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Regolamento batterie: due diligence rinviata ed Italia in ritardo nel recepimento

Continua, step by step, l’implementazione del Regolamento UE 2023/1542, che sta cambiando radicalmente il settore europeo delle batterie. Ma in quanto alle scadenze fissate dal Regolamento per lo scorso 18 agosto ci sono degli slittamenti in avanti. Il primo riguarda gli obblighi di dovere di diligenza delle imprese, Il secondo riguarda l’adattamento del Regolamento nella nostra norma nazionale.

Continua, step by step, l’implementazione del Regolamento UE 2023/1542, che sta cambiando radicalmente il settore europeo delle batterie. Ma in quanto alle scadenze fissate dal Regolamento per lo scorso 18 agosto ci sono degli slittamenti in avanti. Il primo slittamento, autorizzato da una modifica formale della norma, riguarda gli obblighi di dovere di diligenza delle imprese (“due diligence”). Il secondo slittamento avviene invece fuori norma, e riguarda l’adattamento del Regolamento nella nostra norma nazionale.

Due Diligence

Iniziamo spiegando cos’è successo con il dovere di diligenza. L’articolo 48 del Regolamento stabilisce che i fabbricanti europei di batterie dovranno predisporre specifiche strategie e sottoporle alla verifica di organismi notificati; questi ultimi avranno il compito di applicare audit periodici per garantire che tali strategie siano mantenute e applicate.

Un passo davvero importante che implicherà il monitoraggio delle filiere di approvvigionamento, commercio e lavorazione di materie prime fondamentali come il cobalto, il nichel, il litio e la grafite, e tutto questo in base ad orientamenti della Commissione armonizzati con le norme europee sulla Due Diligence (Direttiva 2019/1937 e regolamento UE 2023/2859, modificati dalla Direttiva 2024/1760), e con gli obblighi prescritti dalla Carta internazionale dei diritti dell’uomo, dai principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, dalle linee guida dell’OCSE destinate alle imprese multinazionali, dalla dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale dell’ILO, dalle linee guida dell’OCSE sul dovere di diligenza per la condotta responsabile delle imprese e dalle linee guida dell’OCSE sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile dei minerali provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio.

Le ragioni dello slittamento

Per porre in opera il sistema di verifica ed audit, la scadenza era stata inizialmente fissata al 18 agosto 2025. Ma lo scorso luglio il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea, accogliendo la richiesta delle associazioni di categoria dei produttori di batterie, hanno modificato il Regolamento facendo slittare la scadenza di due anni precisi, ossia al 18 agosto 2027. “Lo slittamento della scadenza era inevitabile”, commenta Leonardo Colapinto di Ecopower, “visto che all’inizio di quest’estate la Commissione Europea non aveva ancora emanato gli orientamenti relativi all’applicazione dei requisiti delle filiere”.

Questi orientamenti, ai sensi del Regolamento originario, sarebbero dovuti arrivare entro il 18 febbraio 2025 per dare ai fabbricanti un minimo margine di tempo per studiarli a fondo e mettere a punto le loro strategie. Ma con una modifica concordata tra Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea, arrivata lo scorso luglio, la Commissione è stata vincolata a produrre gli orientamenti entro e non oltre il 26 luglio 2026. Lo scarto di tempo concesso ai fabbricanti per assimilare tali indicazioni è quindi aumentato, passando dai sei mesi previsti all’origine a un anno abbondante, che i fabbricanti dovranno utilizzare per analizzare ed adeguare le proprie catene di approvvigionamento.

Le difficoltà geopolitiche

“Lo spostamento in avanti delle scadenze non è dovuto solo a ragioni operative”, spiega Leonardo Colapinto. “Nell’atto che sancisce la modifica, il Parlamento e il Consiglio hanno posto apertamente in premessa, e senza mezzi termini, che ogni misura dovrà essere presa prendendo atto di un panorama geopolitico in continua evoluzione, specificando che quest’ultimo influisce pesantemente su catene di approvvigionamento che dipendono in prevalenza da regioni extraeuropee. In altre parole, anche se l’obiettivo continua a essere la sostenibilità ambientale e sociale, l’Europa terrà conto delle priorità di autonomia strategica, e cercherà di proteggere la propria base industriale. Quest’ultima, infatti, rischia di soccombere sotto le molteplici pressioni della concorrenza extraeuropea, che sono distribuite lungo l’intera filiera: dall’approvvigionamento fino al riciclaggio delle materie secondarie, passando per la fabbricazione dei prodotti finiti. Ogni ritocco che influisca su importazioni e prezzi intermedi, se non adeguatamente valutato, rischia di aumentare i costi delle nostre industrie mandando i loro prodotti finiti fuori mercato. Non si può avanzare in modo cieco”.

L’adeguamento della norma nazionale

Per il 18 agosto 2025 è rimasto invece formalmente confermato l’obbligo di adeguamento delle normative nazionali al nuovo Regolamento. Ma l’Italia, così come altri paesi europei, non è riuscita a rispettare questa scadenza. In Italia, quindi, almeno per ora, rimane in vigore il D.lgs. 188/2008.  “Ciò crea una temporanea zona grigia”, riferisce il manager di Ecopower, “perché dallo scorso 18 agosto, ai sensi del Regolamento, le batterie sono classificate in tutta Europa in cinque categorie, e il Regolamento ha immediato effetto di legge in tutti gli Stati Membri.  La legge italiana però continua a imporne solo tre. Per risolvere il paradosso il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CCNPA), che rappresenta gli organismi collettivi dei produttori di batterie, si è fatto parte attiva presso il Ministero dell’Ambiente, chiedendo che si faccia promotore di una celere modifica del D.lgs. 188/2008. Si reputa infatti che il bambino non debba essere gettato con l’acqua sporca. Il Ministero sta comunque valutando se abrogare la 188/2008 per creare un texto ex novo. Il ragionamento è in corso”.