e obbedendo alla gerarchia dei rifiuti deve dare priorità al riutilizzo. Una priorità fortunata, dato che il riutilizzo è anche l’opzione più conveniente a livello economico”.
“Quando siamo venuti a sapere del progetto dell’Aeroporto di Roma ci siamo resi conto della grande potenzialità dello storage second life. Occorreva però ideare una filiera industriale, in grado di riutilizzare le batterie in modo sistematico. Ragionando con Loccioni il percorso è diventato concreto”.
“Il primo anello della filiera è la raccolta delle batterie esauste, che è sistematica, costante e capillarmente diffusa nell’intero territorio nazionale. Midac, socio storico di Ecopower con sede nel veronese, ha la capacità di applicare su scala industriale il know-how e l’attività di ricerca e sviluppo di Loccioni smontando e testando le batterie raccolte e destinandole prioritariamente allo storage second life; e per ricevere le batterie e componenti che non possono essere riutilizzate ci sono gli impianti di riciclo del nostro circuito. Tra questi ci sono Seval e Riplastic, che inaugurano a giugno nuove linee di produzione che portano a 30.000 tonnellate annue la loro capacità di riciclare il litio delle batterie”.






