Aggiornamento elenco rifiuti: la black mass resterà in Europa
L’ultimo aggiornamento dell’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER), avvenuto lo scorso marzo, avrà importanti conseguenze ambientali e geoeconomiche. A fare scalpore è soprattutto l’inserimento della cosiddetta “black mass” nella lista dei rifiuti pericolosi: una classificazione che implica il divieto di esportazione ai paesi che non sono membri dell’OCSE, includendo la Cina.
L’ultimo aggiornamento dell’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER), avvenuto lo scorso marzo, avrà importanti conseguenze ambientali e geoeconomiche. A fare scalpore è soprattutto l’inserimento della cosiddetta “black mass” nella lista dei rifiuti pericolosi: una classificazione che implica il divieto di esportazione ai paesi che non sono membri dell’OCSE. A entrare nell’elenco dei rifiuti pericolosi, oltre alla black mass, che è un prodotto intermedio del recupero delle batterie esauste, sono tutte le batterie post-consumo a base di litio, nichel e zinco, così come quelle alcaline e al sodio-solfuro di sodio, nonché i rifiuti industriali risultanti dalla produzione di queste batterie.
“Mantenere la black mass nella nostra economia” darà impulso al riciclaggio delle batterie e all’economia circolare”, ha sottolineato il Commissario Europeo per l’Ambiente Jessika Roswall. Di fatti, la disponibilità delle materie secondarie nel mercato comunitario permetterà di raggiungere gli obiettivi di circolarità del Regolamento europeo UE 2023/1542 del 12 luglio 2023, anche detto “Regolamento Batterie”, che includono tassi di contenuto riciclato nella produzione delle nuove batterie.
Le ragioni geoeconomiche
Il movente della decisione europea è ambientale ma è anche apertamente geoeconomico. La “massa nera”, frutto della triturazione delle batterie esauste, contiene tutti i materiali più preziosi che servono alla produzione di una batteria, come il litio, il cobalto, il manganese e il nickel. Materiali che l’industria europea importa soprattutto da paesi extracomunitari e che sono indispensabili, tra le altre cose, per la riconversione ecologica del settore automotive (i veicoli elettrici funzionano grazie alle batterie al litio). Il riciclaggio delle batterie esauste è una delle vie scelte dall’Unione Europea per ridurre questa dipendenza e aumentare la propria autonomia strategica. Ma oggi la black mass, anziché essere trattata in impianti europei, viene esportata soprattutto a impianti asiatici. L’impianto norvegese di Nortvolth, sul quale l’Unione Europea aveva riposto le sue speranze di riciclo autonomo della black mass investendo ben 15 miliardi di euro nel 2022, è fallito a novembre 2024 dichiarando un passivo di 8 miliardi.
Un buco di mercato che la Cina si apprestava a colmare aprendo le sue frontiere all’importazione della black mass, in virtù di un decreto (GB/T 45203-2024) che entrerà in vigore il primo luglio 2025. Ma dato che la Cina non fa parte dell’OCSE, l’aggiornamento europeo dei codici EER la mette automaticamente fuori gioco.
Una marea montante
La decisione europea recepisce in pieno le raccomandazioni di uno studio realizzato nel 2024 da JRC (Joint Research Centre, Fair and Sustainable Economy, Circular Economy and Sustainable Industry), con gli input degli stakeholder e grazie al supporto di un team internazionale di esperti (tra i quali il consulente di SAFE-Hub delle Economie Circolari Marco Ottaviani, spesso intervistato da OIG24). Nelle 153 pagine di questo studio, intitolato Technical recommendations for the targeted amendment of the European List of Waste entries relevant to batteries, l’analisi puntuale delle caratteristiche tecniche e di pericolosità di ogni tipo di batteria è affiancata ad accurate analisi di mercato, che mostrano, tra le altre cose, una tendenza di incremento esponenziale dei rifiuti di batterie (8 milioni di tonnellate previste nel 2050 a fronte del milione e mezzo di tonnellate prodotto nel 2010). Nel 2035, secondo JRC, i rifiuti di batterie al litio rappresenteranno il 50% dei rifiuti di batterie generati nell’Unione Europea, quota che entro il 2040 è destinata a salire al 75%.
In Italia si investe
“In un modo o nell’altro la capacità di riciclo della massa nera verrà costruita”, ha dichiarato lo scorso gennaio a OIG24 Marco Ferracin di SAFE-Hub delle Economie Circolari. L’Europa e l’Italia sono piene di bravi imprenditori, che di fronte a un trend di mercato evidente non hanno bisogno di sovvenzioni miliardarie per essere convinti ad investire. Nel circuito di riferimento di SAFE-hub delle Economie circolari, ad esempio, abbiamo tre imprese che per raggiungere questo obiettivo hanno messo in campo importanti investimenti tecnologici. Si tratta di Seval Group e Stena Group che in Italia sono importanti punti di riferimento per il riciclo dei RAEE, e di Midac Batteries, azienda leader nella produzione di batterie ubicata a Soave, in provincia di Verona, che produce batterie di avviamento, di trazione e stazionarie con tecnologie al piombo e al litio”.
Peso totale dei rifiuti di batterie generati in EU-27, UK, Svizzera e Norvegia 2010–2050 raggruppati per composizione chimica (NMC: nickel manganese cobalt; NCA: nickel cobalt aluminium; LFP: lithium iron phosphate; LMO: lithium manganese oxide; LCO: lithium cobalt oxide; NiCd: nickel-cadmium; NiMH: nickel–metal hydride; Primary: non-rechargeable (alkaline, Zinc-, Silver- and Lithium-based portable batteries); PbA: lead-acid)







