EPR tessile: in Europa e in Italia il modello prende forma
I nuovi articoli 22-bis, 22-ter, 22-quater e 22-quinquies della Direttiva Quadro sui Rifiuti, in vigore da ottobre 2025, definiscono le linee della Responsabilità Estesa del Produttore del tessile a livello europeo. Mentre l'Italia si prepara all'adozione del proprio regime nazionale, restano aperte le questioni cruciali di armonizzazione, eco-modulazione e urgenza normativa. Leggi lo stato dell'arte in Europa e in Italia.
Le linee generali della Responsabilità Estesa del Produttore del tessile ci sono già. Sono indicate con chiarezza nei nuovi articoli della Direttiva Quadro sui Rifiuti, entrati in vigore lo scorso ottobre: il 22-bis, 22-ter, 22-quater e 22-quinquies. E mentre gli Stati Membri impostano di conseguenza i loro regimi nazionali, già attivati o in fase di preparazione, gli stakeholder continuano a dibattere, a livello europeo, per sciogliere alcune importanti questioni ancora rimaste in sospeso.
Armonizzazione, urgenza ed eco-modulazione non distorsiva
Nelle ultime fasi di concertazione previe all’adozione della Direttiva 2025/1892, che ha aggiornato la Direttiva Quadro sui Rifiuti introducendo le prescrizioni sull’EPR tessile, le associazioni di categoria europee di produttori, distributori e recuperatori hanno raggiunto un ampio grado di convergenza, manifestatosi il giorno stesso dell’adozione della direttiva, il 9 settembre 2025, con una dichiarazione congiunta.
EBCA, EuroCommerce, Euratex, EuRIC, FESI e Policy Hub, in quanto “Ecosistema Tessile Europeo”, accolgono con favore la revisione della Direttiva Quadro sui Rifiuti richiedendone un’attuazione armonizzata. La dichiarazione è rilevante perché documenta una convergenza trasversale su tre punti fondamentali:
- Armonizzazione come priorità assoluta: solo la leadership della Commissione Europea può garantire un “level playing field” evitando la frammentazione del Mercato Unico. Il framework armonizzato deve includere una lista comune dei prodotti in ambito, una struttura coerente per il calcolo dei contributi EPR e dell’eco-modulazione, e un modello standardizzato di rendicontazione. L’armonizzazione sarà un chiaro segnale agli operatori e renderà possibile gli impatti su scala che sono obiettivo della norma.
- Urgenza: la filiera del recupero tessile non può permettersi un vuoto normativo di lungo periodo. I firmatari chiedono alla Commissione di avviare il processo di armonizzazione in via immediata.
- Eco-modulazione science-based: per evitare distorsioni di mercato, i criteri di definizione eco-modulata del contributo devono essere basati su evidenze scientifiche e allineati con il Regolamento UE- ESPR (“Ecodesign”) non appena i requisiti di ecodesign saranno pienamente operativi. In attesa degli atti delegati della Commissione che specificheranno tali requisiti, i firmatari della dichiarazione sostengono l’introduzione di criteri provvisori pragmatici a livello UE. I criteri potranno essere progressivamente affinati nella misura in cui i criteri ESPR vengono definiti.
L’Olanda differenzia gli obiettivi
I Paesi Bassi, che senza perdere tempo hanno adottato il proprio regime EPR tessile già a luglio 2024, e che si trovano già in procinto di iniziarne le operazioni, hanno deciso di impostare i propri obiettivi ambientali in modo più articolato rispetto alla prassi di un normale regime EPR.
Gli obiettivi generali di recupero olandesi (riciclaggio + preparazione per il riutilizzo), di per sé ambiziosi, seguono scaloni annuali che, a partire dal 2026 e fino al 2030, sono rispettivamente fissati al 55%, 60%, 65%, 70% e 75% del peso di ciò che viene immesso sul mercato. Le percentuali sarebbero superiori se la base di calcolo fossero i rifiuti prodotti.
Rispetto al peso immesso sul mercato, seguendo gli stessi scaloni, almeno il 21%, il 22%, il 23%, il 24% e il 25% deve essere preparato per il riutilizzo, e oltre la metà di questo volume (11%, 12%, 13%, 14%, 15% dell’immesso sul mercato) deve essere preparato per il riutilizzo in impianti nazionali.
Inoltre, sempre con gli stessi scaloni annuali, il volume globale dei prodotti tessili immessi sul mercato dovrà contenere, rispettivamente, almeno il 27%, 29%, 31%, 32% e 33% di fibre ottenute riciclando fibre derivanti da prodotti tessili post-consumo (una svolta importante, se si considera che oggi gran parte del contenuto riciclato dei prodotti tessili è poliestere ottenuto dal riciclaggio del PET delle bottiglie di plastica e di altri prodotti estranei al settore tessile).
“Un’impostazione che potrebbe favorire una conformazione del sistema pienamente aderente alla visione strategica europea”, commenta il Direttore di SAFE-Hub delle Economie Circolari Giuliano Maddalena. “Gli obiettivi così articolati offrono una prospettiva concreta sia alla gerarchia dei rifiuti, che mette riutilizzo e preparazione per il riutilizzo in cima alla piramide, che all’autonomia strategica che dovrebbe derivare dal riciclo; di fatti, si perseguono in modo chiaro modalità di riciclo finalizzate a reimmettere le materie secondarie tessili nel ciclo produttivo dell’industria tessile stessa. Il livello di articolazione degli obiettivi non è però privo di rischi, perché introduce fattori di rigidità che potrebbero inibire lo sviluppo del sistema. Se l’impostazione olandese avesse successo, potrebbe essere di ispirazione per gli altri regimi EPR europei, incluso quello italiano”.
L’Italia ha già il suo modello
In Italia la fase di concertazione sull’EPR tessile è chiusa. Il testo del decreto ministeriale che istituirà il regolamento esiste già, è definitivo, e se ne aspetta la pubblicazione entro pochi mesi. “I contenuti chiave del regolamento sono già noti agli stakeholder, perché il MASE ha confermato l’architettura base del decreto e ne ha chiarito approccio e base giuridica”, riporta Giuliano Maddalena. “L’imminente decreto dovrà, per forza di cose, basarsi sugli articoli 178-bis, 178-ter, 178-quater e 237 del Codice Ambientale, nella sua versione attualmente vigente. Il Codice non è ancora aggiornato ai sensi della Direttiva 2025/1892; la data limite per il recepimento è il 17 giugno 2027. Ma, per evitare modifiche strutturali sul medio termine, il Decreto tenderà ad allinearsi il più possibile alle nuove prescrizioni europee”.
“Coerentemente con la Direttiva europea, l’EPR tessile italiano attribuirà ai produttori responsabilità sia finanziarie che organizzative, e non puramente finanziarie come chiedevano alcuni stakeholder nelle fasi iniziali della concertazione. Oggi tutti gli stakeholder convergono sulla necessità dell’intervento organizzativo dei produttori, perché le filiere del recupero tessile vivono una grave crisi di mercato che non può essere risolta, o contenuta, con semplici apporti finanziari”.
La gravità di questa crisi di mercato è testimoniata dal crescente ricorso all’illegalità da parte di alcuni operatori di filiera. L’ultimo caso di cronaca riguarda le campagne di Orvieto, dove questo aprile i carabinieri del NOE hanno scoperto un capannone agricolo abbandonato colmo di balle di rifiuti tessili urbani non selezionati, ancora posizionati dentro i sacchetti usati dai cittadini per conferirli nei contenitori stradali. Il NOE ha stimato un accumulo illegale di 700 tonnellate: circa un milione e mezzo di capi post-consumo, parzialmente esposti alle intemperie e in diretto contatto con il suolo, con rischio di contaminazione del ciclo dell’acqua in una zona ad alta intensità agricola e di allevamento.
Lo scorso 25 marzo, a Milano, Assorecuperi, ramo di Confcommercio che rappresenta gli operatori del recupero, ha organizzato un convegno incentrato proprio sul tema dei rifiuti tessili e degli smaltimenti illeciti. L’Avvocato Mara Chilosi, nel suo intervento, ha sottolineato che i produttori coinvolti dall’imminente decreto ministeriale che istituirà l’EPR tessile avranno obblighi di vigilanza ben precisi sulle filiere da loro organizzate.
Parlando a nome del sistema di gestione dei produttori Retex.green, spin-off di Confindustria Moda e Fondazione del Tessile Italiano, Mauro Chezzi e Massimiliano Marin hanno chiarito la loro specifica visione di vigilanza. Non un apparato para-poliziesco, ma un mix tra rigorosi controlli sulla legalità e percorsi di accompagnamento degli operatori. “Il nostro rapporto con gli operatori di filiera non è neutro e impersonale”, ha puntualizzato Marin dopo il convegno. “Chi supera le dovute verifiche reputazionali e di legalità viene seguito passo passo in un processo di continuo miglioramento. La nostra assistenza, tra le altre cose, aiuta gli operatori di filiera a cogliere le importanti opportunità di business che derivano dall’integrazione a un ecosistema organizzato dai produttori”.
A raccontare le gravi difficoltà degli operatori di filiera è stato Gianfranco Bongiovanni, esponente di uno dei soci di Assorecuperi. A causa del crollo dei prezzi di mercato internazionali di abiti usati e materie secondarie tessili, unito a un incremento generale dei costi e alla diminuzione della qualità del flusso, i raccoglitori di rifiuti tessili urbani non solo non hanno più i margini per riconoscere contributi economici alle stazioni appaltanti che affidano loro i servizi territoriali di raccolta dei rifiuti urbani, ma non riescono neanche più a coprire i loro costi operativi. L’intero sistema italiano della raccolta differenziata del tessile è a rischio.
L’intervento di Giuliano Maddalena, Direttore di SAFE-Hub delle Economie Circolari, era invece focalizzato sui passi concreti che produttori e venditori dovranno compiere per adempiere ai nuovi obblighi ambientali che saranno presto introdotti con il regime di EPR tessile. “Meglio agire adesso, con alcune azioni preliminari, che lavorare di fretta e sotto scadenza dopo che il decreto sarà pubblicato in gazzetta ufficiale”. In occasione del convegno, Maddalena ha lanciato il vademecum “Pronti prima della norma”, scritto da SAFE-Hub delle Economie Circolari per guidare i produttori e i venditori a queste azioni preliminari.






