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Epr ed ecodesign tessili, due sfide da affrontare congiuntamente

La transizione ecologica impone alle imprese del settore tessile-moda una quantità di obblighi e adempimenti di fronte ai quali chiunque, a primo impatto, si sentirebbe soverchiato. L’unico modo per avanzare efficacemente in questo contesto è integrare la circolarità nella propria visione strategica e di sviluppo, e agire in logica di rete.

La transizione ecologica va avanti, e impone alle imprese del settore tessile-moda una quantità di obblighi e adempimenti di fronte ai quali chiunque, a primo impatto, si sentirebbe soverchiato. Alla rivoluzione della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) si sommano le prescrizioni su Ecodesign, Passaporto Digitale, gestione ecologica dell’invenduto. C’è poi da sorvegliare costantemente la lista Reach delle sostanze chimiche bandite, che si ingrossa di anno in anno. E, come se non bastasse, i vincoli e le sanzioni relativi alla gestione dei rifiuti aziendali diventano sempre più pressanti e stringenti.

“L’unico modo per avanzare efficacemente in questo contesto è integrare la circolarità nella propria visione strategica e di sviluppo”, commenta Mauro Chezzi, referente di Confindustria Moda presso il consorzio di produttori Retex.green, nato nel 2022 per gestire collettivamente la responsabilità estesa del produttore e le altre sfide di circolarità.  “Procedere da soli in questo cammino ovviamente è possibile, però costa molto. Grazie alla dimensione consortile, invece, tutto diventa più semplice ed efficiente, perché i costi vengono integrati in economie di scala. Se poi l’organismo collettivo rappresenta una rete di imprese accomunate dalla stessa visione strategica, allora è possibile integrare tutte le azioni di circolarità in un unico sistema efficiente, dove l’unità fa la forza e gli adempimenti ed obblighi possono essere affrontati in logica di business”.

Il nuovo scenario

L’EPR del tessile è ormai alle porte. Lo scorso 10 settembre il Parlamento europeo ha adottato un’importante modifica della Direttiva quadro sui rifiuti (Direttiva UE 2025/1892 che modifica la direttiva 2008/98/ce relativa ai rifiuti), che obbliga gli Stati Membri a introdurre regimi di EPR tessile entro e non oltre il 17 giugno 2027. La modifica introduce nella Direttiva quadro sui rifiuti gli articoli 22 bis, 22 ter, 22 quater e 22 quinquies, rispettivamente dedicati alle caratteristiche generali dei regimi EPR per i prodotti tessili, al Registro dei produttori del settore, agli organismi collettivi incaricati dell’adempimento dell’EPR tessile, e al modo di gestione dei tessili di scarto.

Tra i punti chiave l’obbligo per i produttori di coprire i costi relativi a:

  1. la raccolta dei prodotti tessili usati per il riutilizzo e la raccolta differenziata dei prodotti di scarto ai fini della preparazione per il riutilizzo e del riciclaggio
  2. il trasporto dei prodotti usati e di scarto raccolti ai fini della successiva cernita per il riutilizzo, della preparazione per il riutilizzo, e delle operazioni di riciclaggio;
  3. la cernita, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altre operazioni di recupero e smaltimento dei prodotti usati e dei rifiuti raccolti;
  4. la raccolta, il trasporto e il trattamento dei rifiuti derivanti dalle suddette operazioni, da parte di soggetti dell’economia sociale e di altri soggetti appartenenti al sistema di raccolta.

La copertura di tali costi, a discrezione degli Stati Membri, potrà riguardare anche i tessili conferiti nel rifiuto indifferenziato.

I produttori dovranno inoltre:

  1. compiere indagini sulla composizione dei rifiuti urbani indifferenziati, per dimensionare e caratterizzare la presenza di rifiuti tessili;
  2. diffondere informazioni, anche attraverso campagne di informazione adeguate, su consumo sostenibile, prevenzione dei rifiuti, riutilizzo, preparazione per il riutilizzo, compresa la riparazione, riciclaggio, altri tipi di recupero e smaltimento dei prodotti tessili;
  3. raccogliere dati da comunicare alle autorità competenti;
  4. sostenere azioni di ricerca e sviluppo riguardanti la progettazione ecocompatibile dei prodotti tessili e promuovere le operazioni di prevenzione e gestione dei rifiuti in linea con la gerarchia dei rifiuti, al fine di espandere il riciclaggio da fibra a fibra.

L’Italia non aspetterà il 2027 per introdurre il proprio regime EPR tessile: lo scorso 24 ottobre, in occasione del Venice Sustainable Fashion Forum organizzato da Confindustria Moda, il Capo del Dipartimento Sviluppo Sostenibile del MASE, l’Ing. Laura D’Aprile, ha confermato che il cronoprogramma governativo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede l’entrata in vigore dell’EPR tessile italiano entro il primo trimestre 2026, ed ha assicurato che questa tempistica verrà rispettata. La fase di concertazione tra gli stakeholder si è conclusa, e il testo finale del Decreto è al vaglio degli uffici legislativi dei due Ministeri coinvolti (MASE e MIMIT).

Parallelamente, la Commissione Europea sta consultando gli stakeholder per redigere gli Atti Delegati che porranno, nel dettaglio, prescrizioni e criteri relativi alla progettazione ecocompatibile dei prodotti tessili, ai sensi del Regolamento UE “Ecodesign” 2024/1781. Il percorso sull’Ecodesign è marcato dal Piano di Lavoro 2025-2030 adottato dalla Commissione Europa lo scorso aprile, che pone il settore tessile-moda in cima alle priorità, e punta ad armonizzare gli adempimenti della progettazione con quelli del labeling. Entro il 2030 i prodotti dovranno contenere materiali riciclati, essere tecnicamente durevoli e facilmente riparabili, e dopo essere diventati rifiuti, dovranno essere adatti a essere preparati per il riutilizzo e riciclati per favorire la corretta attuazione della gerarchia dei rifiuti. Sul piano della tracciabilità, avrà una fondamentale importanza l’applicazione di un passaporto digitale su ogni prodotto, che consentirà l’accesso ai dati in base alla necessità di conoscenza di imprese, consumatori e autorità pubbliche, sulla base di standard internazionali aperti e non proprietari. Anche su questo fronte, la Commissione sta preparando Atti Delegati specifici, che porranno particolare attenzione al ciclo dei rifiuti e alle sostanze chimiche che compongono il prodotto, in base alle indicazioni del Regolamento REACH.

“Confindustria Moda, grazie al suo ruolo di leadership nell’associazione di categoria Euratex, sta seguendo passo passo la concertazione degli Atti Delegati relativi alla progettazione dei prodotti, al passaporto digitale e alle altre norme europee di circolarità, per fare in modo che le prescrizioni risultanti siano ambientalmente efficaci ed operativamente fattibili”, riferisce Mauro Chezzi.

La soluzione è fare match

A spiegare il servizio chiavi in mano offerto da Retex.green ai produttori del tessile-moda è Massimiliano Marin, manager di SAFE-Hub delle Economie Circolari, l’organismo incaricato da Retex.green di costruire, coordinare e monitorare le filiere del recupero dei rifiuti: “non ci occupiamo solo di risolvere gli adempimenti legali-amministrativi dell’EPR, ma andiamo molto più in là portando soluzioni di circolarità a tutto campo”.

“L’unione tra Retex.green e Safe-Hub delle Economie Circolari ha generato una rete di imprese estremamente ampia, che somma il grande circuito di produttori del tessile-moda che ruota attorno al made in Italy a quello dei raccoglitori e recuperatori di rifiuti qualificati da SAFE. In entrambi i casi, il circuito non si limita ai confini nazionali ma si estende in tutta Europa e anche oltre.  Grazie a questa grande comunità d’imprese, riusciamo a creare match personalizzati, rispondenti a tutte le esigenze. Il match più importante è quello tra l’avvio al riciclo delle materie secondarie, non solo post-consumo ma anche derivanti dai processi produttivi delle aziende, e l’esigenza dei produttori di porre contenuto riciclato nei loro prodotti in un’ottica di ecodesign”. “Analizziamo le merceologie in output e quelle in input, ossia l’offerta e la domanda di materie secondarie, e accompagniamo le imprese a rendere operativi i processi, verificando la conformità a livello normativo e contribuendo, quando necessario, allo sforzo di innovazione tecnologica. In questo modo EPR, gestione dei rifiuti aziendali ed Ecodesign diventano un tutt’uno integrato ed efficiente”.

“Un altro grande match è quello tra adempimenti di circolarità e obblighi formali di gestione dei rifiuti. Il recente provvedimento terra dei fuochi emanato dal Governo introduce sanzioni penali per piccole irregolarità di gestione che fino a oggi erano punite con semplice contravvenzione. Questo suscita un’ovvia preoccupazione tra le imprese che, a qualsiasi titolo, debbono gestire dei rifiuti; i nostri soci però non si devono preoccupare, perché offriamo loro assistenza tecnica continua e sistemi di tracciabilità rigorosi e inequivocabili, che offrono garanzie sulla destinazione dei rifiuti e pongono le imprese consorziate al riparo da qualsiasi rischio.

I servizi offerti da Retex.green ai suoi associati non si fermano qui.  “Con il servizio WE&EU”, riferisce Marin, “assistiamo i brand anche all’estero, fornendo supporto alla compliance EPR in altri Stati europei e non solo. Il nostro network internazionale di specialisti offre consulenza legale e normativa personalizzata, e assistenza su scadenze, registrazioni e adempimenti”.

“Organizziamo poi, su richiesta, raccolte dirette negli store nazionali, per i capi a fine vita conferiti dai consumatori. Un servizio personalizzabile per brand, canali e target, che mira a stabilire touchpoint di sostenibilità tra marca e cliente”.

“Recuperiamo valore dalle rimanenze di magazzino ritirando e gestendo gli stock invenduti, obsoleti o fallati, assistendo le aziende alla distruzione certificata, sicura e controllata dei capi logati, offrendo tracciabilità e reportistica per una gestione trasparente di queste rimanenze, e prendendoci carico della rottamazione fiscale”. “Siamo all’avanguardia anche sul Riutilizzo, ambito di assoluta priorità ambientale che stiamo seguendo e monitorando fino agli ultimi e più remoti anelli di filiera”.

“In sintesi”, conclude Massimiliano Marin, “accompagniamo i produttori a risolvere ogni loro preoccupazione legata agli adempimenti e alle procedure di circolarità e di gestione dei rifiuti. E quando il campo è sgombrato da ogni preoccupazione, ansia e affanno, allora subentra la serenità per ragionare in logica di business”.

“Agire in modo coordinato all’interno di un tessuto industriale vivo è l’elemento che fa veramente la differenza, perché trasforma gli oneri in opportunità”, aggiunge Mauro Chezzi. “La differenza tra Retex.green e i consorzi EPR di vecchia impostazione è sostanziale. Noi non siamo semplici passacarte che riscuotono soldi dai produttori per girarli ai recuperatori. Noi conduciamo le imprese di tutta la filiera tessile/moda a diventare protagoniste dei nuovi scenari di circolarità”.