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Trattato plastica e Circular Economy Act: la transizione è ormai ineluttabile

Geoeconomia, autonomia strategica, politica europea e trattati internazionali. Nel suo editoriale il Direttore di SAFE Giuliano Maddalena spiega perché su Economia Circolare, Ecodesign, Tracciabilità e Responsabilità Estesa del Produttore ormai non c’è marcia indietro.

Giuliano Maddalena

Direttore di Safe – Hub delle Economie Circolari

Dal 4 al 15 agosto, a Ginevra, gli esponenti di 183 governi hanno discusso e negoziato per giungere a un Trattato Internazionale legalmente vincolante contro l’inquinamento della plastica. Si tratta del sesto incontro tra governi su questo tema, da quando nel 2022 l’Assemblea dell’Ambiente delle Nazioni Unite ha deliberato l’adozione di questo tipo di strumento. La decisione finale sui contenuti specifici del Trattato non è stata presa, ma il segretario generale delle Nazioni Unite, pur esprimendo delusione, ha manifestato la speranza che tale decisione possa essere assunta in un prossimo incontro, dato che i punti di convergenza tra governi stanno aumentando. Di fatti, nonostante la tensione geoeconomica e geopolitica sia oggettivamente alle stelle, e tra i paesi esistano fazioni contrapposte con interessi ed approcci radicalmente diversi, sono stati raggiunti importanti minimi comuni denominatori. Nell’ultima bozza discussa, presentata il 15 agosto dal chair dell’incontro Luis Vayas Valdivieso, i punti consolidati, ossia accettati e non messi più in discussione da nessun governo, erano numerosi e significativi. Innanzitutto, ogni paese, nessuno escluso, riconosce formalmente l’insostenibilità delle attuali filiere economico-produttive e della relativa gestione dei rifiuti, nonché la necessità di affrontare con determinazione il problema dell’inquinamento della plastica, creando una specifica Conferenza delle Parti (COP), che orienti e verifichi piani nazionali di raccolta differenziata ed economia circolare che includano obiettivi quantitativi. L’istituzione di un approccio comune che affronti il problema lungo tutto il ciclo di vita del prodotto è stata posta come obiettivo principale, e i vincoli iniziano dall’Ecodesign, ossia dalla progettazione di prodotti che siano sicuri per l’ambiente e la salute, oltre che riciclabili. Tutti i governi hanno accettato di avviare percorsi per l’introduzione di regimi di responsabilità estesa del produttore.  La Cina stessa, pur essendo il maggior produttore mondiale di plastica, spinge per la tracciabilità integrale e gestione sostenibile dei prodotti lungo tutto il loro ciclo di vita, dall’estrazione della materia prima alla fabbricazione, fino ad arrivare alla gestione del rifiuto.

Parallelamente, l’Europa ha lanciato le consultazioni pubbliche per il Circular Economy Act, mostrando che la transizione ecologica va avanti a ritmo sostenuto anche con la nuova maggioranza del Parlamento Europeo, dove l’istanza degli ecologisti è più debole ma è rafforzata l’intenzione di proteggere l’industria comunitaria e promuovere l’autonomia strategica per mezzo del riciclaggio dei rifiuti. Il Circular Economy Act allineerà le direttive e i regolamenti su ambiente e competitività economica in un’unica grande strategia che sarà mirata, tra le altre cose, a facilitare il movimento delle materie secondarie, ad incrementare l’offerta di materiali riciclabili di qualità e a stimolarne la domanda commerciale.

Lo scenario globale ed europeo, oggi come non mai, mostra che la strada dell’Economia Circolare è segnata e non ha più avversari di rilievo, né a livello geoeconomico né a livello politico. Perché l’unanimità dei principi e degli obiettivi conduca a tangibili risultati ambientali, occorre dialogare, dialogare e dialogare, a tutti i livelli, da quello internazionale fino alla dimensione nazionale e delle comunità locali.